Economia e Logistica

Tobin Tax e tassa sui pacchi, tante grazie al governo: due nuove tasse

Da gennaio scattano le gabelle. Via libera al pacchetto di riformulazioni del governo approvato dalla commissione Bilancio del Senato

Giancarlo Giorgetti Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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C’è un filo rosso che attraversa la manovra di fine anno e che torna a stringersi, sempre più evidente, attorno allo stesso bersaglio: la classe media. Quella che investe, che consuma, che spedisce e riceve pacchi, che prova a difendere i risparmi dall’erosione dell’inflazione. È su di lei che il governo torna a battere cassa, con una combinazione di micro-prelievi che, sommati, raccontano una storia precisa: il bancomat della Bestia statale non si spegne mai.

Dal prossimo gennaio scatta il raddoppio della Tobin tax, la tassa sulle transazioni finanziarie, che passa allo 0,4% per le transazioni fuori dai mercati regolamentati. Contestualmente arriva un nuovo contributo da 2 euro sui piccoli pacchi in arrivo dai Paesi extra Ue, fino a 150 euro di valore. Questi due emendamenti sono stati approvati in commissione Bilancio al Senato. Poche righe, apparentemente tecniche. Ma dietro quei numeri si nasconde un’idea di fisco che continua a cercare gettito nei gesti quotidiani.

Tobin tax: il raddoppio che colpisce chi risparmia

Il cuore dell’ingrasso della Beatia statale è qui. La Tobin tax, nata come strumento per frenare la speculazione, diventa sempre più una tassa ordinaria sugli investimenti. Ogni acquisto, ogni movimento di portafoglio, ogni tentativo di proteggere i risparmi viene colpito con un’aliquota che raddoppia. La promessa implicita è sempre la stessa: piccoli importi, quasi invisibili. La realtà è che, a regime, il gettito previsto sfiora il miliardo di euro l’anno. Soldi che escono in larga parte dalle tasche di famiglie e risparmiatori, non dai grandi capitali globali.

Pacchi tassati: il balzello che colpisce i consumi

Due euro possono sembrare poca cosa. Ma applicati a milioni di spedizioni diventano una nuova entrata stabile per lo Stato. La tassa sui piccoli pacchi extra Ue viene giustificata come misura tecnica: limitarla ai soli arrivi internazionali evita di configurarla come un dazio. Ma l’effetto è chiaro: colpire l’e-commerce, i consumi digitali, le abitudini quotidiane di chi compra online.

Il resto della manovra: ritocchi e conferme

Nel frattempo, banche e assicurazioni pagheranno un aumento di due punti dell’Irap, mentre per gli affitti brevi è andato in porto un aggiustamento demoniaco: cedolare secca al 21% sul primo immobile, al 26% sul secondo, e partita Iva obbligatoria dal terzo. Non rivoluzioni, ma segnali chiari di una strategia che preferisce moltiplicare i prelievi anziché ridisegnare il sistema.

Il calendario corre veloce. Le votazioni in commissione dovrebbero terminare in serata e il via libera definitivo è atteso entro fine anno. Sotto l’albero, per molti contribuenti, non ci saranno sorprese: solo la conferma di un fisco che continua a mordere sempre nello stesso punto.

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