“Famiglia nel bosco, 9 mesi di strazio. Il pianto disperato di Catherine: «Non ci dicono neanche dove andranno a scuola»”, questo il titolo di un articolo pubblicato il 25 agosto dal Secolo d’Italia. Nel pezzo vengono elencati in sintesi i drammatici passaggi che hanno letteralmente devastato l’esistenza di 5 persone.
Una situazione che, come ci sforziamo di ripetere su queste pagine sin dall’inizio della vicenda, sta assumendo i contorni di un dramma kafkiano, nel quale tre piccole e innocenti anime sono state letteralmente ingoiate dal leviatano della nostra immarcescibile burocrazia giudiziaria.
Ebbene, come riporta il quotidiano diretto da Antonio Rapisarda, un elemento ancora ignoto sta ulteriormente mettendo alla prova i due disgraziati genitori: la totale incertezza in merito alla scuola dell’obbligo nella quale verranno iscritti i loro tre pargoli.
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Secondo quanto scritto nell’articolo da Maurizio Ferrini, “le ipotesi sono due. Una è la scuola elementare di Palmoli, vicino alla loro abitazione. L’altra è un istituto di Vasto. Ed è proprio questa seconda possibilità a preoccupare la coppia: iscrivere i figli a Vasto significherebbe, nei fatti, prepararsi alla loro permanenza in comunità anche durante l’anno scolastico”.
Quindi, dopo essersi letteralmente cosparsi il capo di cenere, avendo di conseguenza accettato e messe in pratica tutte le prescrizioni suggerite/imposte dalle autorità competenti, Catherine e Nathan, dopo oltre nove mesi, non hanno acquisito alcuna certezza in relazione al futuro prossimo dei figli.
E se per avventura le stesse autorità dovessero inserire i bambini in una scuola di Vasto, che dista circa 40 chilometri dalla casa nel bosco, ciò darebbe quasi il colpo di grazia alla legittima e costituzionale aspirazione della coppia Trevallion-Birmingham di riunire la propria famiglia.
Claudio Romiti, 26 agosto 2026
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Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI


