
Bei tempi quando la sinistra poteva fregarsene delle competenze, dei requisiti professionali e nominare 16 presidenti di porti su 17, pescandoli anche fra politici di seconda fila e apparatiki di fiducia, senza premurarsi di sentire le opposizioni oppure discutere a lungo all’interno della sua maggioranza di governo (che non era campo largo ma campo unico). Ora, per il governo in carica che pure si è premurato di regalare preventivamente all’opposizione quattro porti, e potrebbero diventare cinque (in alcuni casi superando anche le perplessità sulle competenze che almeno per due scali sono ben lontane da quelle fissate dalla legge), il “pasticciaccio brutto” dei porti rischia di ingarbugliarsi ancora di pìù.
Per primi lo avevamo anticipato e preconizzato, pur non essendo dotati di doti divinatorie, ma ora due conferme eccellenti arrivano dal Parlamento e dei corridoi, diventati ciarlieri, del ministero del Trasporti e delle Infrastrutture.
Rilanciando un’intervista al Piccolo di Trieste, Salvatore Deidda, Presidente della Commissione Trasporti della Camera, ha parlato esplicitamente di una possibile approvazione di massa, o meglio, in un’unica tornata parlamentare per ratificare (o respingere) tutte e 14 le nomine ai vertici delle Autorità di sistema portuale. “Procederemo – ha detto Deidda – quando tutte le candidature saranno convalidate, per avere un quadro chiaro. Il calendario parlamentare ci sta impegnando molto ma, finite le audizioni, procederemo rapidamente”.
Tempi? Non essendo ancora disponibile una sfera di cristallo portuale si può solo tentare di fare i conti e drammaticamente si slitta a metà luglio, quando saranno decise le nomine ancora oggetto di “confronto” fra Lega e Fratelli d’Italia, con l’aggiuntina di Forza Italia. E l’accordo, alla luce di quanto accaduto negli ultimi sei mesi, pare tutt’altro che facile anche per porti di fondamentale importanza senza contare quelli in cui il presidente della Regione competente si è già espresso chiaramente in direzione opposta rispetto alle indicazioni del Ministero.
Ma una voce ancora più allarmante scivola fuori dalle porte del ministero: considerando che per alcuni porti si avvicina il tempo limite per la scadenza della presidenza in corso, la nomina del nuovo presidente diventa urgente e non prorogabile. E allora ecco l’idea: commissariare tutti e 14 i porti, nominando in questa carica apparentemente provvisoria in parte i presidenti già indicati, in parte qualche commissario di professione.
Ìl tutto non escludendo la voce di una possibile esautorazione delle commissioni Trasporti e nomine direttamente da decidere in Consiglio dei ministri. Ciò anche considerando che il maggior porto italiano è sotto gestione commissariale da due anni e che Trieste segue a ruota.
Una soluzione che inevitabilmente aprirà una lunga stagione di ricorsi, dati da molti inevitabili, vista la manifesta ineleggibilità di alcuni “designati” o per mancanza di requisiti professionali o per superati limiti di età. E secondo molti non è detto che tutto non ritorni in discussione. Il che difficilmente sarebbe conciliabile con l’esigenza di efficienza, competitività e credibilità a livello internazionale almeno dei porti con funzioni strategiche per il Paese che in linea teorica dovrebbe collocarli fra le priorità assolute, insieme con la difesa, il turismo, il settore food.