Cronaca

Famiglia nel bosco, la Rai dà i numeri

famiglia nel bosco Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Sul tema della famiglia nel bosco, martedì mattina ho assistito ad una puntata che definirei agghiacciante per il messaggio che si è voluto dare ai telespettatori. Mi riferisco, in particolare, all’intervento di due esponenti della cosiddetta scienza, che secondo la conduttrice, Eleonora Daniele, avrebbe la priorità su qualsiasi opinione espressa dai comuni mortali (quasi che la stessa scienza si esprimesse con un linguaggio unico e non attraverso una infinità molteplicità di proposizioni a volte anche opposte tra loro).

Ebbene, il neurologo Placido Bramanti, a cui la Daniele ha chiesto se l’indagine psicologica che il Tribunale vorrebbe far eseguire sull’intera famiglia Trevillion-Birmingham possa comportare qualche conseguenza traumatica tanto sugli adulti che sui tre bambini, ha dato una risposta a mio avviso stupefacente e lontana dal quesito posto dalla giornalista: “C’è una considerazione sul neuro-sviluppo. Neuro-sviluppo che penso che sia uno dei temi più importanti su cui le psicologhe e il Consulente tecnico d’ufficio si stanno interessando; perché con l’isolamento ci sono delle aree che i bambini non utilizzano e delle altre aree che utilizzano. Poiché questa è una fase formativa molto importante, non avendo sollecitazioni scolastiche, attività sportive e, soprattutto, confronto con gli altri bambini, loro possono avere nel futuro qualche limitazione psicologica e sviluppare ansia e comportamenti aggressivi. Quindi ritengo che una parte della valutazione degli assistenti sociali sia dedicata a questo”.

Ora, in estrema sintesi, mi sembra che il nostro luminare sia piuttosto disinformato e che, di conseguenza, ritenga che i tre minori sottratti alla coppia anglo-australiana siano come il famoso Victor, il ragazzo selvaggio che viveva in solitudine nei boschi del Massiccio Centrale, in Francia, alla fine del ‘700, il quale, riportato nel mondo civile, non riuscì mai a sviluppare appieno le normali facoltà di una persona civilizzata. In realtà, come è stato ampiamente documentato anche dai legali della famiglia nel bosco, i tre bambini giocavano regolarmente con gli altri coetanei di Palmoli e, secondo le testimonianze di alcuni negozianti e abitanti del paese, erano sempre molto allegri e comunicativi con chiunque incontrassero.

Ma il colpo di grazia alle nostre speranze di ascoltare qualcosa che avesse un minimo di buon senso in questa angosciante situazione di stallo ce la data la psicologa e psicoterapeuta Maria Rita Parsi, la quale fino a questo momento aveva decisamente criticato la decisione di allontanare i tre bambini. Eppure sentite cosa è stata in grado di dire: “La verifica delle capacità genitoriali dei genitori dovrebbe essere una prassi; come pure individuare attraverso la scuola momenti di incontro e di socializzazione, quello che ha detto il professore – riferendosi all’intervento del neurologo -, per vedere quali aree del cervello vengono attivate mentre si cresce. Poiché è fondamentale questa crescita, ciò dovrebbe essere un costume comune. Quando poi – ha concluso la Parsi – si dice ‘lo psicologo’, ‘lo psicoterapeuta’, ‘il neurologo’, ma – intendendo queste figure professionali – sono fondamentali per la crescita dei piccoli come dei grandi”.

A questo punto che dire: assumiamo nelle scuole ed in ogni ambito pubblico un esercito “strizzacervelli” con il compito di punzonare lo stato psichico di tutta la popolazione e, ancor più importante, dotare tutte le aule scolastiche di adeguata strumentazione per verificare se tutte le aree del cervello siano state adeguatamente attivate. E dopo aver sottoposto l’intera popolazione in età scolare ad almeno un encefalogramma a settimana, possiamo tranquillamente portare il nostro cervello oramai devastato all’ammasso. Non credo che ci sia molto altro da aggiungere.

Claudio Romiti, 1° gennaio 2026

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