In Iran esplode un enorme caso mediatico. È diventato infatti di dominio pubblico un video che riprende il lussuoso matrimonio, svoltosi in uno degli hotel più lussuosi di Teheran, della figlia di Alj Shamkhani, stretto consigliere della guida suprema iraniana Khamenei.
Ad indignare però non è soltanto il trimalchionico sfoggio di ricchezza del regime, sintomo di una totale mancanza di empatia e della presenza di un divario incolmabile con la realtà popolare, ma soprattutto il fatto che il matrimonio si sia svolto all’occidentale: la sposa, infatti, indossava un abito così corto e scollato da poter essere ritenuto forse troppo audace persino nel nostro Paese per un’occasione sacra e formale come un matrimonio, figurarsi in una Nazione ove vige la legge islamica.
E dunque viene da chiedersi: l’establishment iraniano si è ormai così calato dentro una bolla da non rendersi conto dello stato dei suoi cittadini, un po’ come una novella Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena (la regina della celebre frase a lei erroneamente attribuita “Se non hanno pane, che mangino brioche”), oppure il video è stato volutamente condiviso come una prima avvisaglia di una frizione tra l’Islam politico intransigente e un suo ramo di ormai non più fedelissimi?
A suggerire la seconda ipotesi potrebbe essere la tempistica della condivisione; il matrimonio è avvenuto mesi fa, ma le riprese sono diventate di dominio pubblico solo oggi. Benché sia probabile che il video sia stato rispolverato o comunque strumentalizzato in un momento propizio, in cui le proteste popolari sono ai massimi storici, per suscitare ancora più rabbia sociale, è forse ancora più probabile che il video sia venuto fuori adesso per dare quantomeno una dimostrazione a Khamenei, cioè che il potere degli ayatollah, delle tuniche e delle donne coperte dalla testa ai piedi è ormai più caduco di quanto si pensi.
A tal proposito vale la pena analizzare la figura del padre della sposa, il ricco Ali Shamkhani. Quest’ultimo è stato segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, un ruolo di importanza significativa negli ingranaggi di Khamanei.
Pare però che Shamkhani da mesi sia promotore di una linea “riformista” (termine da prendere con le pinze e da non leggere all’occidentale, trattandosi comunque di una teocrazia). Inoltre l’ex segretario gode di un rapporto privilegiato con gli Stati Uniti, essendo stato lui il principale interlocutore con gli USA nei recenti, seppur instabili, accordi per il nucleare a seguito del blitz americano.
In virtù di ciò pare quantomeno plausibile che il video abbia costituito un messaggio e che l’indignazione popolare sia un ottimo gancio che Shamkhani può utilizzare: denudare un inflessibile regime della compostezza dei suoi principali frontman può generare un malcontento che se cavalcato bene può condurre anche ad un cambio di passo nell’organigramma fra politica e religione. Magari vedendo i leader vestire e divertirsi all’occidentale, il popolo capirà definitivamente che anche lui ha il diritto di farlo. E magari Shamkhani vuole proprio questo per far capire a Khamenei che l’ora delle guide supreme è giunta e che è meglio che l’Iran si doti di un sistema istituzionale dove la religione è sì presente, ma non è dominante.
Il punto è uno: ammesso e non concesso che questa chiave di lettura sia quella giusta e che non si tratti di una semplice défaillance mediatica del governo, il popolo iraniano è pronto? Probabilmente, sì.
Alessandro Bonelli, 24 ottobre 2025
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