
Avevo appena finito di girare un video per un pezzo su nicolaporro.it dedicato alla presenza della National Guard a Washington DC. Un servizio di contesto, niente di più. Chi avrebbe mai detto che pochi minuti dopo due membri di quello stesso corpo armato sarebbero diventati il bersaglio di un attacco che li avrebbe ridotti in fin di vita.
Ero a un isolato di distanza, ancora con il telefono in mano, quando la normalità del primo pomeriggio di Downtown è stata spezzata da una serie di colpi secchi. Troppo rapidi e regolari per essere scambiati per altro. In quell’istante, il brusio degli uffici e il rumore dei bus sono spariti dalla mia testa, lasciando solo la domanda che non vuoi mai farti a pochi passi dalla Casa Bianca: “Stanno sparando davvero qui?”.
Nel giro di pochi secondi il quartiere ha cambiato pelle. Prima tutti si domandavano cosa fosse successo, poi è arrivata la conferma: a terra non c’erano due sconosciuti qualunque, ma due membri della Guardia Nazionale del West Virginia, colpiti a pochissime centinaia di metri dal cuore politico degli Stati Uniti. Il paradosso era evidente: i soldati che fino al giorno prima alcuni hanno considerato simbolo di un “eccesso” di sicurezza diventavano a loro volta vittime in pieno giorno.
Da quel marciapiede ho visto la città trasformarsi in una scena di crisi. Lampeggianti sulle facciate, strade chiuse a tempo record, una sfilata di corpi della sicurezza americana: polizia metropolitana, agenti federali, personale della sicurezza presidenziale, servizi segreti. Sopra di noi, gli elicotteri chiudevano il cerchio, come a ricordarci che eravamo dentro la notizia.
I primi dettagli parlavano di un aggressore solitario: sarebbe sbucato all’improvviso, avrebbe alzato l’arma e aperto il fuoco a distanza ravvicinata. Alcuni testimoni raccontavano di altri membri della Guardia che si erano lanciati all’inseguimento riuscendo a fermarlo dopo pochi secondi. I civili oscillavano tra l’istinto di filmare e quello, decisamente più prudente, di allontanarsi. In un posto dove convivere con le forze dell’ordine è routine, la linea tra spettatore e potenziale bersaglio si è assottigliata all’improvviso.
Mentre mi muovevo tra i palazzi senza capire ancora cosa stesse succedendo, ho chiesto a un agente: due membri della Guardia Nazionale del West Virginia erano stati colpiti in un’imboscata a due passi dal National Mall. Sono in condizioni critiche. Il sospetto è stato ferito nello scontro e ora è in custodia.
Per la sorpresa di… nessuno, si tratta di Rahmanullah Lakanwal, un mussulmano afghano arrivato negli USA nel 2021, parte del programma che ha portato in America gli afgani che hanno collaborato con gli Stati Uniti. Apparentemente il suo asilo politico è stato concesso troppo presto!
Da lì in avanti il quartiere è diventato quello che vedete nei filmati: agenti ovunque e un via vai continuo di mezzi. Viverla da così vicino è stato surreale. Un attimo prima passeggiavo con i miei figli, un attimo dopo la città era in stato di allarme mentre le autorità allestivano il punto stampa a pochi metri da me.
Mentre scrivo, i comunicati parlano ancora di indagini in corso, movente da chiarire, un sospetto in custodia e due militari in condizioni critiche. Le versioni si aggiornano, i portavoce pesano le parole, ma l’immagine che rimane è quella di un pomeriggio qualunque trasformato in un momento di paura.
E così il mio video “di contesto” sulla presenza della National Guard è diventato il prologo involontario di una storia molto più cupa. Una storia che non chiede solo “chi ha sparato e perché”, ma “che città stiamo accettando di abitare, se l’idea di sentire colpi d’arma da fuoco a un isolato da noi non ci sorprende quasi più”.
Cesare Rascel, 27 novembre 2025
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