
Lo shock per la caduta di una cabina della funivia del Titlis che ha causato la morte di una donna è ancora forte. Dopo varie ipotesi, le cause della tragedia sembrano diventare un po‘ più chiare e 20Minuten.ch le illustra.
Il parlamentare svizzero del partito liberale radicale, Hans Wicki, presidente del consiglio di amministrazione della Titlis Bergbahnen, la società che opera l’impianto in questione, ha chiarito la dinamica dei fatti. L’incidente è accaduto mentre i tecnici erano impegnati a staccare le cabine dal cavo nella stazione a valle. “Al momento della disgrazia era già stato deciso di fermare la funivia a causa del forte vento. I tecnici stavano parcheggiando le gondole“, come dichiarato al Tages Anzeiger. E pare che proprio durante questa procedura di sicurezza sia avvenuto il distacco della cabina. Continua il presidente: “Le funivie Titlis investono molto in sicurezza e controlli – un tale guaio non può capitare“. Non è ancora certo, tuttavia, se una morsa (che tiene la cabina attaccata al cavo) abbia giocato un ruolo chiave oppure no. Se ci siano stati cedimenti di materiali lo accerterà il Servizio d’inchiesta svizzero sulla sicurezza (SISI). Come spiegato dall‘amministratore delegato di Titlis Bergbahnen, Norber Patt, ad ogni partenza ed arrivo in una stazione, la gondola apre e chiude la morsa che la tiene agganciata al cavo di trazione. Questo processo viene monitorato in modo molto stretto. I risultati delle misurazioni di ogni singola morsa non sono ancora disponibili. Per questo, sempre secondo Patt, sono necessarie ulteriori analisi tecniche. Wicki infine, parlando sicuramente più da politico che da manager, ripete convinto nell’intervista al quotidiano zurighese che “nel corso di molti anni non è mai successo nessun grande incidente, Questo dimostra che il livello di sicurezza è alto. Proprio per questo, il caso in oggetto è così anomalo. Sono convinto che noi abbiamo fatto tutto il possibile secondo le conoscenze odierne e in conformità alle norme aplicabili”.
In pratica però bisogna tornare al 2021 e alla drammatica tragedia della funivia del Lago Maggiore in cui morirono 14 persone. Anche allora il ruolo delle morse risultò centrale. Ai tempi dell’incidente in Italia, il SISI in Svizzera scrisse in un rapporto riguardo a possibili falle nella sicurezza delle funivie svizzere. Le gondole potrebbero cadere perché le morse non chiudono bene. E ai tempi, il rapporto, dell’ente di sicurezza elevetico indicava anche chiaramente quali tipi di morse fossero pericolose: le cosiddette “morse a punto morto” dei tipi AK 2, AK 3, AK 4, AK 5 e AK 6. Quindi, dopo l’incidente del Mottarone, il Servizio d’inchiesta svizzero sulla sicurezza avvertì il responsabile Ufficio Federale dei Trasporti su un deficit di sicurezza delle morse di seggiovie e cabinovie che fissano le cabine ai cavi. Queste morse vengono prodotte dal più grande costruttore di funivie del mondo, Doppelmayr Garaventa. Nonostante le morse aperte, le funivie avrebbero potuto partire in caso di guasto del sistema di monitoraggio, con le morse che non avrebbero più trattenuto la seggiovia o la cabina sul cavo, come affermava il clamoroso rapporto dell’epoca!
Come riportato da 20Minuten.ch, in un’intervista al Tages Anzeiger, Philippe Thürler, responsabile del settore ferrovie / impianti a fune e navigazione del SISI, ha dichiarato che “abbiamo terminato le indagini sul luogo della sciagura e la morsa si trova nella nostra officina per essere esaminata; dopo il controllo dei cavi e dei rulli la funivia potrà essere rimessa in marcia. Quindi il SISI non ritiene di dover prendere ulteriori precauzioni immediate sulla funivia. Non vediamo alcun problema sistemico in un particolare tipo di morsa“. Insomma, secondo l’esperto di sicurezza delle funivie, Reto Canale, sentito dalla radio televisione svizzera SRF, ci sono due possibili cause dell’incidente: “Errore umano o difetto tecnico. Nel caso di errore umano, il personale potrebbe aver preso sotto gamba il controllo della forza della morsa e non aver fermato la cabina”. In caso di difetto tecnico, potrebbe trattarsi di materiale non idoneo o una collisione con un palo o un corpo estraneo. Anche in questo caso, comunque, l’ingegnere, così come prima di lui l’amministratore delegato e il politico/manager, è convinto che l’incidente sia avvenuto in modo inusuale e del tutto sfortunato, essendo totalmente persuaso della sicurezza svizzera.
Speriamo sia veramente come dicono, perché purtroppo, quando c’è in gioco la sicurezza, basta anche solo una piccola falla, e soltanto una volta, per creare veri disastri.
Andrea Gebbia, 20 marzo 2026
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