Farsa ecologista, la vernice “lavabile” non si lava: ora fateli pagare

Gli eco-vandali ci costano 200mila euro. Intanto l’informazione solidarizza in regime di correità

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ultima generazione

Nella ridefinizione marxista, postmarxista può cambiare l’escatologia, il fine ultimo, possono mutare gli pseudovalori strategici ma resta intatta la viltà, l’opportunismo dei cacciatori di dote e di fama: la Chloe attivista di Ultima Generazione dai lunghi capelli ricci da principessa berbera, molto bella, molto curata, da apprendista influencer, a giro nelle televisioni a promuovere la sua faccetta, è la figlia naturale di una razza che non passa e che Pasolini codificava una volta per sempre a Valle Giulia, ricordate? “Avete facce di figli di papà. Vi odio come odio i vostri papà. Buona razza non mente. Avete lo stesso occhio cattivo. Siete pavidi, incerti, disperati (benissimo!) ma sapete anche come essere prepotenti, ricattatori, sicuri e sfacciati: prerogative piccolo-borghesi, cari”. La Chloe contro cui ragionare è inutile, ci prova Francesco Borgonovo, duro e gelido come una guardia di confine ma si deve arrendere, la sequela di luoghi comuni, di idiozie pseudoinformate, di cazzate monumentali è invincibile e tossica, come la iattanza e l’incompetenza sì che Alessandro Sallusti può concludere: fanno più inquinamento questi che lo smog.

Nella ridefinizione della lotta di classe senza più classe, affidata ora ai migranti da integrare seppur disintegrati, ora al terrorismo vaccinale, ora a quello climatico, le Chloe “con occhio cattivo” o forse solo vacuo possono vivere sugli aerei, sui taxi, in missione perenne per catechizzare il mondo cattivo e carbonifero che non le permetterà di far figli, magari sintetici, figli da alchimisti come Calandrino nel Mugello, ma se la rimetti al suo posto, ecco sorgere la contraerea dei compagni altrettanto inconsistenti e “di occhio cattivo” ed è una propaganda squisitamente classista, borghese: “Tacete voi, che lei è laureata a Londra in neuroscienze e fa la ballerina”. Neuroscienze? Forse nel senso di scienze della neuro che ci vorrebbe per questi di Ultima Generazione, ultima Dio volesse come dice Borgonovo: per loro, per noi tutti, per le nostra città asfittiche non di polveri, di CO2 che è il gas delle foreste, delle piante ma dell’immane casino di ladri, scippatori, disintegrati che corrono corrono e stanno sempre lì, come la Regina di Cuori. Ma andateci, giratevi per Roma, per Milano, non solo le stazioni, ma infilatevi se ce la fate dentro alla Babele mortale i cui milioni di facce senza volto hanno addosso i segni della ferocia e della disperazione, tutti contro tutti, tutti disposti a tutto, sì che ai sindaci che giocano a scopa elettronica o al gay pride arcobaleno non rimane che il fatalismo miserabile: “Ah, ne hanno accoltellate sette in fila? Beh cose che capitano in ogni metropoli”.

Ma gli opportunisti, i fancazzisti di ogni tempo, oggi da centro sociale ambientale si preoccupano della fine del mondo, qui ed ora, capite, non in Cina, in India dove i tre quinti del pianeta macinano carbone e idrocarburi senza un domani, qui, nella vecchia Europa, nella decrepita Italia che pesa per lo zero virgola percento. Ed è evidente che perfino stupidelli di certa risma lo capiscono e ci marciano: nel gran casino della perenne ridefinizione sovversiva, che spontanea non è mai, del rivoluzionarismo estetico senza rivoluzione, le Chloe di ogni tempo e di ogni giorno possono aspirare all’esatto contrario di ciò che il benessere garantisce loro, possono abbandonarsi senza ritegno alla pulsione rivoluzionaria a cancellare il passato, alle evocazioni di isole che non ci sono, di sistemi che non ci sono o non ci sono più per buona ventura delle società che li hanno sperimentati, possono dire di angosciarsi per il mondo sull’orlo dell’autocombustione e poi, come per ogni guerra e per ogni sciagura, passare soavemente, da farfalle patinate, alla prossima, disinteressandosi delle macerie, delle conseguenze, dei fall out. A Milano si è saputo che per rimediare al vandalismo sulla statua equestre di Vittorio Emanuele in Duomo, vanto e punto incontro della città senza più punti fermi, ci vorranno almeno duecentomila euro: la “vernice lavabile” non era lavabile per niente, si deposita, penetra nella porosità del marmo, non va via. A Firenze, per ripulire Palazzo Vecchio malgrado il superomismo un po’ fumettaro del sindaco Nardella, ci son volute 5 tonnellate d’acqua, e dire che procedevano contro la crisi idrica. Succedono cose di un grottesco infame, e più grottesco e più insopportabile è che vengano perdonate, addirittura esaltate da una informazione cinica e farabutta di stampo irresponsabile. Tutto come allora, come sempre.

Manca, si vuol dire, l’elementare senso di riprovazione senza il quale le leggi draconiane, le conseguenze drastiche annunciate da tutti i governi, sono acqua fresca. Sì, certo, l’insofferenza dei cittadini impediti a proseguire in auto, o che si ritrovano le gomme a terra, ma l’esasperazione è altra cosa ed è, alla fine, sterile: essendo tra persone civili nessuno alza le mani, al massimo inveiscono e implorano e quelli ridono, continuano e lo dicono e lo fanno: a una troupe di Mario Giordano, non accorgendosi di essere intervistati: “Ci ispiriamo alle Brigate Rosse”. Con tutto ciò che ne discende. Anche nel 1970 la parola d’ordine fu: danneggiare le cose, rispettare le persone. Poi qualcosa cambiò, sopraggiunse, come sempre, qualche pifferaio più violento o più ispirato e si passò alle gambizzazioni e alle uccisioni. Pericolo che i giudici di Padova, città densa di foschi retaggi, sembrano aver colto inquisendo una dozzina di questi soggetti ancora relativamente innocui per associazione a delinquere finalizzata a scopi terroristici. Non siamo ancora alla banda armata, ma dobbiamo sempre, per forza, ripetere gli stessi errori, chiudere la stalla a buoi scappati, a morti ammazzati? La magistratura patavina ha buona memoria: non sono attivisti, sono terroristi, in erba ma già sufficientemente organizzati, determinati: conoscono le tecniche, praticano il vittimismo passivo aggressivo, dispongono di buoni avvocati per farla franca. Anche la Chloe di buona famiglia può presentarsi da un commentatore compiacente e dire: di multe ne avrò quaranta, cinquanta, ma basta non pagarle.

Ma non deve pagare le multe pletoriche di un potere che non si sogna di fargliela pagare, deve pagare, insieme ai compari finti buoni, le duecentomila euro per la statua in Duomo, debbono pagare i restauri alla Barcaccia dopo il liquame scuro, debbono pagare le 5 tonnellate d’acqua di Firenze e tutto il resto. Finché non succede, finché l’informazione cialtrona solidarizza in regime di correità, siamo, restiamo alla farsa. La perenne risorgenza del marxismo farsesco può mutare i suoi approcci, le sue fogge ma su una cosa resta perenne: la smania di visibilità e di ricchezza, l’ascesa sociale delle nullità e dei disadattati che nel Pandemonio fiutano la loro occasione; certi soggetti sono generosamente foraggiati dai Mater of puppets della grande transizione, i Gates, i Soros, gli eredi Getty della Tamoil, ma non gli basta, sui social si lamentano, si compiangono, si atteggiano a martiri e intanto chiedono soldi, sempre, sempre, in modo ossessivo, per qualunque cosa. Eppure hanno trovato il solito modo per campare senza lavorare, tutti, anche le laureate in neuroscienze apprendiste ballerine e influencer. Ovviamente anche la società rivoluzionaria ha i suoi comandamenti, estetici anzitutto: vanno avanti i belli, i presentabili, c’è già chi per la Chloe ipotizza un futuro in politica con la Elly Schlein invitata a cena da Claudio Baglioni insieme ai Franceschini, loro sponsor, a Carlo Verdone, a Sorrentino quello della Grande Bellezza che era a dire: sì, ci facciamo un po’ schifo ma in fondo ci piacciamo così come siamo. Senza decenza, come sempre.

Max Del Papa, 18 arile 2023

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