Economia e Logistica

Microchip e Ai: in Israele la punta di diamante per la ricerca di Nvidia

Quindicimila giovani ricercatori nel piu' grande hub R&D fuori dagli Usa. Anche il mercato immobiliare non ha paura dei missili e scommette su Tel Aviv

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Fra ottobre 2023 e ottobre 2024 più di 26.000 fra razzi e messili lanciati su Israele; ma anche negli anni precedenti numeri simili. Da ottobre a oggi più di 600 missili balistici iraniani, 360 razzi da Hezbollah, un numero incalcolabile di missili, razzi e droni da Gaza.

Un paese distrutto? Per altro nel silenzio totale della comunità internazionale cieca e sorda sugli attacchi a Israele ma anche capace di dimenticare in fretta il 7 ottobre, a onta del recente rapporto del Dinah Project che conferma gli stupri di massa perpetrati nel kibbutz attaccati da Hamas come parte di una strategia decisa a tavolino.

E invece no. Israele non è un Paese in ginocchio, distrutto. Due dati che potranno fare rabbia alle orde di antisemiti e pro-pal, ma che testimoniano quanto le radici dell’odio attecchiscano nella mediocrità.

Il primo dato riguarda l’azienda informatica statunitense Nvidia, unica ad aver superato il tetto dei 4mila miliardi di dollari, infrangendo il precedente record di 3.900 miliardi di dollari, fissato da Apple e diventando quindi la società con il più alto valore in borsa al mondo. Ebbene Nvidia, che detiene il 90 per cento circa del mercato dei microchip usati per l’intelligenza artificiale, ha deciso in queste ore di impiantare in Israele (non in Europa, non nei Paesi arabi, non in Cina) il suo più importante polo tecnologico, realizzando un campus di 30 acri, e triplicando la sua forza di lavoro. Attualmente Nvidia impiega già 5000 persone nel suo centro di ricerca e sviluppo, che  è il più grande hub dell’azienda al di fuori degli stati Uniti e la maggioranza degli occupati è stata formata nelle università israeliane..

E sempre in Israele Nvidia, che essenzialmente cerca cervelli e si prepara a una massiccia campagna di assunzioni, ha svelato un investimento di 500 milioni di dollari per la costruzione di un centro dati all’avanguardia. Il complesso, che coprirà 10.000 metri quadrati, sarà il più grande data center privato in Israele e sarà progettato per uso esclusivo da parte di Nvidia. L’azienda sta inoltre sfruttando il supercomputer Israel-1, costruito proprio in Israele, che si posiziona al 34° posto a livello mondiale per potenza di calcolo.

Case a Tel Aviv piu’ care che a Parigi e Berlino

La seconda notizia è apparentemente più banale, ma l’effetto choc è pari se non superiore specie per chi invoca “dal mare al fiume”. I prezzi immobiliari a Tel Aviv sono saliti negli ultimi mesi di un ulteriore 11,2% e Tel Aviv ha sorpassato metropoli come Parigi o Berlino, occupando l’ottava posizione al mondo per costo delle abitazioni.

Con un prezzo medio di 18.469 dollari al metro quadro, il rapporto “Mapping the World’s Prices” della Deutsche Bank colloca Tel Aviv dietro Hong Kong (25.946 $/mq), Zurigo (23.938 $), Singapore (22.955 $), Seul (22.875 $), Ginevra (21.491 $), Londra (20.953 $) e New York (18.532 $). Il posizionamento di Israele è attribuito al fatto di essere “la capitale di un paese piccolo ma densamente popolato, con rigide normative urbanistiche e, più recentemente, un settore tecnologico in piena espansione.”

A marzo 2025, il prezzo medio di un appartamento a Tel Aviv ha raggiunto i 4,82 milioni di shekel, con un prezzo medio al metro quadro pari a 59.200 shekel (oltre 15.300 euro) segnando un aumento annuo del 12,8%. Ciò significa che una proprietà media costa oltre 15 volte lo stipendio medio israeliano.

La Deutsche Bank ha sottolineato che i prezzi a Tel Aviv sono aumentati del 110% dal 2012, quando il costo medio era di 8.795 $ al metro quadro. Gli acquirenti stranieri continuano a far salire i prezzi del segmento lusso, rappresentando il 53% delle transazioni ultra-lusso sopra i 10 milioni di shekel (2,6 milioni di euro). Le politiche fiscali del governo hanno aggravato la situazione: l’IVA sulle nuove abitazioni è salita al 18%, le tasse municipali sono aumentate in media del 5% (con un +12% specifico per Tel Aviv), e le tasse sulle plusvalenze stanno crescendo per i venditori con redditi più elevati.

Ed esiste un rovescio della medaglia. La domanda nazionale per l’acquisto di nuove case è letteralmente in picchiata, e i riflessi negativa di un altissimo costo della vita, mettono in crisi le piccole imprese e quindi i simboli della start up nation.

 

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