Figli arcobaleno, i giudici bocciano le trascrizioni: cosa succede ora

Il tribunale di Milano dice no all’atto di nascita dei bimbo di due papà. Sì invece ai nati da due mamme (per un motivo procedurale)

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Se il Manzoni dedicò alla figura dell’avvocato il ruolo di azzeccagarbugli un motivo ci sarà. Soprattutto in Italia, patria dei bizantinismi burocratici e giuridici. La conferma la si ha avuta oggi leggendo la decisione del Tribunale di Milano in merito alla trascrizione degli atti di nascita dei bambini di famiglie omogenitoriali. Sintesi: non si capisce nulla, o quasi. Nel senso che i giudici sono andati a distinguere i casi tra due maschi e quelli tra due femmine, tra tipologia di atti differenti, e il tutto dunque richiede tempo per fare un po’ di chiarezza. Ci arriveremo. Intanto però una cosa è certa, il dato politico diciamo: dopo il caso di Padova, dove la procura ha contestato l’atto di trascrizione per 33 casi, anche a Milano intervengono i magistrati mettendo fine alla babele di iniziative prese da sindaci di sinistra in barba alla legge.

Il caso dei due padri

Il Tribunale di Milano ha annullato la trascrizione di un atto di nascita del figlio di due padri che sono andati all’estero per ricorrere all’utero in affitto. Secondo i giudici della sezione VIII, che hanno accolto il ricorso della procura, l’atto va invalidato perché riporta l’indicazione sia del padre biologico (quello che ha messo lo spermatozoo) sia del “padre intenzionale”, che secondo la legge italiana può vedere riconosciuto il proprio ruolo solo tramite il procedimento dell’adozione speciale. La stepchild adoption.

Il provvedimento del tribunale di Milano di fatto ricalca l’indicazione data dalla Cassazione nel 2022 che a sezioni riunite aveva ribadito il richiamo a tutti i prefetti di far sapere ai sindaci l’impossibilità di procedere all’iscrizione automatica all’anagrafe di entrambi i genitori dei bimbi nati con gestazione per altri. La trascrizione dall’atto di nascita del genitore intenzionale – scrive il tribunale meneghino – era infatti “avvenuta in violazione della normativa vigente che, vietando il ricorso alla maternità surrogata, vieta altresì la trascrizione dell’atto di nascita nella parte in cui riporta quale genitore anche quello d’intenzione”.

Lo strumento dell’adozione, considerato anche dai giudici di Milano come “pienamente” legittimo per la tutela del minore, è stato riconosciuto anche dalla Corte dei diritti dell’Uomo di Strasburgo come il percorso legittimo, dal punto di vista legale, per veder riconosciuto un legame tra il genitore intenzionale e il bambino.

Il caso delle due madri

Diverso invece il caso di tre ricorsi presentati dalla procura per i figli di tre coppie omosessuali composte da due donne che avevano ricorso alla procreazione medicalmente assistita all’estero. In questo caso la procura non contestava la trascrizione dell’atto di nascita, come nel caso della coppia gay, ma l’atto di riconoscimento del figlio effettuato davanti all’ufficiale di Stato civile e successivamente trascritto a margine dell’atto di nascita dei minori già precedentemente riconosciuti dalla madre biologica. I giudici hanno ritenuto che i pm non potessero chiedere l’annullamento della trascrizione del riconoscimento, che “non può essere realizzato attraverso il procedimento di rettificazione”, ma richiede l’avvio “di una vera e propria azione volta alla rimozione dello stato di figlio”. L’ufficiale dello Stato Civile “può, infatti, rifiutare di accettare una dichiarazione di riconoscimento del figlio, ma una volta che la dichiarazione sia stata accettata, anche se per compiacenza, per errore o in violazione di legge, e sia stata annotata in calce all’atto di nascita del minore, il riconoscimento effettuato non potrà essere contestato e quindi rimosso attraverso una rettificazione, ma sarà necessario ricorrere al modello di tutela che il nostro ordinamento prevede per rimozione dello status di figlio”. Insomma, questioni da azzeccagarbugli che al momento lascia la questione in sospeso: i giudici non hanno annullato l’atto di riconoscimento non per una questione di merito, ma per una questione procedurale. Se la procura vorrà potrà procedere per un’altra strada.

Basta ai blitz dei sindaci

Una cosa però è certa. L’intervento delle procure in giro per l’Italia dimostra il caos provocato dai sindaci, in particolare di sinistra, che hanno portato avanti la trascrizione degli atti di nascita dei bambini in barba alle leggi nazionali. Anziché provare a cambiare la legge, magari vincendo le elezioni, hanno preferito aggirare l’ostacolo in nome della battaglia politica per le famiglie Lgbt. Risultato: ci ritroviamo nel far west, a cui finalmente qualcuno – dalle prefetture alle procure – sta cercando di porre rimedio.

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