Politica

Elezioni comunali, ma quindi chi ha “vinto”: destra o sinistra?

Si chiude la lunga tornata elettorale. Da Venezia ai ballottaggi, alla fine tutti esultano: ecco i numeri (e il caso Vannacci)

schlein meloni elezioni comunali Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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Vedrete che domani ci sarà da una parte chi dirà che le elezioni amministrative, fatta la somma dei risultati dei sindaci eletti al primo turno e quelli di ieri eletti al secondo, sono state una evidente vittoria della destra. E chi, presentando prove e controdeduzioni, sosterrà l’esatto contrario: ovvero che a prevalere è stato senza dubbio il centrosinistra. O meglio il campo largo. Dove sta la verità? Proviamo a vederlo.

Partiamo dai numeri. Intanto limitiamoci ai Comuni più grandi, quelli con almeno 15mila abitanti, per non perderci nel rivolo delle liste civiche dei piccoli centri urbani. Bene. Dice Youtrend che in 50 dei 118 “grandi” Comuni il sindaco eletto al primo turno o al ballottaggio è di centrosinistra, in 40 è di centrodestra e in 28 è un candidato civico o espressione di altri partiti. Sarebbe facile dire: beh, allora ha vinto Schlein. Non proprio, perché bisogna ovviamente guardare al punto di partenza. Gli uscenti erano 59 di centrosinistra, 42 di centrodestra e 17 civici o di altri partiti. In sostanza Schlein&co hanno “perso” nove sindaci, il centrodestra “solo” due mentre sono cresciuti gli esponenti delle liste civiche.

E i Comuni capoluogo? Qui si è fatto un cinema già al primo turno. Alla fine ai ballottaggi il centrodestra vince in 3 capoluoghi su 6 (Arezzo, Lecco e Macerata) e il centrosinistra negli altri 3 (Agrigento, Chieti e Trani). Sul totale dei 18 capoluoghi al voto, secondo Youtrend, il centrosinistra passa da 8 uscenti a 10 eletti e il centrodestra da 5 a 6. I civici passano invece da 5 a 2.

E quindi? Quindi parliamo in buona sostanza di un “pareggio”, nel senso che nessuno ha strappato tanti amministratori rispetto all’altra compagine in gara. “Nei capoluoghi rimangono i rapporti di forza precedenti tra centrodestra e centrosinistra con una contrazione generale dei sindaci ‘civici’, o comunque non riconducibili ai due schieramenti – dice all’Ansa Lorenzo Pregliasco, analista di Youtrend – I capoluoghi che cambiano colore sono 7 su 18, non pochi: più di un capoluogo su tre. Ai ballottaggi Agrigento e Lecco si compensano a vicenda (ci sono stati passaggi di mano tra destra e sinistra, ndr). Per il resto, non ci sono grossi scossoni”. Certo bisogna considerare anche il “peso politico”, e in questo caso la partita si era di fatto già chiusa al primo turno: Elly Schlein aveva puntato tutte le sue fiches su Venezia, convinta che avrebbe segnato la svolta per la corsa a Palazzo Chigi, e ha rimediato una scoppola.

Intanto i politici esultano come se avessero vinto tutti e perso nessuno.”Da Lecco ad Arezzo, da Macerata a Pompei, da Viareggio a San Giovanni Rotondo, da Vignola a Cava de’ Tirreni, da Comacchio a Sorrento, da Vigevano a Genzano. I dati di oggi confermano quelli del primo turno – dice Antonio Tajani – Il centro-destra vince moltissimi ballottaggi e si conferma la coalizione protagonista. Buon lavoro a tutti i sindaci eletti. Ora tutti al lavoro per aumentare consenso dove non abbiamo ancora raggiunto l’obiettivo, per vincere le elezioni politiche e impedire che la sinistra metta le mani nelle tasche degli italiani: né patrimoniale, né tassa di successione”.

Sulla stessa linea anche Giorgia Meloni, secondo cui “i risultati confermano ancora una volta la forza del centrodestra, la solidità della coalizione e il suo radicamento nei territori. Avanti così, con serietà e concretezza”. Fabio Rampelli, vicepresidente FdI della Camera, fa notare un dettaglio significativo: a quattro anni dall’insediamento del governo Meloni, lì dove gran parte delle maggioranze di solito perdono consenso, “il favore popolare per il centrodestra non accenna a diminuire, dato storico e definito ‘anomalo’ da fior fiore di analisti”.

Era interessante, per il centrodestra, anche la sfide di Vigevano dove il partito di Roberto Vannacci aveva avuto un grosso exploit al primo turno. Qui il generale non aveva dato indicazioni di votare il candidato di centrodestra, ma anzi di astenersi o di annullare la scheda. L’appello non è servito ad azzoppare Paolo Previde Massara. Secondo Youtrend, il 52% degli elettori del generale ha seguito l’appello a non votare nessuno, mentre tra chi ha invece votato, la maggioranza ha scelto comunque il candidato di Forza Italia poi risultato eletto (solo il 7% gli ha preferito il candidato del Campo Largo). “Anche questa volta le urne contraddicono il racconto di una sinistra con il vento in poppa e ridimensionano le aspettative di Vannacci, praticamente ininfluente. Un voto che premia il buon governo, la concretezza e il radicamento sui territori: i cittadini giudicano i risultati ottenuti e valutano i progetti per il futuro. Per il centrodestra è un’affermazione politica chiara e un incoraggiamento a proseguire nel lavoro per il Paese sia a livello nazionale, sia nelle comunità locali”, dice Maurizio Lupi, presidente di Noi Moderati

Di tutt’altro avviso, ovviamente, il centrosinistra. “Avevamo detto che i conti li avremmo fatti alla fine, ed eccoli qua. Su 16 capoluoghi al voto, tra primo turno e ballottaggi, al centrosinistra vanno 8 sindaci e al centrodestra 6. Al di là della propaganda della destra anche questa tornata elettorale vede l’affermazione del centrosinistra”, dice Igor Taruffi, responsabile Organizzazione nella segreteria nazionale del Pd. “Se guardiamo ai 18 Comuni capoluogo di provincia interessati dal rinnovo del sindaco e del Consiglio comunale vediamo che in 8 di questi sono stati eletti sindaci candidati dal campo progressista e 6 al centrodestra. (…) Numeri ancora più chiari se si tiene conto dei risultati di altri due capoluoghi quali Salerno ed Enna già assegnati al primo turno in cui a prevalere non è stato certo il centrodestra. Nel primo turno sui 118 Comuni sopra i 15 mila abitanti il campo progressista aveva vinto in 37 di questi e il centrodestra in 25”. Insomma, secondo i dem “la vittoria netta del candidato del campo progressista è una nota particolarmente preziosa maturata in condizioni difficili ma che segnala l’affermazione anche del nuovo corso del Pd, che ha scelto di costruire l’alleanza progressista dicendo no a trasformismi e ambiguità”.

Renzi invece tenta il gioco delle 3 carte. “Nei comuni capoluogo è finita 10-6 per il centrosinistra. Sulla politica internazionale non ci hanno invitato a Londra. Sulla politica economica peggiorano debito, stipendi, bollette e produttività – dice in un Tweet contro Giorgia Meloni – E tu ci dici ‘avanti così?’ Chi si contenta gode, capisco. Ma così è troppo eh!”. Ovviamente nei suoi conteggi l’ex premier si scorda di dire quello che Youtrend ha invece reso chiaro sin da subito: ovvero che sarà anche finita 10 a 6, ma si partiva da 8 a 5. Non è che sia poi cambiato così tanto.

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