
Sul tema dei tre bambini del bosco di Palmoli, che stanno subendo qualcosa di simile ad una carcerazione preventiva, martedì pomeriggio c’è stato un duro scontro dialettico tra la onnipresente Roberta Bruzzone, che sembra sempre in procinto di esplodere, e il bravo Luca Fazzo del Giornale. Il fatto è avvenuto durante Ore 14, condotto su Rai2 da Milo Infante, il quale si è trovato in evidente difficoltà a contenere la furia della criminologa che stava intervenendo in collegamento video. Tant’è che ad un certo punto dalla regia si sono visti costretti a chiudere l’audio alla inviperita professionista.
Il diverbio si è scatenato come un improvviso temporale allorché il giornalista, commentando l’affermazione della Bruzzone sulla richiesta avanzata dalle autorità ai genitori di autorizzare una visita neuro-psichiatrica per i loro pargoli – richiesta, a mio avviso, ragionevolmente rifiutata dai genitori. Fazzo ne ha preso fermamente le distanze, considerandola eccessiva in relazione a ciò che molti locali testimoni, sindaco compreso, hanno raccontato ai giornalisti. A questo punto la Bruzzone è uscita letteralmente dai gangheri, intimando più volte al buon Fazzo di non dire sciocchezze.
A suo avviso, appellandosi ad alcuni protocolli internazionali di sua conoscenza, il timore delle eventuali carenze legate alla socializzazione dei bambini non possono essere tacitate dalla testimonianza delle tante persone del luogo che in questi giorni ne hanno sottolineato l’evidente condizione felice ed equilibrata. A suo dire occorre sempre e comunque l’avallo di un esperto autorizzato dal Tribunale, con tanto di timbro e ceralacca, mi permetto di aggiungere.
Oltre a ciò, la Bruzzone ha stigmatizzato i genitori in oggetto, mettendone di fatto in discussione le loro capacità di tutelare adeguatamente i figli, perché un anno e mezzo fa la loro intera famiglia rimase vittima di una pesante intossicazione da funghi. Cosa, peraltro segnalata dallo stesso Fazzo, che per la cronaca avviene spesso e volentieri anche in molte famiglie che vivono in città.
A questo punto, onde tacitare i dubbi e le perplessità della nostra sempre arrabbiata eroina in merito alle capacità genitoriali di chi vive con la prole nei boschi o in luogo abbastanza isolati, dopo aver invocato il vaccino di fatto obbligatorio anche per i ragazzi durante il Covid, sarebbe cosa buona e giusta imporre ai loro figli una adeguata visita neuro-psichiatrica. In questi casi, melius abundare quam deficere.
Claudio Romiti, 27 novembre 2025
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