in

Non ci stanchiamo mai di raccontare quello che è il covid 19

Non ci stanchiamo mai di raccontare quello che è il covid 19
Non ci stanchiamo mai di raccontare quello che è il covid 19

Dimensioni testo

Ora che leggete questo articolo penserete che è l’ennesimo che parla del Covid19, magari l’ennesimo articolo che descrive la sofferenza, la solitudine, l’angoscia, la paura, lo smarrimento, il dolore fisico e mentale che sono i sentimenti che provoca questo maledetto virus a chi ha la sfortuna di conoscerlo e la grande fortuna di poterlo poi raccontare.

Come Roberto Giujusa  che ci racconta attraverso questa emozionante testimonianza  come cambia in pochi giorni la prospettiva di vita, mentre si è attaccati a fili e tubi chiusi con la testa dentro ad un casco, dove i giorni sono interminabili  e ci racconta quanto profonda sia l’umanità,  la dedizione, la professionalità di chi ha in mano la tua vita…perché di questo si tratta.

Sono diversi gli step a cui si va incontro quando hai a che fare con questa bestia, questo nemico invisibile che ti attacca alle spalle e tu che ne sei la sua vittima lo comprendi purtroppo soltanto dopo, quando iniziano i primi sintomi, nell’immediato ti rifugi nella speranza che si tratti di una normale e banale influenza ma poi, quando in quel maledetto tampone compaiono due asticine, la bestia ti trasporta in quel tunnel cosi pieno di angoscia che solo chi l’ha conosciuto e percorso può comprendere appieno il significato, allora inizi quella che  è una vera e propria via crucis,  della profonda solitudine dentro al  dolore fisico e mentale.

Un virus maledetto che ti esclude  dal mondo che ti circonda, ti allontana dagli affetti più cari, ti fa sentire come se fossi un appestato, se sei fortunato (si fa per dire) te la cavi con qualche linea di febbre, un mal di gola, se sei tra i tanti sfortunati il calvario passa prima per il Pronto Soccorso (Triage) dove già lì conoscerai quelli che sono i tuoi  primi eroi, come nel caso specifico gli eroi del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Macerata nelle Marche che hanno la grande responsabilità di decidere quello che sarà il tuo percorso e, se la strada si presenta tutta in salita come nel caso di Roberto e la direzione è obbligata ed a senso unico verso il  Centro Covid di Civitanova Marche nelle Marche, allora lì conoscerai anche dei veri e propri Angeli che attraverso le loro protezioni  ti prendono per mano e ti accompagnano fuori dal maledetto tunnel in cui ti sei andato a cacciare tuo malgrado.

Quante volte li abbiamo visti in televisione, fotografati sui giornali dentro quelle tute pazzesche che non li fanno respirare, molti di loro  hanno dato la propria  vita per guarire quella di altri,  quante volte sono stati definiti eroi, angeli.. sono medici, infermieri, operatori OOSS, ma  ancora prima sono uomini e donne  che si dedicano da mesi e mesi  con professionalità, gentilezza e amore alla cura di questi “pazienti speciali”.

Oggi che siamo nel pieno del Piano Vaccinale e che con fiducia stiamo cercando di tornare ad una vita normale l’esperienza di Roberto e degli altri pazienti che è lì con lui in quella stanza del Centro Covid  di Civitanova Marche ci fa capire che il nemico è ancora in mezzo a noi e che non si deve ancora e per niente abbassare la guardia e quando arriva non chiede di certo permesso.

Prima di chiudere questo articolo con  le parole  di Roberto scritte dal letto del Centro Covid  che sono sicuramente anche quelle di tutti coloro che hanno vissuto questo dramma  e che  mentre scrivo è ancora lì, in quella stanza di “ospedale particolare” è obbligatorio da parte mia e mi faccio portatrice di tanti altri italiani attraverso questa importante e nota  vetrina  inviare  l’ennesimo ringraziamento anche se è il minimo del minimo che si può fare  a questi eroi, angeli, eccellenti professionalità che qui nel caso specifico sono individuabili nel  Pronto Soccorso dell’Ospedale di  Macerata e del  Centro Covid di Civitanova Marche nelle Marche  ma che  sono presenti in tutto il nostro bellissimo paese.

Facciamo si che la memoria italiana per una volta non sia di breve durata ma si ricordi sempre chi veramente ci sta tirando fuori da questo incubo che è la pandemia da Covid 19 e l’importanza che hanno  queste strutture appositamente dedicate.

Roberto Giujusa, raccontaci il virus da una stanza  del Centro Covid di Civitanova Marche

The wonderful world/Armstrong non è mai stato così attuale…

A Mirco Cimarelli (mio vicino di letto )

Inimmaginabile e indescrivibile la sofferenza fisica e mentale che si può provare entrando d’urgenza nel reparto 1 di terapia intensiva del COVID CENTER di Civitanova Marche. Il buio assoluto.  La paura a mille. La testa e la tua mente in tilt! La fine! Il pianto!.

Il senso di claustrofobia che ti assale. Le ore passate con l’ossigeno prima ed il casco rumoroso e assordante dopo, per giorni, la fine.  Tutto il corpo attaccato a fili,fili,fili e tubi,tubi.

Guardarsi intorno e vedere tanti come te o molto peggio di te 14/15 nella stesa stanza (ma non era finito tutto?)

Tantissimi operatori, tanta medicina di prim’ordine, ma soprattutto tanti occhi, solo quelli . Attaccarsi a quegli sguardi che osservano, ti fissano. Si, occhi di ragazze ben truccati, giovani, gli OSS, con quegli occhi bellissimi, dolci, buoni, gentili (non puoi vederli in volto perché loro soffrono più di te e come te in quell’ambiente iperprotetto e sigillato). Racchiusi corpo e testa nelle loro bianche tute che non gli permettono di respirare, che sudano e soffrono con te e per te. Sono angeli che ti rassicurano, ti curano ,ti lavano, ti accarezzano e confortano…si Angeli.

Impazzisci però! Non c’è la puoi fare, hai paura. Cosa sta succedendo  al mio corpo, Ti guardi intorno e tutti sono come te o peggio di te. Pensi a tutta la tua vita. Hai paura. Cosa avresti fatto  se avessi  saputo cosa è  questo. Non vedi un’ uscita. Che faccio. Che mi succederà, non c’è la forza, non ci sono certezze. Paura, paura. E poi? Uno spiraglio!! Ti giri verso il letto  accanto e c’è  Mirco. Si Mirco, il tuo vicino, un omone sconosciuto, silenzioso che soffre più  di te. Il casco dell’ossigeno, la macchina, lo comprime più  di te perché la sua testa è  grande, enorme per il casco che ha. Non parla, se ne sta in silenzio e tu invece stai impazzendo, soffri con la testa. Inizi a non ragionare  più.  Mirco da dentro  il casco ti vede, capisce che stai impazzendo, e muove le labbra per dirti piano piano, con un filo di voce: “TUTTO PASSA”.

Allora quelle sue parole ti cambiano dentro. Inizi a ripeterti  TUTTO PASSA Roberto, fidati!! Non cedere!!!. Ed era maledettamente giusto Mirco. Ora che è passato niente per me più  sarà come prima. La vita sarà  stupendamente  diversa. La voglia di apprezzarla fino in fondo immensamente  grande!! Mi ha cambiato. La gioia di vivere è  indescrivibile! Avercela fatta  perché Mirco mi ha ricordato che….TUTTO PASSA!! Grazie Mirco. La vita ha avuto una possibilità  di svolta, sarà  impossibile  dimenticarlo. Grazie  ragazzi OSS: ALESSANDRA, RAFFAELLA, MARIA, FRANCESCA, GABRIELLA ,ecc… non ricordo tutti. Un grazie a tutti. Ma soprattutto  grazie Mirco perché……avevi ragione tu, TUTTO PASSA!”

 

 Lorena Polidori