Galeotta fu la sentenza e chi la scrisse. Si perché una sentenza del Consiglio di Stato che nel 2012 decretò l’espulsione, con irrevocabile cartellino rosso, del Presidente in carica del porto di Cagliari, potrebbe rotolare come una palla da bowling sui castelli di sabbia di gran parte delle improbabili nomine di commissari (e forse futuri presidenti) approdati nella sala comando delle Autorità di sistema portuale italiane.
Più che presunti e in alcuni casi tutti da provare conflitti di interesse (specie con cariche nel mondo privato, definitivamente abbandonate da tempo insieme con i relativi interessi in banchina) che molto probabilmente non rappresenteranno causa ostativa alla nomina, lo sarà la totale e comprovata mancanza di requisiti professionali previsti dalla legge e ribaditi anche nel bando in cui si chiedevano nel 2024 auto-candidature alla carica di presidenti di 14 autorità di sistema portuale; il “non assetto” faticosamente raggiunto in questi giorni (fra l’altro con nomine che in molti casi non sono riconducibili alla larga platea di autocandidati che avevano depositato la loro domanda con tanto di curriculum al ministero dei Trasporti) potrebbe quindi collassare proprio sulle competenze o non competenze.
Il ricorso, presentato e respinto dal Tar e quindi accolto in toto dal Consiglio di Stato, da un docente universitario, il professor Massimo Deiana (ordinario di diritto della navigazione), tanto interessato a vincere perchè convinto – come accaduto – di avere tutti i titoli per conquistare la poltrona di presidenza allora del porto di Cagliari, quindi del sistema di tutti i porti sardi, segna un precedente giurisprudenziale che difficilmente potrà essere ignorato dai Tribunali amministrativi.
Un precedente costato la carica a Piergiorgio Massidda, chirurgo estetico che, per circa un anno aveva guidato, per altro con grande attivismo, la VIII Commissione Trasporti della Camera e che successivamente aveva presieduto anche la Commissione Trasporti della Provincia di Cagliari. Ma per il Consiglio di Stato prevalevano le sue competenze mediche e di chirurgo estetico (delle quali oggi forse ci sarebbe bisogno nella confusione che regna nei porti) su quelle acquisite in prestigiosi incarichi parlamentari e istituzionali.
Nella sentenza il Consiglio di Stato, richiamandosi all’articolo 8 della legge 84/1994 che stabilisce i criteri di nomina dei presidenti delle Autorità Portuali, conclude che, «per la sua storia personale, il dr. on. Massida non poteva avere certo conseguito la “…massima e comprovata qualificazione professionale nei settori dell’economia dei trasporti e portuali” ed era carente in radice del requisito prescritto dalla legge, per cui doveva probabilmente la sua nomina alle sue capacità politico-relazionali (di deputato, senatore e consigliere provinciale, ecc.). In sostanza il soggetto prescelto, non solo possedeva titoli di studio del tutto estranei alla materia, ma nella sua pur pluriennale esperienza parlamentare si era sempre interessato delle materie direttamente o indirettamente con le sue capacitò professionali e con le sue specifiche competenze mediche».
Nel caso di Cagliari, per i giudici amministrativi era «evidente l’estraneità del suo percorso politico-parlamentare alle competenze che il terzo comma dell’art. 8 della legge 28 gennaio 1994 n. 84 affida, tra le altre, al presidente in materia di impulso, di indirizzo, di amministrazione, di coordinamento, di controllo e di gestione; di piano operativo triennale, di piano regolatore portuale, di bilanci preventivi e consuntivi, di personale, di concessioni demaniali, di servizi portuali; di aree e di beni del demanio marittimo, di canoni demaniali di navigabilità e di fondali, ecc. ecc.»
«Siccome nella fattispecie non si trattava della presidenza di un’agenzia sanitaria o socio-assistenziale – spiegavano i magistrati del Consiglio di Stato – si deve concludere per l’illegittimità della designazione del dr. on. Massidda: per la mancanza di un qualsiasi titolo di studio comunque implicante il possesso di competenze anche genericamente raccordabili con la materia; per l’estraneità al settore delle pur vaste attività professionali, politiche e parlamentari e le quali non concernevano affatto i settori dell’economia dei trasporti; per la brevità delle esperienze quale presidente della VIII Commissione Trasporti (per meno di un anno) o di quella dell’analoga struttura presso la Provincia di Cagliari, le quali dunque non potevano certo far presupporre il conseguimento delle competenze teoriche e pratiche richieste».
E ora le fotocopie della sentenza girano liberamente nelle aule di Montecitorio, Palazzo Madama, e quel che è peggio di Palazzo Chigi.
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La sfera da bowling ha iniziato a rotolare sulle banchine portuali, oliate da i requisiti di legge che prevedono “Il Presidente deve essere scelto tra cittadini di Stati membri dell’Unione Europea, con comprovata esperienza e qualificazione professionale nei settori dell’economia dei trasporti e portuale” e nella versione piu’ recente “della logistica e dei porti”.
Ineludibile sarà il compito, in primis della Presidenza del Consiglio (che secondo voci insistenti si appresterebbe a avocare a sé la patata bollente dei porti), poi dei magistrati amministrativi, di spulciare i curricula di ex parlamentari europei, ex componenti Commissioni Trasporti, per cercare fra le righe almeno una qualche citazione di mare, o di gru, o di containers.
E da queste “colonne” possiamo affermare con un po’ di orgoglio giornalistico: l’avevamo detto; e ripetuto sin dalle prime nomine tentando di avvisare tutti, aventi diritto e no, che quella dei porti sarebbe stata una frittata indigeribile anche se era frutto dello strano equilibrio trovato sulle banchine fra una parte della maggioranza e una parte dell’opposizione.
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


