Anthony Fauci non risponde. E si nasconde dietro il Quinto emendamento, cioè il diritto di ogni americano di non auto-incriminarsi. Oggi era il giorno in cui l’ex direttore dell’Istituto nazionale per le allergie e le malattie infettive, l’uomo della lotta al Covid, avrebbe dovuto fornire alcune risposte alla Commissione del Senato Usa sull’origine del virus che sei anni fa ha sconvolto il mondo. Ma ha preferito il silenzio.
Non si è trattata di una audizione semplice. Fauci si è trovato di fronte il presidente della Commissione, Rand Paul, il quale è convinto che l’ex virostar dovrebbe passare i suoi giorni in carcere perché colpevole – a suo dire – di aver finanziato la ricerca in Cina da cui avrebbe avuto origine la pandemia per poi mentire al Congresso al riguardo. Fauci aveva cinque minuti per presentare le proprie controdeduzioni e ha spiegato di aver già testimoniato per 200 volte davanti al Congresso, anche nel corso dell’epidemia da Coronavirus.
“In quel periodo, ho dimostrato di credere nel valore del legittimo controllo parlamentare e di rispettarlo. Tuttavia, data l’evidente ossessione del senatore Paul nel chiedere la mia incriminazione, i suoi ripetuti commenti diffamatori nei miei confronti e, di recente, la divulgazione pubblica del mio diario personale non epurato – mossa diretta a mettermi in imbarazzo e a intimidirmi – l’unica conclusione a cui posso giungere è che il motivo per cui mi convoca davanti a questa commissione sia indurmi a dire qualcosa che possa avvalorare le sue ripetute dichiarazioni pubbliche secondo cui dovrei finire, per usare le sue parole, `dietro le sbarre´”, ha detto Fauci. L’ex direttore delle malattie infettive, va ricordato, è stato graziato preventivamente da Joe Biden ma questo vale solo per le azioni compiute prima dell’emanazione della grazia presidenziale, il 19 gennaio del 2025. Il suo timore, dunque, è che rispondendo alle domande e magari dicendo qualcosa di sbagliato, qualcuno avrebbe potuto utilizzare le sue dichiarazioni per perseguirlo per falsa testimonianza. Sebbene mi addolori farlo per il rispetto che nutro per il potere legislativo… su consiglio dei miei avvocati, mi avvalgo del mio diritto, sancito dal Quinto Emendamento della Costituzione, di astenermi dal rispondere alle vostre domande”, ha detto.
Rand Paul, grande accusatore di Fauci, nei giorni scorsi ha reso pubbliche 1000 pagine scritte da Fauci durante il Covid in cui, a suo giudizio, l’ex funzionario Usa avrebbe contraddetto quanto invece affermato di fronte al popolo americano durante la pandemia. Per dirne una: mentre in pubblico Fauci avrebbe sostenuto l’origine naturale del virus, in privato sarebbe stato convinto della sua origine in laboratorio in Cina a Wuhan.
Sul caso è intervenuto anche Donald Trump, al solito sul suo accountr Truth. “Molte più persone sono morte di Covid sotto l’amministrazione Biden che sotto l’amministrazione Trump”, ha detto. “Fin dall’inizio ho affermato che il virus proveniva dal laboratorio di Wuhan in Cina”, ha ricordato l’attuale presidente spiegando che “Fauci era fortemente in disaccordo, cercando sempre di proteggere la Cina” motivo per cui “con il passare del tempo mi sono fidato sempre meno di lui”. Secondo Trump, il virologo “ha preso troppe decisioni sbagliate, come sulle mascherine. Ricordate che all’inizio era un anti-mascherina. Poi è diventato un super-mascherina. In ogni caso non gli ho permesso di chiudere il Paese, anche se lui lo voleva”. E ancora: durante la pandemia “ho seguito la via federalista e ho lasciato che fossero i governatori a decidere. I governatori repubblicani hanno fatto un lavoro molto migliore dei democratici. Fauci è stato in gran parte messo da parte, e poi è arrivato il sonnolento Joe Biden, che ha fatto di Fauci un `re!´. Ho chiamato Biden per dirgli che Fauci non valeva niente, che o non capiva niente, o era disonesto”.
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