Emily Ratajkowski piagnucola sul nudo ma taglia la torta a forma di cu**

La modella americana festeggia il compleanno con la torta fatta col suo sedere. Lei che aveva moralizzato sull'esibizione del corpo della donna

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emily ratajkowski

Emily Ratajkowski è pronta per la politica, particolarmente italiana, specificamente con la sinistra, analiticamente col Pd-Salis-Forza Italia. Che uno potrebbe anche chiedersi, Emily Kikazowski? Beh, è presto detto, una delle chiappone vip dunque milionarie con l’intelligenza precipitata al fondoschiena insieme alla coerenza, dunque una che detta l’agenda delle fregnacce, del conformismo woke che Trump, bontà sua, sta smantellando. Ma neppure lui può disinfestare completamente, tanto più se a reiterarle sono le supermodel con la renella in te la testa, come dicono ad Ancona.

Che dice Ratakikazè? Dipende dal tempo, dal momento, anni fa per esempio fece, oh bella, un video dove ballava, si fa per dire, nuda, non si fa per dire, e siccome la attaccavano lei attaccò col solito pippone, sono a mio agio col mio corpo, che diritto avete di dirmi cosa devo fare, il femminismo è libertà di scelta. Tradotto dal modellese cretino: io so’ io e voi non siete una chiappa, io posso fare quello che mi pare perché guardatemi e poi contate il conto in banca. Anni dopo, nel 2021 per la precisione, arrivò il riflusso etico e il reflusso gastrico, curato dalla Candida Morvillo sul Corriere, ah, non lo rifarei, è tutta colpa del trauma, sapete, da bambina fui violata (ovviamente), a 13 anni il mio corpo mi metteva a disagio, mi molestavano, pativo le reazioni che suscitava il mio fisico, sempre tradotto: ero già troppo bella e si facevano le pugnette, mi cacciarono dal ballo delle debuttanti perché troppo provocante (a 13 anni…), mia madre mi trovò in bagno che piangevo, la solita tragedia dei nostri tempi.

Ma siccome c’è un dio per le top model, e questa giustamente con una gavetta così non poteva non diventarla, fu consolata col successo della sua autobiografia, a trent’anni, chiamata inesorabilmente “Nel mio corpo”, come appunto ci informava la Candida, aggiungendo: eh, sapete, adesso è mamma. E la mamma rifletteva, provo vergogna, credevo di essere provocatoria, invece sono mamma. Era la ricaptazione dei gonzi, il reset della coscienza chiapposa, la resintonizzazione sul woke non più liberatorio ma punitivo, pensoso, flagellante. Altri 4 anni e il mondo giustamente apprende che Emily Kikazowski ha festeggiato i suoi 34 in una sontuosa festa piena di vip dove spiccava una torta a forma di culo. Non è una iperbole e non è l’esagerazione del commentatore che rosica, no, proprio una torta di culo, la fedele riproduzione dei pregiati lombi di Emily. Roba elegante, riflessiva, autocritica dell’autocritica.

Ricapitolando: a 20 anni fai un video dove sbatti le chiappe, a 30 ti penti perché sei mamma, a 34 fai la festa con la torta delle chiappe. In poche stagioni, da “Io faccio il culo che mi pare” a “Non lo rifarei, ho rimorso, sono mamma” a “Ho un seguito di milioni di persone e, tra pubblicità e campagne, ho guadagnato più di quanto mia madre, professoressa di inglese, e mio padre, insegnante di disegno, potessero sognare in una vita. Ma la verità è che mi sono sentita sfruttata” a “Wow il miglior compleanno di sempre. Mi sento così grata per la mia vita (e te credo): gli amici, la comunità e il divertimento. Grazie per tutto l’amore”.

Capite adesso perché Emily è pronta per raggiungere Ilaler Salis, quella del fanculo ICE, quella del meticciato possibilmente criminale, maranza, all’Europarlamento? Basta poco, che ce vò? La cittadinanza doppia e tripla, ce l’ha Lella, vuoi che non la danno a Emilla? E abbiamo bisogno, in effetti, di gente che lotta, che traccia la linea anche quando la linea non c’è. La linea dell’infraculo. A noi gente del genere, vip finché vuoi, top finché ti pare, topa finché regge, fa leggermente orticaria, ma siamo noialtri rincoglioniti figli di un altro secolo, quando almeno c’era ritegno nel contraddirsi, quindi questa merita tutto l’amore, il bene e il successo. Merita pure la politica, meglio ancora se passa dalla Gintoneria di Wanna Marchi dove i giornalisti intrepidi facevano la fila per “sciabolare”.

Difatti il peccato mortale non è delle Ratajkowski, pora stella vippona, il peccato mortale resta sempre quello della cosiddetta informazione che un affare di chiappe, di torte, di stereotipi woke, controwoke, postowoke, lo tratta così: “In alcuni video postati sui social, si vede la modella, che per l’occasione indossava un top semitrasparente di Jean Paul Gaultier con motivi patchwork e spalline incrociate e pantaloni coordinati, mentre balla e twerka tra gli amici dopo aver spento le candeline sul provocatorio dessert firmato dall’artista egiziana Laila Gohar, celebre per trasformare il cibo in sculture concettuali e spesso ironiche”. E siccome si dice il peccato ma non il peccatore, non diremo che questo soffione pubblicitario a Matrioska, una rèclame dentro una rèclame dentro una rèclame, è opera di AdnKronos. Non è mai per soldi, è sempre per soldi: il resto è comunicazione.

“Emily Ratajkowski ha compiuto 34 anni. E fin qui nulla di strano, se non fosse che per il suo compleanno ha organizzato un party scatenato e super sexy con tanto di torta a forma di lato B. E sembra che il fondoschiena con tanga rosso che ha ispirato il dolce sia proprio il suo”. Sembra, eh. Perché ci vuole sempre quel quid cautelare, la professionalità prima di tutto, come a Garlasco. Voi ridete, ma nelle contorsioni eticulone di una topa model sta il vento che cambia, si capisce di più da quelle che da dieci cento mille editoriali analitici che tentano di spiegare dove va il mondo. Dove vuoi che vada, va sempre nel solito posto, in culo alla ragione e alla decenza, in culo a chi consuma questi personaggi stupidi ma spregiudicati che si vendono gli stupri (che non ci furono), i traumi, mai vissuti, le ipocrisie, nutrimento vitale, le prese di coscienza dal fondoschiena in su, salvo affogarlo in una cascata di panna culata.

Solo una cosa, cara Ratajkowski, la prossima volta, il prossimo compleanno non dimenticarti di aggiungere alla torta delle tue chiappe una bandiera palestinese. Sai, va di moda, l’ha fatto anche Elodie, la consapevolezza lo esige, quel popolo ha bisogno di un segnale forte e chiaro, dal tuo culo, dalla tua, wow, festa migliore di sempre, gli amici, l’amore, i soldi, tanti soldi.

Max Del Papa, 13 giugno2025

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