Aboubakar Soumahoro, deputato eletto nel 2022 alla Camera con Fratoianni e Bonelli e attualmente confluito nel gruppo misto, ha espresso la sua opinione sul tema della migrazione. Durante un’intervista al Foglio, ha dichiarato: “Viaggiare è piacevole, emigrare invece no”. Ha spiegato che questa differenza può essere compresa solo uscendo dai confini intellettuali che, a suo giudizio, vincolano la sinistra italiana.
Inverte la rotta?
Soumahoro ha recentemente organizzato un convegno alla Camera, con la partecipazione del presidente Fontana e rappresentanti del settore imprenditoriale. Il dibattito si è focalizzato sui diritti a restare nel proprio paese d’origine e a rientrare. Ha definito la migrazione africana una “diaspora”, sottolineando l’importanza di non ridurre il fenomeno a trattazioni superficiali o stereotipi intellettuali.
Il deputato ha criticato l’approccio della sinistra italiana, accusandola di essersi rinchiusa in una narrazione ristretta e in cliché superati. “Viaggiare è piacevole, emigrare invece no”, ha detto Aboubakar Soumahoro al Foglio. “Questo è un concetto che si può capire solo se finalmente si esce dalla ztl, dove la sinistra è confinata”. Ha sottolineato che il dibattito sulle migrazioni dovrebbe tener conto di analisi a lungo termine, osservando che spesso le decisioni politiche sembrano limitarsi all’immediato. Ha anche evidenziato il crescente peso demografico ed economico dell’Africa, che raggiungerà 2,5 miliardi di abitanti in 25 anni, con una popolazione giovanile destinata a dominare il mercato mondiale.
“Penso che per capire la migrazione si debba uscire dal perimetro del grande raccordo, dalla ztl. Penso che si sia rimasti agganciati a dei cliché intellettuali, che sono superati – ha spiegato – Penso poi che si dovrebbe ragionare da qui ai prossimi dieci anni. E che invece ci si riduce a ciò che si verifica da qui a mezzogiorno. In generale, vedo un distacco sentimentale e intellettuale. E una compulsione sui social utile solo all’acclamazione del momento. Per capire questi temi serve invece freddezza intellettuale”.
Collaborazione tra Africa e Italia per il futuro
Soumahoro ha suggerito un approccio basato su partenariati “win-win” per affrontare le sfide legate alla migrazione e allo sviluppo. Ha esortato a superare il colonialismo e il paternalismo, preferendo strategie macroeconomiche in cui l’Italia, geograficamente vicina all’Africa, svolga un ruolo centrale. Ha proposto, tra le priorità, di investire nella formazione e di creare opportunità per giovani africani, sostenendo che ciò comporterebbe benefici anche per Europa e Italia.
Commentando il Piano Mattei promosso dal governo Meloni, Soumahoro ha affermato di giudicarlo punto per punto, senza preconcetti legati alle sigle politiche. Ha spiegato di condividere alcune idee in esso contenute, evidenziando che la creazione di opportunità sia per l’Africa che per l’Europa rappresenta una via da esplorare. “Abbandonare il proprio paese non può mai essere l’unica soluzione”, ha dichiarato. Ha aggiunto: “Chi ha fame non è mai un uomo libero”. “Dobbiamo decolonizzare la nostra mente, questo è il punto. E capire che, dall’emigrante siciliano al senegalese, non poter scegliere di restare, o di rientrare, è un problema. Non poter essere pionieri in patria, è una ostacolo da superare. Del diritto a restare ne parlavano prima di me Papa Francesco, Papa Benedetto, Giovanni Paolo II”
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