Mentre prosegue l’attesa per l’esito dell’istanza di ricongiungimento della cosiddetta famiglia nel bosco (da quel che si sa i giudici sono entrato in camera di consiglio il 23 luglio scorso), scende in campo la deputata forzista Michela Vittoria Brambilla, presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza.
Multo dura la posizione della Brambilla, che già in passato aveva espresso molte perplessità in merito all’allontanamento dei bambini, che per la cronaca vivono in cattività da quasi nove mesi. “Per i bambini della ‘famiglia nel bosco’ l’incubo sembra non finire mai – scrive in una nota la deputata -. Hanno già passato il Natale lontano dai loro genitori e ora rischiano di passare in casa famiglia anche il Ferragosto. Nonostante il difensore abbia presentato per tempo, il 25 giugno, l’istanza di ricongiungimento, il Tribunale per i minorenni dell’Aquila non si è ancora pronunciato. È assurdo che le sofferenze dei piccoli Trevallion, oltre che di papà Nathan e mamma Catherine, debbano essere prolungate oltre ogni limite ragionevole. A quanto risulta – conclude la Brambilla – è scaduto anche il termine per la presentazione di memorie. Manca solo la decisione del tribunale”.
Già, come ci sforziamo di ripetere anche nel nostro piccolo, malgrado tutte le presunte carenze imputate ai genitori di questi sfortunati bambini siano state da tempo sanate, anche in tempi molto rapidi, la cosa che ogni giorno che passa appare come la più ardua da raggiungere è il “bollino” dei magistrati con i quali si dovrebbe certificare il ripristino della perduta capacità genitoriale. Capacità genitoriale che per molti autorevoli esperti del settore in realtà non avrebbe mai dovuta essere messa in discussione.
Non solo. I consulenti di parte, lo psichiatra Tonino Cantelmi e la psicologa Martina Aiello, hanno inviato una relazione per segnalare “evidenti manifestazioni cliniche riconducibili agli effetti del trauma da sradicamento, osservabili sul piano emotivo, comportamentale e relazionale. Tali manifestazioni indicano che l’esperienza di separazione dal loro contesto familiare di origine non rappresenta un rischio meramente potenziale, ma ha già prodotto un impatto significativo e lesivo sul loro equilibrio psicologico”. Stando alla relazione, uno dei bambini si morderebbe le mani producendosi delle ferite.
Ma tant’è, giunti al fin della licenza, come si suol dire, a questo punto resta da fare solo un piccolo passo per ottenere il grande risultato di riavvicinare i tre minori a due genitori che, come ha spesso sottolineato l’illustre Cantelmi non sono mai stati né violenti e né abusanti, oltre ad aver realizzato un ambiente familiare estremamente affettivo. Momenti di grande affettività familiare che, come dice mestamente Roy Batty nell’epilogo di Blade Runner, nella dimensione emotiva dei tre bimbi “andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia.” A questo punto non resta che appellarci al Padreterno.
Claudio Romiti, 6 agosto 2026
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Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI


