
Cosa si è rotto? E’ del tutto casuale che, nel silenzio pressochè assoluto dei media, la Marina militare Usa affondi in poco più di un mese 7 navi, uccidendo una settantina di trafficanti di droga e schieri davanti alle coste del Venezuela la sua più importante portaerei, facendo circolare la voce secondo cui sarebbero stati individuati all’interno del Venezuela insediamenti anche militari strategici per il traffico di cocaina, in gran parte proveniente dalla Colombia? E’ del tutto casuale che ciò accada quasi in contemporanea con il raid della polizia di Rio de Janeiro nelle favelas, che ha “ufficialmente” aperto la caccia ai trafficanti di droga con una carneficina in una sola notte più di 130 persone?
Cosa si è rotto in quegli equilibri grigi che hanno consentito al traffico di droga di prosperare sino a diventare attività economica preponderante di interi Stati e probabilmente ad alimentare i profitti di colossi dell’economia mondiale, protetti da paraventi impenetrabili?
E’ la domanda che sorge spontanea anche dopo una pronuncia, credibile per quanto credibile possa essere ancora l’attività delle Nazioni Unite, con cui il Palazzo di Vetro ha formalmente invitato gli Stati Uniti di America a cessare gli attacchi alle navi che si è trasformata in una esecuzione di drug dealers mirata ed extra giudiziale, effettuata in acque internazionali.
Sull’ultima nave affondata, si trovavano 11 membri del gruppo venezuelano “Tren de Aragua”, classificato da Washington come “organizzazione terroristica straniera”, uccisi nell’attacco delle forze militari statunitensi nel Mar dei Caraibi. Lo ha annunciato poco fa lo stesso Trump sul suo account ufficiale di Truth, fornendo ulteriori dettagli sull’operazione. Il presidente americano ha aggiunto che il gruppo “è un’organizzazione terroristica straniera operante sotto il controllo di Nicolás Maduro, responsabile di omicidi di massa, traffico di droga e di esseri umani, nonché di atti di violenza e terrorismo negli Stati Uniti e nell’emisfero occidentale”.
In queste ore si parla di imminenti attacchi Usa al Venezuela, di Maduro che chiede aiuto a Russia e Cina, ma proprio nelle coincidenze temporali degli attacchi alle centrali del narco-traffico resta qualcosa di non chiaro.
Il video pubblicato da Trump sul suo account Truth Social mostra un’imbarcazione monitorata e poi colpita da un missile. Dall’agosto scorso, gli Stati Uniti hanno dispiegato otto navi da guerra con missili e un sottomarino nucleare nei pressi del Venezuela per contrastare il traffico di droga.
Il 14 ottobre, la Guardia Costiera degli Stati Uniti aveva annunciato di aver sequestrato oltre 45.000 chilogrammi (più di 100.000 libbre) di cocaina nell’Oceano Pacifico orientale dall’inizio dell’Operazione Pacific Viper a inizio agosto, con una media di oltre 725 chilogrammi intercettati al giorno. I sequestri sono stati il risultato di 34 intercettazioni e dell’arresto di 86 individui sospettati di narcotraffico. Ma – secondo la Casa Bianca – la Guardia Costiera non è più un deterrente sufficiente in quello che è stato definito un “conflitto armato” contro i narcotrafficanti.
Per altro questo conflitto, secondo voci insistenti, potrebbe riguardare presto anche il Messico diventato negli ultimi mesi produttore principe del Fentanyl, la letale droga sintetica che ha invaso le città americane. «Questi cartelli – ha affermato in una nota l’amministrazione Usa per voce del Segretario della Guerra, Pete Hegseth – sono l’Al Qaeda dell’emisfero occidentale: usano violenza, omicidio e terrorismo per imporre la loro volontà, minacciare la nostra sicurezza nazionale e avvelenare il nostro popolo».
E il fatto che le operazioni della US Navy siano state estese anche alla costa orientale del Pacifico, renderebbe più fragile l’interpretazione dei media circa una volontà di entrare in conflitto diretto con il Venezuela.
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