Economia e Logistica

EFFETTO VENEZUELA

Panama: “illegali” le concessioni cinesi nei porti del Canale

Dopo il Venezuela arriva la bordata: la Corte suprema panamense scopre dopo anni "gravi irregolarità" di CK Hutchison

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Per una volta lo possiamo affermare. Avevamo ragione. Lo avevamo detto e essendo voce unica non ci era stato dato molto credito. Avevamo scritto che dietro all’operazione Venezuela non c’era il vischioso e pesante petrolio piu’ vicino al bitume che alla benzina, bensi’ una manovra accerchiante finalizzata alla riconquista del controllo totale sul Canale di Panama, insieme con Suez, via d’acqua strategica del commercio mondiale. Nelle ore immediatamente successive al blitz di Caracas, le visite alla Casa Bianca delle missioni diplomatiche ad altissimo livello di Paesi sudamericani e centroamericani avevano fatto emergere un’unica verità: “Abbiamo capito che nono state scherzando, diteci cosa fare e come allinearci”.

Fra Nicaragua e Bolivia, fra Colombia e Venezuela, il Canale di Panama: anni di sottovalutazione americana del peso strategico della marittimità avevano consentito finisse indirettamente sotto controllo cinese. Con i due porti in Pacifico e in Atlantico affidati in concessione a quella di CK Hutchison, che un tempo, quando ancora si chiamava Hutchison Wampoa, era un player indipendente della portualità mondiale e annoverata come una delle piu’ importanti multinazionali della portualità mondiale ma che – secondo l’amministrazione Trump – oggi è sempre piu’ condizionata e legata al volere di Pechino.

Gli Stati Uniti, seguendo una strategia prettamente commerciale, avevano messo in campo due alleati di eccellenza: da un lato, uno dei colossi finanziari americani, Blackrock, dall’altro il numero uno mondiale dei container e amico fidato, la MSC di Gianluigi Aponte, affinchè acquisissero il controllo di CK Hutchison, comprandone le quote e quindi diventando proprietari di tutta la rete di porti da questa detenuta, oppure, in alternativa, quei terminal nei porto di Cristobal e di Balboa alle imboccature del Canale che nei fatti erano e sono troppo vicine alla Repubblica popolare cinese. La trattativa sembrava fatta, ma il Dragone si era risvegliato congelandola.

E ora, dopo aver affermato che specie in Centro America, gli Usa devono giocare in casa, la svolta: la Corte Suprema di Panama ha messo in discussione la concessione della Panama Ports Company (PPC), società di punta di CK Hutchison, dichiarando incostituzionale il contratto del gruppo di Hong Kong per la gestione dei terminal alle due estremità del Canale di Panama.

In una breve dichiarazione la Corte ha annullato l’estensione di 25 anni concessa a PPC nel 2021, a seguito di un audit del controllore generale di Panama che ha segnalato gravi irregolarità sia nel contratto originario del 1997 sia nel suo rinnovo. Audit  che ha individuato somme non versate, errori contabili e persino una concessione “fantasma” operativa all’interno dei porti dal 2015 con  perdite di entrate per lo Stato pari a circa 300 milioni di dollari dall’estensione e a 1,2 miliardi di dollari nell’arco dei 25 anni del contratto originario. Secondo la presa di posizione panamense il rinnovo sarebbe stato concesso senza la necessaria approvazione dell’Ufficio competente.

Ovviamente Panama Ports Company ha respinto le accuse preparandosi a difendere con le unghie e con i denti i terminal di Balboa e Cristóbal nodi fondamentali, adiacenti al canale, per i servizi di trasbordo e smistamento. In una nota, PPC ha dichiarato che la decisione della corte è incoerente con il quadro giuridico alla base delle sue operazioni a Balboa e Cristóbal. L’azienda ha chiesto coordinamento con il governo per evitare interruzioni e tutelare la concessione, riservandosi tutte le opzioni legali. Ma il precedente Caracas pesa anche nelle aule dei tribunali panamensi oltre che nei Palazzi del governo.

 

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