Una flotta pirata di piu’ di 500 navi con bandiere farlocche

Dopo la dark fleet che aggira le sanzioni, l'Onu versione mare denuncia l'esistenza di registri a tutti gli effetti falsi, specie in Africa

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petroliera

Da anni ormai si parla della dark fleet, una flotta di navi fantasma con le quali la Russia e in parte l’Iran, paesi sotto sanzioni, trasportano petrolio e gas, spesso effettuando rischiosissime operazioni di trasbordo in mare aperto di carichi altamente inquinanti, da una nave fantasma a una nave battente bandiera conosciuta e ritenuta in regola. Da anni sono fioriti anche registri di classificazione delle navi a dir poco anomali, in particolare nell’Africa subsahariana (in Paesi che non sono bagnati dal mare) o nell’Asia centrale.

Ma la notizia rilanciata oggi dalla rivista Splash che ha riproposto un report rilasciato dal segretariato dell’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) è a dir poco clamorosa: nei mari del mondo e sulle rotte più trafficate dell’interscambio di merci ed energia, navigano 529 navi battenti bandiere false; non bandiere di Paesi sospetti o bandiere di convenienza: bandiere false, che sventolano a poppa di navi iscritte con documenti falsi a registri di immatricolazione altrettanto falsi. Una truffa…a mare aperto, che l’Imo, con la lentezza tipica di tutto ciò che dipende dalle Nazioni Unite, sarà al centro dell’agenda della riunione del sottocomitato legale di marzo.

In una nota diffusa in vista della sessione LEG 113, il segretariato ha dichiarato che il numero di navi con falsa bandiera è aumentato rispetto in modo esponenziale e che 356 di tali unità non risultano classificate da alcuna società di classificazione. L’elenco, compilato con verifica di S&P Global e pubblicato attraverso la piattaforma GISIS dell’IMO, suddivide il fenomeno per presunto Stato di bandiera e tipologia di nave, evidenziando come la truffa attraversi trasversalmente le onde riguardando riguardi petroliere, bulk carrier, portacontainer e imbarcazioni di minori dimensioni.

Il rapporto riporta segnalazioni e comunicazioni provenienti da governi e operatori del settore in tutto il mondo. I Paesi Bassi hanno segnalato due siti web fraudolenti che dichiaravano di rilasciare certificati di Sint Maarten; 17 navi sono state confermate come battenti falsamente bandiera di Sint Maarten. La Francia ha denunciato una falsa pagina dell’amministrazione marittima per l’Isola Matthew, sebbene non siano state identificate navi coinvolte. Il Malawi, Paese senza sbocco al mare, ha scoperto un falso Registro Navale del Malawi, ha denunciato la frode all’INTERPOL e ha visto il numero di navi con falsa bandiera passare da 27 nel settembre 2025 a otto al momento del rapporto.

Quelle petroliere che navigano nel deserto

Timor-Leste e Lesotho hanno entrambi informato l’IMO di non gestire registri internazionali dopo l’emersione di pagine e certificati fraudolenti. Il Regno Unito ha segnalato casi legati all’uso improprio di numeri MMSI delle Bermuda da parte di navi che si dichiaravano pescherecci commerciali, in violazione della normativa bermudiana. Il Benin ha scoperto un sito web falso dell’amministrazione marittima e inizialmente ha segnalato 33 navi con falsa bandiera, numero poi sceso a 13 dopo ulteriori verifiche. Il Gambia ha effettuato una revisione del registro che ha comportato la cancellazione di 72 navi e ha imposto una moratoria sulle nuove registrazioni dopo aver scoperto certificati falsificati.

Altre segnalazioni hanno rivelato improvvise trasmissioni AIS recanti dati del Botswana, nonostante il Paese non gestisca un registro (17 false bandiere del Botswana), certificati fraudolenti per crew boat collegati al Mali (17 false bandiere del Mali) e una pretesa, poi smentita, secondo cui un Alfa Register of Shipping sarebbe stato autorizzato dalla Guinea – circostanza negata dal governo; 39 navi sono risultate battenti falsa bandiera della Guinea. Il registro  di Tonga è stato chiuso nel 2002, pertanto le navi straniere che utilizzano la bandiera tongana devono essere considerate apolidi ai sensi del diritto internazionale e comunque sono 13 le petroliere immatricolate sotto questo… registro che non c’è. Le Comore presentano un quadro complesso con molteplici pagine web e certificati falsificati; dopo le verifiche, 83 navi risultano ancora registrate come battenti in modo fraudolento bandiera delle Comore.

La tabella del segretariato mostra inoltre numeri significativi di false bandiere attribuite alla Guyana (74), ad Aruba (35), a Curaçao (32) e a una lunga serie di altri Stati e territori.

Le false bandiere sono ormai una costante da Vanuatu fino a Zimbabwe e Madagascar.

E incominciano a essere molti a chiedersi come sia possibile che ciò accada. I meccanismi per aggirare le sanzioni, la navigazione in aree a rischio, la frode marittima (endemica nel settore) assicurano guadagni straordinari a funzionari corrotti, nei Paesi in cui questi registri, spesso su spinta iniziale dei Paesi sanzionati, sono stati fondati per poi estinguersi. La magnitudo dei profitti illeciti incide anche sui controlli sulla sicurezza, sulla prevenzione dell’inquinamento, sulle condizioni di arruolamento degli equipaggi.

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