
Più che un’assemblea nazionale, quella ha sancito nelle scorse ore l’elezione di Simone Leoni quale nuovo segretario di Forza Italia Giovani si è rivelata essere una baracconata pazzesca. Del resto, già i presupposti della vigilia lasciavano presagire che si potesse trattare di un’iniziativa prettamente mediatica, e, comunque, distante anni luce da una convention puramente politica. D’altronde, se prevedi di costruire un momento di dibattito politico e valoriale finalizzato a forgiare la futura classe dirigente del partito e del Paese, e lo fai ponendo al centro della scena le imprevedibili performance di Federico Leonardo Lucia, in arte Fedez, allora c’è davvero qualcosa che non va.
Intanto, per i tanti giovani desiderosi di affacciarsi al complesso mondo della politica, il rapper milanese può rappresentare tutto fuorché un modello da seguire e inseguire. Dopodiché, altro aspetto per nulla trascurabile per chi è chiamato a rappresentare una comunità di valori e a portare avanti una pesantissima eredià politica, ma evidentemente sottovalutato dagli improvvidi dirigenti forzisti, è l’abissale distanza identitaria intercorrente tra la storia personale del Fedez e quella della creatura di Silvio Berlusconi, fino a non molto tempo fa, ricordiamolo, uno dei bersagli preferiti dei testi del celebre musicista di origine milanese.
Poco importa, poi, se nel tentativo di rifarsi una verginità politica ed ingraziarsi i giovani forzisti, Fedez abbia deciso di avventurarsi in una postuma falsa rivalutazione del fondatore di Forza Italia condita con qualche attacco personale all’indirizzo ora di Marco Travaglio, ora di Beppe Sala. La storia è storia, e non si cancella semplicemente bersagliando di insulti l’avversario politico sgradito di turno, tra l’altro, nella medesima maniera in cui Fedez era solito fare con gli stessi dirigenti forzisti, oggi, evidentemente, anch’essi folgorati sulla via di Damasco al pari del famoso rapper.
A cominciare ovviamente da Maurizio Gasparri, principale sponsor del Fedez in versione forzista (un tempo suo acerrimo nemico, tanto da essersi in più occasioni minacciati di querele reciproche, ma oggi suo grande amicone), ma anche del neo baby-segretario, quel Simone Leoni capace di trasformare il suo discorso di insediamento nella nuova segreteria giovanile del partito fondato da Silvio Berlusconi in un attacco frontale agli stessi alleati di governo di Forza Italia. Un eloquio fastidioso e irritante, oltre che controproducente e assolutamente insensato, tanto carico di moralismo e di correttezza politica da aver assaporato, riascoltandolo, la tragica sensazione d’essere stato di colpo catapultato nel congresso nazionale dei giovani di Avs, o peggio, in un corteo di studenti “gretini” affetti da eco-ansia e disturbi psicotici di natura delirante.
Rileggendone attentamente il contenuto, si potrebbe persino giungere a sospettare che il panegirico in questione possa essere stato scritto a quattro mani da Fedez e Francesca Pascale su commissione di Maurizio Gasparri. Il tutto contro l’alleato leghista, reo, a sua volta di aver apostrofato Antonio Tajani come “scafista” a margine dell’ultimo raduno della Lega in quel di Pontida. Così, nel bel mezzo del Festival dell’Imbecilità, in cui i vari esponenti (giovani e meno giovani) del centrodestra di governo sperimentano nuove pericolose pratiche suicide atte a stabilire chi tra tutti è più degno di essere incoronato nuovo “Principe degli Idioti”, Giorgia Meloni si sfrega le mani e incassa, consapevole che la pochezza dei suoi alleati, unitamente a quella ormai cronica dei suoi avversari, contribuirà ulteriormente a spianare al suo partito le dolci praterie del consenso.
Salvatore Di Bartolo, 2 giugno 2025
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