Tobin Tax e tassa sui pacchi, tante grazie al governo: due nuove tasse

Da gennaio scattano le gabelle. Via libera al pacchetto di riformulazioni del governo approvato dalla commissione Bilancio del Senato

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C’è un filo rosso che attraversa la manovra di fine anno e che torna a stringersi, sempre più evidente, attorno allo stesso bersaglio: la classe media. Quella che investe, che consuma, che spedisce e riceve pacchi, che prova a difendere i risparmi dall’erosione dell’inflazione. È su di lei che il governo torna a battere cassa, con una combinazione di micro-prelievi che, sommati, raccontano una storia precisa: il bancomat della Bestia statale non si spegne mai.

Dal prossimo gennaio scatta il raddoppio della Tobin tax, la tassa sulle transazioni finanziarie, che passa allo 0,4% per le transazioni fuori dai mercati regolamentati. Contestualmente arriva un nuovo contributo da 2 euro sui piccoli pacchi in arrivo dai Paesi extra Ue, fino a 150 euro di valore. Questi due emendamenti sono stati approvati in commissione Bilancio al Senato. Poche righe, apparentemente tecniche. Ma dietro quei numeri si nasconde un’idea di fisco che continua a cercare gettito nei gesti quotidiani.

Tobin tax: il raddoppio che colpisce chi risparmia

Il cuore dell’ingrasso della Beatia statale è qui. La Tobin tax, nata come strumento per frenare la speculazione, diventa sempre più una tassa ordinaria sugli investimenti. Ogni acquisto, ogni movimento di portafoglio, ogni tentativo di proteggere i risparmi viene colpito con un’aliquota che raddoppia. La promessa implicita è sempre la stessa: piccoli importi, quasi invisibili. La realtà è che, a regime, il gettito previsto sfiora il miliardo di euro l’anno. Soldi che escono in larga parte dalle tasche di famiglie e risparmiatori, non dai grandi capitali globali.

Pacchi tassati: il balzello che colpisce i consumi

Due euro possono sembrare poca cosa. Ma applicati a milioni di spedizioni diventano una nuova entrata stabile per lo Stato. La tassa sui piccoli pacchi extra Ue viene giustificata come misura tecnica: limitarla ai soli arrivi internazionali evita di configurarla come un dazio. Ma l’effetto è chiaro: colpire l’e-commerce, i consumi digitali, le abitudini quotidiane di chi compra online.

Il resto della manovra: ritocchi e conferme

Nel frattempo, banche e assicurazioni pagheranno un aumento di due punti dell’Irap, mentre per gli affitti brevi è andato in porto un aggiustamento demoniaco: cedolare secca al 21% sul primo immobile, al 26% sul secondo, e partita Iva obbligatoria dal terzo. Non rivoluzioni, ma segnali chiari di una strategia che preferisce moltiplicare i prelievi anziché ridisegnare il sistema.

Il calendario corre veloce. Le votazioni in commissione dovrebbero terminare in serata e il via libera definitivo è atteso entro fine anno. Sotto l’albero, per molti contribuenti, non ci saranno sorprese: solo la conferma di un fisco che continua a mordere sempre nello stesso punto.

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