Al Jolani punta sui porti per inventare una Siria dal volto buono

Mega investimenti (in particolare francesi) sugli scali marittimi di Tartous e Lattakia. E anche per Beirut Parigi pronta a investire direttamente sulle banchine

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Siria Al Jolani

Più che l’amor potè il digiuno. Il dantesco dramma del Conte Ugolino, ha un vasto campo di applicazione. E il Medio Oriente, ricco di Paesi che non sono mai scesi in piazza, neppure una singola volta, per dimostrare a favore dei palestinesi e di Gaza, sembrerebbe prestarsi alla perfezione per la similitudine più recente con i versi della Divina Commedia, in un adattamento economico e finanziario (come quello proposto dagli accordi di Abramo). Più che la Jihad potè il dollaro, o l’Euro.

Infatti mentre l’attenzione del mondo continua a concentrarsi sul tragico epilogo di quanto innescato con il pogrom del 7 di ottobre, il business della ricostruzione e la prevalenza del futuro sul passato, sta provocando una rinascita, spesso ignorata dai media occidentali, eccitati dal sacro fuoco del moschetto e della polvere da sparo.

E’ il caso della Siria, dove un governo, quello guidato da Abu Mohammed Al Jolani, (oggi premier, ieri simpatizzante di Bin Laden, Al Bagdadi, Al Queda e Isis) ha scelto i porti come strumento per attestare la sua buona fede di leader ispirato da Adamo Smith più che dai tagliagole islamici, scoprendo anche lui che la “ricchezza delle nazioni” arriva dal mare.

La Siria ha deciso di rimuovere le prime macerie di anni di guerra civile proprio dalle banchine dei porti di Tartous e Lattakia, un tempo scali strategici per la penetrazione nel Medio Oriente.

Il governo siriano e DP World hanno firmato un memorandum d’intesa del valore di 800 milioni di dollari per sviluppare il porto siriano di Tartous. L’accordo prevede lo sviluppo, la gestione e l’operatività di un terminal multifunzionale e include la cooperazione internazionale per la creazione di zone industriali e di libero scambio. Poco da stupirsi visto che Al Jolani, nella versione in giacca e cravatta, ha anche preannunciato la volontà di condurre la Siria all’interno degli Accordi di Abramo, nei quali figura anche l’odiato vicino di casa, Israele. E che insieme con l’accordo per attrarre investimenti stranieri per rilanciare la sua economia in difficoltà Damasco ha anche ottenuto l’impegno del presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato l’intenzione di revocare le sanzioni alla Siria.

Ma l’intesa per Tartous segue quella per l’altro porto siriano, quello di Latakia: all’inizio di questo mese, il gruppo francese (a guida libanese) CMA CGM ha firmato un accordo trentennale con il governo siriano per lo sviluppo del porto di Latakia, che prevede la costruzione di un nuovo attracco e l’investimento di 260 milioni di dollari per potenziare il principale porto siriano. CMA CGM opera a Latakia dal 2009 e lo scalo è la principale porta marittima della Siria. CMA CGM ha iniziato a gestire il terminal container di Latakia nel 2009, sotto il governo dell’ormai destituito leader siriano Bashar al-Assad. Il contratto è stato recentemente rinnovato nell’ottobre 2024, sempre sotto Assad, per altri 30 anni.

E sempre all’insegna del più che l’amore potè il digiuno, CMA CGM si è impegnata entro il 2029 a costruire nel porto di Latakia sarà costruito un nuovo molo con specifiche standard internazionali, lungo 1,5 chilometri e profondo 17 metri, con un valore di investimento di 200 milioni di euro. Come dire, una base ideale per le grandi navi portacontainer.

E longa manus francese anche su Beirut, altro porto strategico per il Medio Oriente, dove nonostante la drammatica esplosione del 2020 (200 morti e un impatto simile a una scossa di terremoto del 4,5 Scala Richter) si è continuato a lavorare più o meno regolarmente. Ora le società di ingegneria francesi Artelia ed Egis hanno presentato un piano di ricostruzione e riorganizzazione del porto libanese di Beirut, che comprende l’intera area portuale, escluso il terminal container. Terminal del quale nel 2022, CMA Terminals, una società interamente controllata dal Gruppo CMA CGM, si è aggiudicata la gara per la gestione, l’esercizio e la manutenzione per un periodo di 10 anni.

Ora il nuovo progetto finanziato direttamente dal Ministero dell’Economia francese e dal porto di Marsiglia prevede la ricostruzione delle banchine danneggiate, l’ottimizzazione del flusso di traffico attraverso un layout portuale ridisegnato e la transizione della struttura all’energia solare, sfruttando l’esperienza del fornitore di energia francese EDF. La valutazione della sicurezza del progetto è stata effettuata dall’agenzia pubblica francese Expertise France.

Il Libano dovrebbe trovare sui mercati le risorse per un totale di 50-100 milioni di dollari attraverso un’operazione di project finance.

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