
Le nuove rivelazioni sul caso Jeffrey Epstein hanno riacceso l’attenzione su una vicenda che, a distanza di anni dalla morte del finanziere, continua a produrre sviluppi e interrogativi. Al centro delle ultime notizie c’è ancora una volta Donald Trump, il cui rapporto con Epstein, documentato e discusso da tempo, è tornato sotto i riflettori grazie a un’inchiesta del Wall Street Journal che ricostruisce le circostanze della rottura tra i due.
Secondo il quotidiano statunitense, Epstein non era soltanto un assiduo frequentatore di Mar-a-Lago, la residenza e club privato di Trump in Florida, ma avrebbe beneficiato per anni di un canale diretto con il centro benessere della struttura. Le dipendenti della spa, riporta il Journal, venivano inviate con regolarità nella vicina villa di Epstein per massaggi e altri trattamenti. Una pratica che sarebbe proseguita fino al 2003, nonostante all’interno del club circolassero da tempo voci e malumori sul comportamento del finanziere nei confronti delle giovani donne.
Il punto di svolta sarebbe arrivato proprio nel 2003, quando un’estetista di 18 anni, rientrata da una visita nella casa di Epstein, riferì ai manager di Mar-a-Lago di aver subito pressioni per avere rapporti sessuali. Uno dei responsabili del club inviò un fax a Trump per informarlo dell’accaduto e suggerire di vietare l’accesso a Epstein. Trump, secondo quanto riportato, avrebbe risposto che la lettera era ben scritta e che si poteva procedere con l’allontanamento. Da quel momento, Epstein non mise più piede a Mar-a-Lago, anche se nessuna denuncia formale venne presentata alle autorità locali. L’arresto del finanziere arrivò solo tre anni dopo, in seguito alla denuncia di una madre per le molestie subite dalla figlia quattordicenne.
La ricostruzione del Wall Street Journal si inserisce in un contesto più ampio, segnato dalla pubblicazione progressiva di migliaia di documenti sul caso Epstein, resa possibile da un ordine del Congresso al dipartimento di Giustizia. Dopo che la ministra Pam Bondi aveva sostenuto, la scorsa estate, che non esistesse una “lista dei clienti” e che il dossier potesse considerarsi chiuso, l’interesse pubblico è tornato a crescere. Le carte, diffuse a ondate a partire dal 19 dicembre, hanno riportato al centro del dibattito la rete di relazioni del finanziere, che comprendeva reali, miliardari e personaggi di primo piano della vita pubblica internazionale.
Trump ed Epstein si conoscevano dalla fine degli anni Ottanta e la loro amicizia si consolidò negli anni Novanta, quando entrambi erano figure di spicco nei rispettivi ambienti. Epstein, pur non essendo mai diventato socio, frequentava regolarmente Mar-a-Lago fin dalla trasformazione della tenuta in club, nel 1995. Già allora, però, secondo il Journal, Epstein era considerato da alcuni soci una presenza sgradita. Anche Marla Maples, seconda moglie di Trump, avrebbe espresso più volte preoccupazione, avvertendo il marito che nel comportamento del finanziere c’era “qualcosa di strano” e invitandolo a prendere le distanze.
Nonostante questi segnali, il rapporto tra i due proseguì per anni. Nel 2002 Trump descrisse Epstein al New York Magazine come “una persona molto divertente”, aggiungendo una frase che col senno di poi ha assunto un peso particolare: “Gli piacciono le belle donne, come a me. E molte di queste sono giovani”. All’inizio del 2003 risale anche la lettera di auguri per il cinquantesimo compleanno di Epstein, accompagnata da uno schizzo di un corpo femminile nudo, divenuta in seguito uno degli elementi più discussi del loro legame. I due si ritrovarono anche su fronti opposti nel 2004, quando si contesero all’asta una proprietà immobiliare a Palm Beach, vinta infine da Trump dopo alcuni contatti telefonici tra i due nei giorni precedenti.
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Negli ultimi mesi Trump ha ribadito che la rottura avvenne proprio per il comportamento inappropriato di Epstein con le giovani donne del club. Circostanze confermate. Intanto il lavoro di revisione dei documenti prosegue. Secondo il New York Times, il dipartimento di Giustizia ha mobilitato centinaia di avvocati per esaminare oltre cinque milioni di file, con l’obiettivo di tutelare l’identità delle vittime e non interferire con altre indagini federali. Nelle prossime settimane sono attese nuove pubblicazioni, destinate a mantenere alta l’attenzione su un caso che continua a intrecciarsi con la storia recente della politica e del potere negli Stati Uniti.
Franco Lodige, 31 dicembre 2025
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