“Ha la mano calda”. Così a un tavolo di poker veniva indicato chi da mani e mani di partita usciva sempre vincente, quasi invitando gli altri a non sfidarlo anche sui potenziali bluff. Nella partita relative alle nomine dei nuovi presidenti di 14 porti italiani, la mano calda sembra proprio non esistere. Anzi sembra una di quelle classiche serate in cui sarebbe consigliabile alzarsi dal tavolo, andarsi a prendere un drink e tornare a prendere le carte in mano dopo un’oretta o due.
E così nei fatti potrebbe accadere visto che complice la pausa estiva del Parlamento le nuove nomine, o i tentativi di nomina, dovrebbero slittare alla seconda metà di settembre per ottenere l’obbligatorio parere delle Commissioni Trasporti di Camera e Senato, una volta incassato (ma anche in questo caso molti porti sono ancora in alto mare) il via libera da parte del presidente della Regione territorialmente competente.
Mentre solo Genova e Savona, ovvero l’Autorità di sistema portuale del Mare ligure occidentale (approfittiamo per invitare una volta di più il ministro Salvini e il suo vice Rixi a cancellare queste denominazioni impraticabili sul mercato internazionale e decise in un momento di evidente calura estiva dal gabinetto dell’allora ministro Del Rio) possono vantare un Presidente insediato e con pieni poteri, Matteo Paroli, chiamato in questi giorni a completare la sua squadra (a partire dal Segretario generale), per tutti gli 13 scali del Paese manca ancora qualche passaggio. E per alcuni ben più di un passaggio grazie a scelte che hanno e stanno alimentando più polemiche che consensi, più ironia che convinzione.
Se già avevano fatto scalpore le battute relative alla loro competenza professionale (prevista per legge) da che i candidati presidenti avevano rilasciato (dal “ho la patente nautica” del commissario scelto per Taranto, il Sindaco di Castellaneta e già presidente della Provincia, Giovanni Gugliotti, al “nel porto sono venuta in gita scolastica” della possibile candidata a Palermo, l’ex eurodeputata Annalisa Tardino), adesso il mirino è puntato su Domenico Bagalà, nominato commissario dei porti sardi. Bagalà ha un antico curriculum ai vertici del gruppo Contship come Ad di Medcenter Container terminal nel porto di Gioia Tauro, un periodo a Tangeri e quindi alcuni mesi nel porto industriale di Cagliari. Ma… esiste sempre un ma: Bagalà manca da circa dieci anni dal settore portuale dopo essere uscito da Contship in dissenso con la allora Ceo del gruppo italo-tedesco, Cecilia Batistello. E in questi anni si è occupato di altro, assumendo la gestione del villaggio turistico di lusso, Forte Village di Villasimius. Neanche a dirlo: le polemiche, fra ombrelloni e gru, sono dietro l’angolo.
A settembre si vedrà. Oltre alle nomine teoricamente tranquille, a quelle a rischio ricorso, dovrà essere risolto il caso Trieste e dovrà essere compiuta una scelta anche per Palermo in un panorama che potrebbe rischiare scivoloso anche per alcuni candidati sui quali sono già state sollevate perplessità sulle competenze minime e sui conflitti di interesse.
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


