
Giovedì scorso per l’ex famiglia nel bosco è stata una giornata molto movimentata. Come abbiano già scritto, la Garante nazionale dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Marina Terragni, si è recata nella casa famiglia in cui sono reclusi i tre bambini, onde verificarne l’effettiva condizione. Molto duro il rapporto divulgato alla stampa dalla Garante, che ha ribadito l’auspicio per un rapido ricongiungimento del nucleo familiare anglo-australiano. In particolare, la Terragni ha puntato il dito nei confronti dei provvedimenti adottati dal Tribunale competente, sulla base delle relazioni degli assistenti sociali, quest’ultimi giudicati non all’altezza della situazione.
Queste le sue parole: “Resto dell’opinione che vi sia una evidente sproporzione tra le problematiche riscontrate nella famiglia Trevallion e la decisione di sradicare i bambini dalla loro casa, dai loro affetti e dalle loro abitudini. E che la radice di questa sproporzione – sentenzia l’Autorità garante – sia il sostanziale fallimento del progetto elaborato dai servizi sociali. Alle iniziali difficoltà di relazione con il nucleo, difficoltà che probabilmente – spiega la Terragni – , sia pure in gradi diversi, si presentano ogni volta che una famiglia viene attenzionata, non si è saputo rispondere con adeguata professionalità”.
In ultima analisi, sostenendo che da tempo si discute di una certa “inadeguata formazione degli operatori dei servizi che intervengono” in questi delicatissimi ambiti, la Garante ha fornito la prova indiretta di tale inadeguatezza, rammaricandosi del mancato incontro con una delle artefici di questa straziante vicenda: “Sarebbe stato importante un confronto con l’assistente sociale impegnata nel caso, confronto al quale l’operatrice non si è resa disponibile”.
La stessa assistenze sociale, Veruska D’Angelo, che la notte in cui fu allontanata mamma Catherine – nel modo orribile a cui milioni di telespettatori hanno potuto assistere – , volle restare fino all’ultimo, come una sorta di sceriffo dello Stato morale, per accertarsi che il provvedimento del giudice fosse eseguito fino in fondo. La stessa assistente sociale che la mattina successiva, stette per oltre tre ore nella stessa casa famiglia, per poi uscire di soppiatto e rannicchiarsi nel sedile posteriore dell’auto condotta dal marito, per sfuggire alle inevitabili domande dei giornalisti. La stessa assistente sociale che, come già scritto, ha accuratamente evitato di interloquire con la Garante nazionale ma, udite udite, non con quella della sua regione, l’Abruzzo. Infatti, nella stessa giornata di giovedì la D’Angelo si sarebbe incontrata in un luogo riservato con la Garante regionale, Alessandra De Febis e con papà Nathan, che nella ignobile mostrificazione che si è fatta della moglie, viene dipinto come l’anima buona e dialogante della famiglia. Scopo evidente della riunione è stato quello di arrivare presto ad una soluzione accettabile di questo orrendo pasticcio giudiziario.
Da quanto riportano le fonti più attendibili, l’incontro sarebbe durato circa tre ore, con al centro la possibilità di riconsegnare i bambini alla famiglia legittima, ma affidando l’affidamento esclusivo al padre. Ora, al netto di qualsiasi considerazione sul fatto in sé, una cosa però emerge con grande chiarezza, confermando l’ampio margine di intervento che il sistema concede da tempo a questi personaggi, gli assistenti sociali, che esercitano un potere assolutamente sproporzionato. Tant’è che in questa vicenda, per come si sono messe le cose, anziché essere direttamente il Tribunale a cercare una mediazione con i genitori e con i loro rappresentanti legali e i loro consulenti, artefice di ciò sembra essere una figura che per definizione dovrebbe limitarsi ad assistere le famiglie, e non ad applicare loro lo stigma dell’inadeguatezza.
In questo senso, la proposta di legge sugli allontanamenti dei minori appena presentata in Parlamento dalla maggioranza dovrebbe disarmare quasi del tutto questi sceriffi dello Stato morale. Essa, in particolare, prevede l’obbligo di una consulenza tecnica collegiale composta da neuropsichiatra infantile, pediatra e altri esperti esterni. Costoro saranno chiamati a realizzare una perizia, vincolante per il giudice, che dovrà analizzare i rischi psico-fisici derivanti dall’ambiente familiare e confrontare le possibili soluzioni prima di qualsiasi decisione di allontanamento.”
In conclusione, ogni legge è sicuramente perfettibile, ma almeno in questo modo anche gli assistenti sociali con il pallino di rieducare il mondo secondo le loro ideologie verranno messi definitivamente in grado di non nuocere. In questo senso, vorrei solo ricordare un famoso aforisma di Winston Churchill: “Date un briciolo di potere ad un idiota, e avrete creato un tiranno”. E i bambini nel bosco, non hanno bisogno né di tiranni e né di lupi travestiti da agnelli.
Claudio Romiti, 14 marzo 2026
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