
Il drammatico caso del duplice omicidio di Villa Pamphili ha riacceso il dibattito sul tax credit e più in generale sui fondi per il cinema e per l’audiovisivo. Il presunto killer, Francis Kaufmann, sarebbe infatti coinvolto in una presunta truffa allo Stato per ottenere oltre 800 mila euro per la realizzazione del film fantasma “Stelle della notte”. Uno scandalo che ha spinto il ministero a una stretta sulla concessione di contributi e sgravi, con controlli rigorosi. Ma quello del cinema non è l’unico mondo a beneficiare dei nostri denari. Anche la musica e le altre forme d’arte hanno la possibilità di ottenere dei vantaggi economici. Compresi i videoclip. Compresi quelli di Fedez.
Sì, perché anche il videoclip di “Scelte stupide”, brano firmato dal rapper con la collega Clara, ha ottenuto il contributo del Ministero della Cultura per la realizzazione. Sia chiaro: è tutto assolutamente lecito, tutto regolare, questo non è in discussione. Si tratta più che altro di un discorso di opportunità: il videoclip è stracolmo di brand. Si va dagli alcolici alle automobili, passando per Rayban. Anche in questo caso è tutto giustamente segnalato: “Il video contiene prodotti a scopo pubblicitario e prodotti non adatti al consumo da parte di minori di 18 anni”. E ancora, l’invito di buonsenso: “Bevi responsabilmente!”. Ma insomma: per quali meriti il ministero avrebbe dovuto contribuire alla realizzazione del videoclip?
Non è un giudizio sul talento di Fedez o di Clara. Ma obiettivamente risulta difficile intravedere una motivazione valida per la concessione di fondi pubblici. Ma il caso di “Scelte stupide” è uno dei tanti: tra i più recenti possiamo citare “Cose stupide” di Alessandra Amoroso, “Che gusto c’è” di Fabri Fabri e Tredici Pietro e “Non sono io” di Noemi, forse meno “brandizzati” rispetto al videoclip di “Scelte stupide” ma supportati dal ministero della Cultura.
Ma di quanti soldi parliamo? I contributi verranno resi noti tra diversi mesi, in primavera, ma le norme attuali per quanto concerne il tax credit parlano chiaro: per la produzione di opere di formazione e ricerca e di videoclip un’aliquota del 40 per cento delle spese di produzione, per un importo massimo di 80 mila euro a opera. Senza dimenticare le altre tipologie di contributo disponibili.
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La possibilità di accedere all’incentivo è stata fornita dall’ex ministro Dario Franceschini, che nel 2020 ha incluso il videoclip tra le opere ammesse al tax credit. “È un’opera d’arte”, la sua spiegazione all’epoca. I produttori possono dunque accedere a un credito d’imposta esattamente come accade per le altre opere brevi, uno sconto fiscale che dà una grossa mano alle produzioni, grandi o piccole che siano. La misura è rivolta alle società di capitali, italiane o comunque con tassazione in Italia, con un capitale sociale versato minimo, in regola con obblighi fiscali, previdenziali e assicurativi, nonché con le normative su sicurezza sul lavoro e sulla contrattazione collettiva. L’opera deve rispettare alcuni requisiti oggettivi, come l’originalità, la diffusione pubblica e il riconoscimento formale come opera audiovisiva attraverso il portale DGCOL del Mic.
Nell’ultimo documento reso disponibile dal ministero della Cultura con la lista dei videoclip che hanno avuto accesso al tax credit figurano sei opere, tutte e sei di Warner Music Italia, per un totale di poco più di 60 mila euro. Per conoscere i contributi delle opere del 2024 sarà necessario attendere qualche tempo.
Ma attenzione. Il tax credit ai videoclip è un’agevolazione diversa rispetto a quella prevista per gli album. Chi produce opere discografiche ha la possibilità di scontare a livello fiscale il 30 per cento degli investimenti sostenuti per un massimo di 75 mila euro a opere e di 2 milioni ad azienda nel triennio. L’elenco di chi ha beneficiato è molto più folto e ha visto trionfare la Sugar con l’album “Free Love” dei Negramaro, che come evidenziato dal Sole 24 Ore non figura nei primi cento posti delle classifiche Top of the Music di Fimi GfK.
Giunto al decimo anno di vita, il tax credit musica ha incentivato quasi mille opere, di cui 811 dischi di indie label e 183 di major. Un totale di 17 milioni di euro di crediti fiscali, il cui 54% è andato alle case discografiche indipendenti mentre il 46% se lo sono aggiudicato le multinazionali della musica.
Franco Lodige, 16 luglio 2025
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