Epstein va bene solo se incastra Trump

La sinistra che oggi urla sui dossier del finanziere miliardario è la stessa che per anni ha ignorato tutto ciò che accadeva nell’isola privata

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trump epstein

Parliamo dei dossier Epstein, quel segreto che fa tremare Washington più di un finanziere davanti al negozio di un bangladino. E all’improvviso tutti, soprattutto CNN, hanno questa irrefrenabile sete di trasparenza. Certo, dopo quattro anni passati a fingere che il fascicolo non esistesse, ora sono lì che gridano “rilasciateli!”. Epstein, per chi non lo sapesse, è un finanziere miliardario americano che fu arrestato perché gestiva un giro di prostituzione minorile per miliardari. Aveva persino un suo aereo privato, il “Lolita Express”, con cui scarrozzava gli amici fino alla sua isola privata nelle US Virgin Islands, poi soprannominata “Pedo’s Island”.

Dopo l’arresto fu incarcerato sotto sorveglianza continua ma riuscì comunque a “suicidarsi”… Diciamo solo che forse doveva portarsi dietro tutti i segreti che sapeva. È già, era il segreto di Pulcinella meglio finanziato al mondo: tutti sapevano, tutti giravano la testa dall’altra parte, tutti facevano finta di niente… magari mentre sorseggiavano champagne in hotel a cinque stelle. Aveva così tanti amici potenti che poteva organizzare summit nel suo salotto. Clinton era un habitué sul Lolita Express, gli accademici in coda per le sue donazioni, e i progressisti morali a pronunciare frasi tipo “chi è senza peccato scagli la prima pietra, dopotutto è generoso”. Una barzelletta che manco il buon Alvaro “Pierino” Vitali avrebbe avuto il coraggio di scrivere.

Trump lo conosceva, sì, ma giusto il tempo di capire che le sue feste non erano esattamente “PG-13”. L’ha cacciato da Mar-a-Lago come si caccia il tizio molesto da una bisca. E quando uno diventa troppo “irrequieto” anche per il grande Donaldone, si capisce che questo Epstein deve essere stato proprio uno dai “peggiori bar di Caracas”. Però i media questa parte se la sono persa: troppo impegnati a capire come nascondere la crescita di consensi del presidente. Ed eccoci arrivati ad oggi. Nel finto stupore di tutti, Trump ha richiesto che vengano resi pubblici quelli che sono stati chiamati gli “Epstein files”, cioè i documenti contenenti i risultati dell’inchiesta sul finanziere e che conterrebbero i nomi dei super vip, anche politici, che avrebbero “goduto” dei servizi esclusivi offerti sulla “Pedo’s Island”.

CNN e compagnia bella vogliono i dossier “per la verità”, ma in realtà per mesi hanno millantato che Trump non volesse che diventassero pubblici perché sarebbe stato incriminato. Ma se quei documenti avessero contenuto il nome di Trump, oggi avremmo i titoli delle pagine giornalistiche proiettati sulle nuvole come il Bat-segnale. Rachel Maddow avrebbe già pronta una miniserie in otto puntate dal titolo “Epstein: bla bla bla, tutta colpa di Trump”. Invece niente. Quattro anni nelle mani di Biden e il fascicolo è rimasto chiuso come l’ufficio di Landini in un qualsiasi venerdì dell’anno.

Epstein intanto distribuiva soldi ovunque, come un gangster che finalmente ce l’ha fatta e vuole farsi vedere nel quartiere. Università, fondazioni, campagne “progressiste”: tutti prendevano, nessuno domandava. Harvard gli apriva le porte, Hollywood gli sorrideva, e se qualcuna delle sue frequentazioni aveva sedici anni… beh, dettagli… del resto si sa, all’amor non si comanda. L’importante era la posa morale. E poi c’era quel quadro di Clinton in abito blu e tacchi rossi, appeso in casa di Epstein come un santino blasfemo. Non è simbolismo: è una dichiarazione di guerra alla decenza.

E in mezzo a questo teatrino morale non poteva mancare Harvard, la cattedrale dell’élite che ti spiega come funziona il mondo. L’ex presidente Larry Summers, che per curriculum sembra il boss finale del neoliberismo, è rimasto nell’orbita di Epstein per anni con un tono da “amico di famiglia”, scambiandosi mail su politica, progetti legati ad Harvard e perfino chiedendogli consigli sentimentali, come se il “pappone miliardario” fosse il suo consulente sentimentale. Le nuove rivelazioni mostrano una corrispondenza lunga e confidenziale, ben dopo la condanna di Epstein, al punto che Summers oggi parla di “profonda vergogna”, si fa da parte da vari incarichi e l’università ha riaperto l’inchiesta sui suoi rapporti con lui: intanto per anni ha urlato le sue prediche sulla correttezza a tutti.

E adesso? Adesso si atteggiano tutti a paladini della giustizia. La sinistra che urla “credete alle donne” è la stessa che per anni ha ignorato l’isola privata con più minorenni di un concerto di Justin Bieber. Sono contro le élite, ma solo quelle degli altri. Vogliono la responsabilità, ma solo quella degli avversari. E adesso chiedono i dossier… quando pensano che possano uscire indenni dal fuoco. Ora vediamo chi resta con la coscienza pulita e chi invece ha passato anni a fare networking con un tizio che trattava le ragazze come merce. Se davvero vogliono rilasciarli, benissimo. Così scopriamo chi si è venduto per un viaggio ai Caraibi, chi ha barattato la moralità con un assegno e chi oggi fa la verginella dopo aver fatto finta di non vedere.

Perché se pretendi di fare il santo mentre nascondi la lista degli invitati, non sei il buono. Sei solo il PR dell’inferno. E il problema non è Epstein. È chi l’ha protetto per anni, e ora finge di essere scioccato dalla propria omertà.

Carlo Rascel, 28 novembre 2025

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