Finalmente almeno qualcuno pagherà meno Imu

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Si è trattato di un passaggio storico. Alludo all’approvazione parlamentare di due emendamenti fondamentali per la scuola italiana tutta, statale e paritaria:  il primo è quello che prevede l’esenzione dal pagamento dell’Imu per tutte le scuole paritarie che erogano il loro servizio chiedendo alle famiglie una retta inferiore al costo medio studente, così come quest’ultimo viene definito annualmente con apposita circolare dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, il secondo riguarda  il buono scuola, ossia che, per l’anno 2026, alle famiglie con reddito Isee inferiore a 30mila euro, il Ministero dell’Istruzione e del Merito riconosce un contributo fino a 1500 euro a studente iscritto presso una scuola paritaria di primo grado o al primo biennio del secondo grado.

Si tratta di una vera svolta per la società italiana. Desidero ringraziare il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, il ministro Valditara, il ministro Giorgetti, con tutti gli onorevoli deputati che sono stati i firmatari dei due emendamenti. Non si tratta, e confido che non sia presentata come tale, di una vittoria delle scuole paritarie, di una vittoria delle scuole dei preti e delle suore, dell’ennesimo esempio della presunta ingerenza della Chiesa nella politica a sfregio della laicità dello Stato: sarebbero tutte narrazioni disoneste. Quello che è avvenuto altro non è se non la vittoria del diritto, la garanzia del quale dovrebbe essere scontata, eppure così non è stato, se vi è stato bisogno di un acceso confronto parlamentare previo per arrivare all’approvazione.

Se la scuola pubblica statale è esente dal pagamento dell’Imu, perché la scuola paritaria, pubblica come quella statale, così come definito dalla legge 62/2000, doveva essere soggetta al pagamento, se, per il servizio svolto, le scuole, per evitare la spaccatura della società, chiedono rette simboliche, ossia inferiori al costo medio studente? Se la scuola paritaria rientra all’interno del sistema nazionale dell’Istruzione, perché non può essere scelta anche da chi non può pagare la retta? Meglio: perché le scuole paritarie si trovano nella condizione di dover chiedere una retta? Quello che parrebbe scontato in realtà ha avuto bisogno di essere normato. Lo sappiamo: per affrontare determinati temi occorre avere grandissimo coraggio, perché occorre andare contro l’ideologia che attanaglia la scuola.

Assai importante è che l’emendamento relativo al buono scuola, proprio perché è la famiglia la prima responsabile dell’educazione della prole, prevede che il buono scuola sia assegnato direttamente alle famiglie, da parte dello Stato, attraverso il Ministero dell’Istruzione. Come si può comprendere è una misura che va a favore delle famiglie meno abbienti, contrariamente alle narrazioni consuete di chi parla insistentemente di soldi dati alle scuole dei ricchi.

È chiaro che né vengono stanziati fondi per le scuole paritarie né vengono privilegiate le scuole dei ricchi: infatti, con la misura del buono scuola, sono aiutate le famiglie che sceglieranno le scuole paritarie con rette non superiori al costo medio studente, di certo non quelle con rette superiori a tale costo. Si tratta, conseguentemente, di una misura che, attraverso il legittimo aiuto dato alle famiglie, darà una ventata di aria fresca a quelle scuole paritarie che, a fatica, continuano ad erogare il proprio servizio, spesso in territori economicamente e socialmente fragili. Le scuole con rette da 20mila euro non sorgono certo presso i territori di periferia! Ecco, il buono scuola lancia una sfida alle narrazioni ideologiche sulla scuola, perché renderà evidente l’assoluto bisogno che il nostro Paese ha di formazione, all’interno di un contesto formativo che garantisce il pluralismo educativo.

Con l’aneddotica della scuola dei ricchi cosa si è ottenuto se non fare in modo che chiudessero le scuole paritarie per i poveri e la classe media e resistessero solo le scuole dei ricchi, frequentate, per giunta, dai figli di chi quell’aneddotica l’ha creata? Ora occorre insistere e arrivare alla meta, ossia alla garanzia del diritto alla libertà di scelta educativa attraverso l’introduzione del costo standard di sostenibilità, esattamente come avviene nella sanità.

La politica è davvero la più alta forma della carità perché chi svolge il proprio mandato istituzionale onestamente e rettamente può farsi promotore e realizzatore di scelte che cambiano radicalmente in meglio la vita dei cittadini, specie quelli più poveri. Occorre avere il coraggio di andare contro l’aneddotica e mettere al centro i problemi, in uno spirito di trasversalità che punta dritto alla risoluzione dei problemi. Del resto, questo è il metodo che ho utilizzato in vent’anni di lavoro, durante i quali ho collaborato con ministri di tutte le appartenenze politiche: porre al centro il problema e lavorare per trovare una soluzione. Con questo metodo andiamo avanti perché è l’unico capace di far ottenere risultati.

Suor Anna Monia Alfieri, 20 dicembre 2025

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