“Portate un fischietto per segnalare molestie e cat calling”. Basta questa frase per capire il clima che qualcuno sta cercando di costruire attorno all’Adunata degli Alpini di Genova, prevista dall’8 al 10 maggio. Un evento che per molti è festa, tradizione, memoria. Per altri, invece, diventa improvvisamente un problema di ordine pubblico… preventivo.
Sui social, la Rete di donne per la Politica ha deciso di lanciare l’allarme. Un allarme curioso: non per fatti accaduti, ma per quelli che potrebbero accadere. Il messaggio è chiaro e rivolto a “donne e persone della comunità LGBTQIA+”, alle quali si suggerisce di dotarsi di strumenti per affrontare “potenziali disagi, molestie e cat calling”. Tra questi, appunto, il fischietto: “Può servire da deterrente e per attirare l’attenzione di chi vi sta intorno”.
Non solo. In caso di necessità, vengono indicati i Centri Antiviolenza Mascherona e persino un form anonimo attivo dal 7 maggio per raccogliere segnalazioni. Insomma, un vero e proprio dispositivo preventivo costruito attorno a un evento che, da decenni, attraversa le città italiane senza trasformarsi nel Far West descritto da certa narrazione. Il punto però è un altro. Ed è tutto politico. Perché dietro al fischietto non c’è solo prudenza: c’è una visione. Lo dimostra il passaggio più ideologico del comunicato: “L’adunata non è neutra. La città verrà occupata da un’associazione di ex militari in un’Italia sempre più militarizzata, dove l’esercito si insinua nelle scuole e il linguaggio bellico cerca di pervadere le menti dei più giovani”. E ancora: “Dietro alla narrazione simpatica e solidale di uomini uomini pronti a intervenire per alluvioni e terremoti, dietro all’immagine di allegre compagnie di vecchietti goliardi, si nasconde quella cultura che da sempre vogliamo cambiare”.
Tradotto: gli Alpini non sono più quelli che spalano fango dopo un’alluvione o aiutano nei terremoti. No, diventano il simbolo di un sistema da combattere: “Perché il militarismo è ideologia basata sulla forza, sull’autorità gerarchica, sul machismo. Anche questo è patriarcato”. Ecco il cuore della questione. Non si parla di comportamenti concreti, ma di una condanna preventiva, culturale, quasi antropologica. Gli Alpini non per quello che fanno, ma per quello che rappresenterebbero. È qui che si scivola nel grottesco. O, se vogliamo dirla senza giri di parole, nello squallore. Perché accusare in blocco decine di migliaia di persone, spesso anziani, spesso volontari, spesso protagonisti di interventi nelle emergenze, di essere portatori di una cultura pericolosa, è una forzatura che rasenta il pregiudizio. E fa sorridere amaramente pensare che lo stesso rigore, la stessa severità, spariscano quando si parla di altri contesti ben più problematici sul piano della sicurezza. Tutti in silenzio quando si tratta di migranti, vero? Lì improvvisamente il tema culturale non esiste più, ogni generalizzazione è vietata, ogni critica è sospetta. Qui invece si può fare di tutta l’erba un fascio, senza problemi.
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Nel frattempo, la polemica non nasce oggi. Già nelle settimane scorse sigle e collettivi transfemministi avevano attaccato l’Adunata, portando il tema persino in consiglio comunale, dove un documento del centrodestra è stato bocciato. E resta sullo sfondo anche il caso politico che ha fatto discutere: la proposta, rilanciata da ambienti della sinistra radicale, di “cacciare” gli Alpini dalla città. Una vicenda che ha fatto parlare di “pagliacciata” e che racconta bene il livello del dibattito. Nel frattempo, mentre qualcuno distribuisce fischietti e paure, la città si prepara a gestire anche i disagi pratici: scuole chiuse, strade bloccate, afflusso massiccio di persone. Problemi concreti, normali per un evento di queste dimensioni. Ma il vero rumore, ancora una volta, non sarà quello dei fischietti. Sarà quello di una polemica costruita a tavolino. E, francamente, evitabile.
Franco Lodige, 5 maggio 2026
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Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI


