Economia e Logistica

Heathrow decolla: 48 miliardi di sterline e la terza pista

Il principale hub aeroportuale del Regno Unito approva un mega progetto di sviluppo che consentirà di gestire 150 milioni di passeggeri. Soldi solo dai privati

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Heathrow e l’aeroporto per eccellenza, porta di ingresso nel Regno Unito e specialmente Londra che ancora oggi, nonostante la fragilità politica manifestata dai Premier che si sono succeduti negli ultimi anni a Downing Street, rimane un riferimento, azzoppato e in parte invaso, dell’Occidente. Un tempo gestito dalla British Airport, oggi è totalmente in mano a investitori privati, con una maggioranza di fondi arabi e cinesi. E proprio in questi giorni la Heathrow Airport Holdings Limited che ha come primo azionista il Fondo francese di private equity Ardian (controllato dal management e dal gruppo Axa), ha scagliato due vere e proprie bombe sul mercato dell’offerta aeroportuale mondiale. Da un lato un investimento di 10 miliardi di sterline, dall’altro, la costruzione della terza pista (del costo di 21 miliardi di sterline) che consentirà al principale aeroporto londinese di servire fino a 150 milioni di passeggeri (contro gli attuali 89 milioni) su 756.000 voli all’anno, riducendo le tariffe grazie a proprio alla maggiore competitività garantita dalla massa critica.

Il tutto senza utilizzare un solo penny di soldi pubblici, ma attuando un massiccio piano di private financing e project financing. Se il piano, presentato ufficialmente nei giorni scorsi,  riceverà un riscontro positivo dal governo britannico entro settembre, teoricamente la terza pista — di cui si parla da oltre 40 anni — potrebbe finalmente diventare realtà entro il prossimo decennio.

Terza pista attesa da 40 anni

Il progetto del nuovo Heathrow comprende:

  • Una pista nord-occidentale fino a 3.500 metri sulla base di un progetto che è già stato avvallato dal Parlamento
  • Un aumento della capacità per gestire fino a 756.000 voli e 150 milioni di passeggeri all’anno e almeno 30 nuove destinazioni
  • Un nuovo terminal denominato “T5X”, l’espansione del Terminal 2 e tre nuovi terminal satelliti

L’investimento si articola in tre elementi principali:

  • 21 miliardi di sterline per la nuova pista e le infrastrutture aeroportuali
  • 12 miliardi per nuove capacità di terminal e aree di sosta, incluso il nuovo T5X
  • 15 miliardi per la modernizzazione dell’aeroporto esistente tramite l’espansione del Terminal 2 e la chiusura definitiva del Terminal 3

Una terza pista e le infrastrutture di supporto potrebbero essere pronte entro il 2034, mentre l’intero investimento in tutti i terminal avrebbe tempi piu’ lunghi.

I vertici della holding che possiede il 100% delle azioni di Heathrow hanno sottolineato come il maxi investimento sia garantito da un quadro regolatorio che consente il decollo di grandi infrastrutture, senza intoppi di tipo burocratico.

Il piano di sviluppo prevede anche  un potenziamento della capacità ferroviaria e percorsi pedonali e ciclabili, per ridurre l’impatto locale e ambientale. Un nuovo tunnel stradale, due nuovi svincoli dedicati e miglioramenti alla stazione di autobus e pullman più trafficata del Regno Unito renderanno più facile raggiungere l’aeroporto.

Francesi, Fondi arabi, australiani e cinesi

La holding si è ampiamente coperta anche dal punto di vista ambientale e ambientalista, confermando l’impegno a raggiungere le zero emissioni nette entro il 2050, e abbattendo anche i livelli di rumore. L’aeroporto che ha già ridotto le emissioni di carbonio dei voli di circa il 10% dal 2019, e quelle a terra del 15% ha abbattuto “l’impronta sonora” del 41% dal 2006 e tutti i monitoraggi della qualità dell’aria intorno all’aeroporto rispettano i limiti previsti.

Il progetto finanziato al 100% da capitali privati, contribuirebbe per lo 0,43% al PIL del Regno Unito, con il 60% del beneficio distribuito fuori da Londra e dal Sud-Est, e aumenterebbe del 50% il valore dell’aeroporto più importante del Paese.

Interessante scorrere l’elenco degli azionisti della Heathrow Airport Holdings Limited. La quota maggiore è in mano al fondo di private equity francese Ardian con il 32,6% delle azioni.  Ma seguire due azionisti arabi, La Qatar Investment Authority che detiene il 20% e il Fondo sovrano saudita PIF con il 15%. GIC (Singapore sovereign fund) detiene circa il 11,20%; Australian Retirement Trust possiede circa l’11,18%, mentre China Investment Corporation (CIC)ha una quota di circa il 10% e il gruppo spagnolo Ferrrovial che in molti continuano a individuare come principale shareholder è sceso dal 25% al 5,25%.

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