
Sinner sta a Gioia Tauro come Alcaraz sta a Anversa. Il paragone è iconoclasta e ovviamente i due campioni di tennis meritano ben altro rispetto e ben altri confronti. Ma tant’è risultava sfizioso perché anche i due porti, quello calabrese e quello belga sono impegnati ormai da anni in un testa a testa per la conquista di un primato mondiale, quello di porto re della cocaina.
E Gioia Tauro proprio in queste ore ha vinto un nuovo Slam, forse tornando a capeggiare la classifica. Il tutto grazie a un carico di 400 chili di cocaina purissima, che in questo caso è stata scovata dai sommozzatori, non in un container ma direttamente nella chiglia di una nave portacontainer. Operazione non facile che presuppone (e altro non potrebbe essere) una organizzazione tecnicamente ben preparata sia nel porto di arrivo che in quello di partenza. Il valore del carico si aggirerebbe sui 60 milioni di euro e questo sequestro fa seguito a quello di un container, anche questo imbottito come un panino di cocaina destinata al mercato mediorientale e proveniente dalle Americhe.
Ma per Gioia Tauro rischia di non essere l’unico primato. Secondo i sindacati lo scalo dove i container vengono trasbordati da una nave all’altra ha conquistato anche una notorietà internazionale per il traffico di armi che – per le organizzazioni sindacali – sono destinati a tutti i principali Paesi del Medio Orieente, primo fra tutti Israele.
Ma per non farsi mancare nulla una parte di quelle armi “da guerra”, nonostante i controlli serrati attuati dalla guardia di Finanza, restano in zona in un momento in cui proprio sul controllo delle armi, starebbe per scoppiare (come riferiscono i media calabresi) una vera e propria guerra di mafia.
Ciò dopo che i patti firmati anni addietro specie in tema di spartizioni del mercato della droga sarebbero stati stracciati dagli attuali leader delle principali famiglie della ndrangheta, con cosche come quella dei Molè impegnata in una vera e propria politica di riarmo. La DDA di Reggio Calabria e la Guardia di finanza hanno scoperto in questi giorni un vero e proprio supermarket delle armi, che rende ogni giorno più probabile l’esplosione di un conflitto fra cosche.
Con conseguenze sulla Piana di Gioia Tauro, ma anche inevitabilmente sulle attività del porto… master in cocaina.
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