I conti non tornano

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chiara

Oggi la bilancia pesa dal lato sbagliato e continuiamo a risalirci su sperando che il problema sia tecnico; i conti non tornano, spendiamo troppo e cambiamo strategie commerciali; siamo a fine mese e sulla lista della spesa iniziamo ad immaginare la parola fame; ripensiamo ai tagli fatti per spostare le risorse sui rami giovani, alle strategie applicate per elaborare i numerosi lutti aziendali degli ultimi anni, ma le perdite non hanno ritorni adeguati e pensiamo che avremmo dovuto fare diversamente; l’equilibrio è stabile affinché ogni mattina la macchina riparta, la ricarica ha un costo elevato, ‘uau, oggi è andata meglio’ ma si è consumata la speranza, chi vedrà i frutti di questo enorme sacrificio?

La sofferenza diventa cronica, l’attivazione positiva è saltata. Le stimolazioni diventano troppe, distress. Come è complessa la mente umana, piena di circuiti neuronali ricoperti di mielina, e i messaggi camminano, talvolta internamente, altre volte fuori dal neurone.

I neurotrasmettori si lanciano negli spazi sinaptici… davvero per breve tempo, per correre subito sul nuovo neurone attraverso quel ramo che è più adatto, quello con i captatori giusti. Milioni e milioni di neuroni, eccitatori e inibitori, si intrecciano, si incontrano, si adattano; vengono immaginati come un albero pieno di rami, ognuno dei quali è una nuova esperienza o un nuovo apprendimento, oppure vengono rappresentati come una rete piena di nodini.

Sul neurone i cosiddetti nodi si chiamano di ‘Ranvier’, il nome di colui che fu il primo a vederli. A cosa servono questi nodi e perché sono preziosi? All’altezza di questi nodi manca la mielina allora il neurotrasmettitore farà un salto e il messaggio, saltando di nodo in nodo correrà più veloce.

Mamma Francesca si domanda chi è stato, invece, il primo a vedere un cervello vivo e a videoregistrarlo? La domanda andava rivolta all’insegnante di Psicologia del pensiero… primo anno di università.

La prof prima identificò l’area cerebrale addetta a fare una scelta (peninsula?), poi spiegò come una persona sceglie se fare un investimento oppure no, alla fine mise in schermo gigante il video del cervello di un pesciolino: avevano iniettato al suo interno un liquido fluorescente.

La classe intera rimase incantata davanti a milioni di piccole luci in eterno movimento, che si accendevano e si spegnevano, e che camminavano su reti invisibili intrecciate come i rami di un grande albero – lacrimuccia – “che spettacolo!!! la vera immagine delle reti neurali… un albero di Natale?” mamma Francesca, vorrebbe non avere interrotto gli studi a metà.

Corre in negozio, è in leggero ritardo, e pensa piena di energia quando da bambina si sentiva allo stesso modo, positiva e curiosa, verso le novità. (libere associazioni) Un barlume, poi un ricordo: …una tovaglia bellissima, tutta colorata, piena di disegni complicati… è puro cotone, una roba semplice, allegra e fresca, adatta ad un tavolone di campagna. La tovaglia si è stracciata, proprio nel mezzo – forse l’uso, forse il tempo – qualunque riparazione è visibile! …ed ecco che appare una ricamatrice sconosciuta, luminosa, piccolina, dolce, con due occhi penetranti e si offre di fare un ricamo.

Non durerà poco, ci vorrà tanto lavoro, necessiterà la collaborazione di tutti, grandi e piccini. Durato a lungo, l’intrecciare i fili nella tela riportò alla mente delle persone, che abitavano la casa, tutte le vicende vissute: i pranzi con i nonni, i tè nei pomeriggi invernali, le risate, i pianti con i compagni di studi, i fidanzatini cresciuti come figli, tutti gli amici che avevano goduto di quel calore… rievocò alla mente le feste di compleanno, i capodanni meravigliosi, i litigi inutili, le tensioni di gruppo, i più alti ideali raccontati da grandi uomini e ascoltati con la stessa intensità delle loro esperienze.

Più ci si riuniva, più si dialogava, più si ricordava, più si meditava, più si comprendeva… ed il ricamo andava avanti – fili e nodi, una rete – e la tela si trasformava, la tovaglia cresceva… in dimensione, in bellezza, in dedizione artistica…

Non si trattava più di un recupero, non era più un ricordo nostalgico, non una storia del passato ma una nuova, maestosa, dettagliata, unica al mondo, opera d’arte. La creazione partorita dall’Amore di tutti quelli che – anche una sola volta – avevano partecipato a pranzi rituali, ai pianti collettivi, alla preghiere disperate, alle feste meravigliose… ‘Così vorrei rappresentarmi l’inverno che si avvicina’.

Chiara Tuccillo, 5 ottobre 2022

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