
Se il marchese De Sade fosse ancora in questo mondo si compiacerebbe di vedere quanto le sue opere abbiano dipinto una realtà immutabile nel corso della apparentemente inesistente storia umana. Quasi profetiche nel dipingere le forme in cui il potere si manifesta, in un crescendo di dominio psico-sessuale, come una infernale coazione a ripetere. Questo emerge dalla vicenda Epstein. Tralasciando di indugiare ancora sui protagonisti coinvolti, ricordando che gli abusi sono sempre rigorosamente bipartisan con buona pace di chi ritiene che il male alberghi solo ed esclusivamente in una certa fazione, e sulla rete di potere e ricatto alla base della vicenda, non possiamo che restare impressionati da come i dettagli dell’inquietante scandalo ricalchino quanto scritto in opere estreme della letteratura libertina.
Sade in particolare, ma anche Lautréamont, Poe, senza dimenticare alcune terribili ed efficacissime visioni cinematografiche; dal violentissimo Salò di Pier Paolo Pasolini al gelido ma non meno efficace Eyes Wide Shut di Kubrick. Le feste di Epstein non somigliano alle orge mascherate ritratte nel film di Kubrick o a quelle descritte nelle 120 Giornate di Sodoma sadiane e pasoliniane? Al centro di queste opere vi è la riflessione su come il potere agisce, manifestandosi soprattutto nello sfruttamento dei corpi degli esseri umani. La deriva più oscura eppure più vera del potere è l’abuso e la distruzione del prossimo, disponendo della sua volontà. Cannibalismo sociale. Non a caso nei file Epstein la parola “cannibale” appare ben 52 volte mentre di “cannibalismo” si parla 6 volte. Sull’isola del miliardario troneggiava un edificio simile ad un tempio con cupola dorata. I più agguerriti complottisti sostengono che sull’isola avvenissero dei sacrifici umani e che oltre al sesso nelle orge si consumassero anche rituali di questo tipo.
Non c’è modo di sapere se ciò sia vero o meno. Molto probabilmente i riferimenti al cannibalismo erano espressioni metaforiche per definire qualcos’altro. Come negli interminabili romanzi di Sade i protagonisti delle feste in casa Epstein consumavano le giovani e giovanissime ragazze procurate ad hoc, ignari (non si sa fino a che punto) di essere essi stessi sfruttati per finalità di spionaggio. Alcuni tra i più noti miliardari “filantropi” prendevano parte a questi divertimenti violenti che, come sempre succede, hanno avuto una fine violenta, portando alla morte il loro anfitrione.
Pedofilia e sadismo vanno di pari passo in questa storia, davvero esemplare nell’illustrare come agisce il potere nel mondo; non davanti alle telecamere ma nelle ombre di luoghi invisibili ai più, e sempre si basa sullo sfruttamento dei corpi (per lo più) delle sue vittime, che totalmente vittime poi non sono mai. Non ci sono innocenti o carnefici assoluti. Così come non esiste alcuna superiorità morale da imporre o false pose filantropiche. La dimensione rigorosamente sessuale è ciò che accomuna quasi tutti gli scandali in cui sono coinvolti dei potenti; Weinstein, il caso Clinton-Lewinsky, le vicende di Bill Cosby e Kevin Spacey e tutto il movimento Metoo.
Il potere si realizza nel dominio del prossimo, dominio che è (quasi) sempre di tipo sessuale. Dai tempi di Sade nulla è cambiato e, come nei suoi romanzi, sono in fondo tutti colpevoli.
Francesco Teodori, 13 febbraio 2026
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