Elisa invece di frignare per la Flotilla, studia

Elisa piange per la Flotilla ma evita di chiedersi chi ha davvero fallito: tra appelli emotivi e assenza di concretezza, la solidarietà resta solo uno show sui social

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“Adesso che hanno bloccato la Global Sumud Flotilla, allora portate voi gli aiuti, in poche ore, portateli voi gli aiuti… Perché stanno morendo…”.Con queste struggenti parole, una emotivamente devastata Elisa Toffoli si rivolge al Governo italiano tramite le storie di Instagram, e lo fa taggando Giorgia Meloni a caratteri cubitali.

Conoscendo la spiccata sensibilità artistica e l’empatia della cantante si può ben confidare sul fatto che quest’ultima sia sinceramente scossa e non in cerca di una ribalta mediatica né tantomeno in malafede contro il Presidente del Consiglio.
Pertanto, può aver senso rammentare a lei (e a chi oggi si sta stracciando le vesti dinnanzi al fallimento annunciato della eroica Flotilla) come stanno davvero le cose.

L’Italia è uno dei primi Paesi occidentali per quantità di beni di prima necessità inviati in Palestina: 2300 tonnellate (basta visitare la pagina Internet del Ministero degli Affari Esteri per avere contezza e dati precisi). Nello specifico: 2000 tonnellate di farina, 100 tonnellate di derrate alimentari inviate tramite aviolanci, altre 100 tonnellate di derrate alimentari e beni di prima necessità, più di 60 tonnellate di mangimi ad alta densità nutrizionale per gli animali.
È evidente che il nostro Governo da subito si è impegnato a fornire, tramite canali umanitari verificati, aiuti concreti e tangibili. L’Italia è il primo paese per evacuazioni aeree e trasferimenti sanitari di profughi palestinesi in emergenza medica: più di 1000, di cui 181 bambini.

Davvero si può fare la morale al nostro paese, constatando tutto l’aiuto che ha fornito e che prova a fornire alla Palestina? Davvero si può accusare l’esecutivo italiano per l’abbordaggio avvenuto nei confronti della Flotilla? Quali erano le alternative? Rischiare un incidente diplomatico facendo procedere anche nave Alpino della Marina Militare? Tutte domande senza risposta.

Ma soprattutto, davvero c’è ancora chi pensa che la missione della Flotilla, al netto di tutte le sue ombre e della presunta connessione con Hamas di parte dei suoi membri fondatori, sia stata una missione umanitaria e non politica? Davvero bastavano quei pochi pacchi di riso e di derrate alimentari nelle stive per distogliere l’attenzione dal tentativo di destabilizzazione politica portato avanti da un manipolo di incoscienti?

Senza dimenticare che, se davvero fosse stata un’azione umanitaria, si sarebbe potuta compiere con successo: il patriarcato di Gerusalemme nella persona del Cardinal Pizzaballa (autorevole voce in quella lingua di terra nonché forte sostenitore dei diritti dei palestinesi) si era offerto di trasferire gli aiuti umanitari portati dalla Flotilla, se questa li avesse lasciati a Cipro. La banda umanitaria ha rifiutato, consapevolmente. E quindi oggi le navi verranno requisite, le derrate non arriveranno mai a Gaza, ma la Flotilla ha compiuto ciò che dall’inizio era il suo più recondito e neanche troppo celato obiettivo: scatenare le piazze, cavalcare l’indignazione descolarizzata di tanti, sperare nella destabilizzazione interna dei governi occidentali. E molti, come la bravissima Elisa Toffoli, ci stanno cascando in pieno.

Alessandro Bonelli, 2 ottobre 2025

 

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