C’è un dettaglio che racconta meglio di qualsiasi slogan cosa sia diventato oggi l’Afghanistan sotto il regime talebano. È stato approvato un nuovo codice di procedura penale, firmato dalla guida suprema Hibatullah Akhundzada e distribuito ai tribunali del Paese. Si chiama De Mahakumu Jazaai Osulnama, conta 119 articoli e non si limita a disciplinare il funzionamento della giustizia: mette nero su bianco un’idea di società nella quale la dignità della donna, l’uguaglianza davanti alla legge e persino la libertà individuale vengono subordinate al potere, alla gerarchia e all’interpretazione religiosa imposta dal regime.
Esempio pratico: Se una donna afghana viene picchiata dal marito fino a riportare fratture e riesce a dimostrare davanti a un giudice che è stato lui a ridurla in quelle condizioni, l’uomo rischia al massimo 15 giorni di carcere. Se invece l’uomo maltratta il proprio animale domestico, la pena può arrivare fino a 5 mesi. Follia pura!
Il nuovo impianto normativo non si limita a irrigidire il sistema giudiziario. Ridefinisce il posto delle donne nella società. Una moglie che torna ripetutamente nella casa del padre senza il consenso del marito può essere condannata fino a tre mesi di carcere. Il marito diventa, di fatto, il centro dell’autorità familiare, mentre per le donne ottenere tutela davanti ai tribunali diventa quasi impossibile.
Il punto, però, va oltre le singole norme. Da quando i talebani sono tornati al potere nell’agosto 2021, alle donne è stato progressivamente vietato quasi tutto: studiare oltre la scuola primaria, frequentare l’università, lavorare nella maggior parte degli impieghi, muoversi liberamente e partecipare alla vita pubblica. Il nuovo codice rappresenta il passaggio successivo: non introduce soltanto nuove restrizioni, ma codifica giuridicamente un sistema di disuguaglianza permanente.
Le organizzazioni internazionali parlano apertamente di «apartheid di genere». E non è difficile capire perché. Se una legge attribuisce meno valore all’integrità fisica di una donna che al benessere di un animale, non siamo più davanti a una semplice compressione dei diritti, ma alla costruzione di un ordinamento in cui metà della popolazione viene considerata giuridicamente inferiore.
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In Occidente il termine “patriarcato” viene spesso utilizzato per descrivere società democratiche nelle quali le donne votano, studiano, lavorano, divorziano e ricoprono incarichi pubblici. In Afghanistan, invece, il patriarcato assume la sua forma più brutale: quella di uno Stato che scrive nero su bianco che un maschio vale più di una femmina e che la libertà femminile può essere limitata per legge. È la differenza tra discutere di un concetto politico e vivere sotto un regime che trasforma la discriminazione in norma giuridica. E oggi, in Afghanistan, quella discriminazione ha un codice, un timbro e 119 articoli.
Cristina de Palma, 15 agosto 2026
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