Vince Eugenio Giani, ma l’affluenza si ferma al 47,73%, in calo di 15 punti rispetto al 62,60% del 2020. Se il voto alle urne crolla, non è detto che cresca l’indifferenza, anzi.
Sempre più cittadini scelgono di non partecipare a un rituale elettorale che ha perso senso: del resto si tratta di scegliere tra partiti tutti diversamente statalisti, che promettono libertà e poi governano con le stesse logiche di spesa pubblica, debito, assistenzialismo e clientelismo.
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L’astensionismo non è una fuga ma una presa d’atto: la politica non è più il terreno della libertà, ma della gestione del potere. È il segnale più inequivocabile di un popolo che non crede più al finto pluralismo dei partiti, ma riconosce in essi un unico blocco dirigista, travestito da democrazia. Noi lo chiamiamo il clan degli statalesi.
Il vero problema, dunque, non è che vota il 47% dei toscani. Il problema è che quel 47% continua a scegliere tra varianti dello stesso Stato invadente all’interno del “partito unico del + Stato!”. E finché non nascerà un’alternativa realmente liberista e libertaria, l’astensione resterà la forma più onesta di dissenso.
Andrea Bernaudo, 14 ottobre 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


