Qui al bar ci eravamo quasi scordati dell’esistenza di Elly Elena Schlein, ormai sempre più adombrata da quello che sembra essere il vero candidato premier del campo largo: Giuseppe Conte. Non è un mistero, d’altronde, che tra i motivi dell’ostilità dell’opposizione alla legge elettorale voluta dal centrodestra, c’è il fatto che essa preveda l’indicazione del candidato premier nella scheda. E la sinistra, che non sa nemmeno se si devono fare le primarie, o prima le primarie e poi il programma, vive come un incubo l’idea di doversi affrettare a chiarire agli italiani quali sono gli autentici rapporti di forza nella coalizione. Adesso, però, la Schlein s’è desta. Ha battuto un colpo. Con una mossa, oggettivamente, scaltra: una lettera a Repubblica, nella quale ha chiesto a Giorgia Meloni di collaborare con il Pd su alcune proposte per utilizzare i 14 miliardi di euro di flessibilità concessi dall’Ue, al fine di accelerare la transizione energetica green. Al di là del merito delle idee (è interessante, come ha notato il premier, che il Pd implicitamente abbia riconosciuto la validità del vituperato piano casa del governo, visto che ha chiesto di metterci su altri soldi), l’iniziativa della segretaria dem ha preso in contropiede gli alleati. Conte ha dovuto rispondere che “non ci sono le condizioni per collaborare”; Angelo Bonelli, per una volta senza Nicola Fratoianni, ha confermato che per l’ala massimalista esiste una specie di pregiudizio antropologico nei confronti della Meloni, colei che ha “sabotato le politiche sul clima”. In un colpo solo, Elly ha mostrato chi, sia pure in modo puramente strumentale, è disposto a lavorare per il bene del Paese e chi, invece, è interessato a fare semplici giochetti. Sparigliando di nuovo le carte. Il punto, infatti, non era tanto mettere alle corde la Meloni, quanto imbarazzare gli ingombranti partner. E il messaggio – c’è chi è serio e chi no – sarà passato forte e chiaro agli elettori del centrosinistra. Non è abile come Matteo Renzi, ma per una volta la Schlein ha saputo usare la tattica. Vedremo se imparerà anche la strategia.
Il Barista, 18 settembre 2026
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