Non sarà ancora uno tsunami, ma quello che si è abbattuta stasera sull’amministrazione comunale di Genova, guidata dal Sindaco, pardon, Sindaca Silvia Salis, pronta a imporre una gabella sui passeggeri che si imbarcano sulle navi nel porto, assomiglia terribilmente a una mareggiata. E, proprio nel momento in cui, con una ventina di anni di ritardo la città e il sindacato scopre di non avere più un’industria, dopo aver consentito per decenni che fosse spazzata via prima dalle politiche dell’Iri, quindi dalle compatibilità ambientali, infine dal regresso sinistro- comunitario; ebbene proprio in questo momento l’unica risorsa sana sulla quale la città di Genova può contare, il suo porto, sale sull’Aventino.
A un comunicato a dir poco improvvido dell’amministrazione comunale che dopo una riunione con operatori marittimi e portuali, tutti terribilmente inc…ati, si è rivolta ai media come se tutto fosse risolto, proprio armatori, agenti marittimi e terminalisti, solitamente prudenti nei toni, hanno sbattuto la porta.
Il tavolo tecnico ve lo fate voi – hanno detto senza mezzi termini alla Sindaca e al vice Sindaco che avevano comunicato ai media l’intenzione di discutere le modalità di questa gabella, non l’adozione del provvedimento stesso. “Noi siamo disposti al dialogo sulle alternative, non certo sulla sua obbligatorietà dell’addizionale sui passeggeri”. Armatori, agenti marittimi e gestori di terminal hanno aggiunto: “Non possiamo certo fare gli esattori delle tasse per conto del Comune per altro su aree demaniali che al Comune non competono”.
Le fratture con il porto non hanno mai portato bene né alle amministrazioni né agli amministratori e ai politici genovesi.
Qualcuno si è affrettato a dire, all’insegna della mai dimenticata lotta di classe, che in fondo cosa incide sul portafoglio di un crocierista che spende per la sua vacanza 1500 euro una risibile addizionale di 3 Euro all’imbarco. Ma se il crocierista la sera prima di imbarcarsi ha dormito in un hotel a Genova, pagando già la tassa di soggiorno? Oppure se all’imbarco su un traghetto si presenta un residente sardo che dovrebbe giovarsi degli sconti per la continuità territoriale? E perchè è esentato da gabelle il turista che è arrivato a Genova in treno, non si imbarca su una nave, visita l’acquario e risale sul treno? E infine, chi ha l’onere d’incassare l’obolo sotto bordo per poi consegnarlo al Comune?
Un precedente ad alto rischio per tutti i porti
Non solo. I vertici del PD genovese, di cui la Sindaca è espressione e astro nascente, hanno detto orgogliosamente che la “via genovese” immaginiamo alle gabelle potrà fare scuola in tutti i porti italiani. Complimenti: come dire che se un Sindaco si sveglia con il piede sinistro (ogni allusione è casuale) può decidere che i container fanno polvere o impongono l’arrivo e la partenza di troppi camion che danneggiano l’asfalto e che quindi l’amministrazione comunale può liberamente imporre una sovrattassa (a noi piace più chiamarla gabella) su ogni container movimentato. Ma il Comune potrebbe anche decidere, con la stessa logica, che su un ponte o in una galleria da domani si paga il transito, oppure presentare la lista delle infrastrutture con necessario prezziario e abbonamenti al transito. Magari optando per le gabelle più alte sulle strade di accesso ai quartieri con reddito più alto.
Nell’Antica Roma le gabelle sulle strade romane funzionavano perché erano tasse di scopo: con i sesterzi si pagavamo altre strade. Ma tornando ai tempi nostri, basterebbe leggere i bilanci dei grandi porti Nord europei, come Anversa o Amburgo, alla cui gestione le amministrazioni comunali o i land partecipano direttamente. Una scommessa: negli ultimi quarant’anni di gabelle in grado di condizionare la competitività del porto, non si troverebbe traccia…neanche sotto Natale.
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


