
Crudeli e sadici a distanza, pusillanimi e ridicoli sul posto. Sono i pro Pal sempre più pro Hamas, sono quelli che non trovano una parola storta sul fondamentalismo terrorista che ha organizzato la strage più atroce a memoria moderna e poi non trovano ombra di fiato quando alle loro manifestazioni compaiono striscioni che celebrano il 7 ottobre e addirittura annunci di celebrazioni, di anniversari: “Viva il 7 ottobre”.
Un abominio che trova albergo particolarmente nell’Italia opportunistica e conformista di quelli che esaltano la millantata resistenza palestinese, che spiegano come gli Hamas vadano capiti, sostenuti, “hanno fatto cose buone”, quelli che rifiutano, senza il coraggio di vederli nei filmati girati dagli stessi carnefici, i bambini falciati a raffiche di mitragliatrice, le loro stanzette coi giocattoli annegati nel sangue, i neonati cotti vivi nei forni, le donne sventrate, abusate mentre agonizzano, con il pacifico martoriato popolo palestinese che si rovesciava in strada ringraziando il suo dio e i suoi persecutori al grido “vogliamo più strage, più sangue, più ebrei ammazzati, più bambini ebrei trucidati”.
Mentre nel modo più ignobile c’è chi ripete che nessuno sponsorizza Hamas, nessuno la difende: invece tutti loro la esaltano, chi con l’omertà, chi apertis verbis. La teppaglia da strada o da talk show, i centri sociali abusivi, li sguinzaglia a far casino, allucinati di ferocia, invasati di fanatismo, sono arrivati a indottrinare bambini che sfilano con la filastrocca “Dal fiume fino al mare, frii Palestai”. Bambini che esaltano inconsapevolmente l’olocausto di altri bambini.
Sono quelli che se li contraddici “fanno il vento” come si dice a Roma, si alzano e corrono via con la panza fra le gambe, come posseduti, alla prima domanda imbarazzante, al primo nome storto: e dire che l’evocazione di Liliana Segre per anni ha tenuto banco nel conformismo di sinistra come di una intoccabile, insindacabile, una martire a vita protetta dal Capo dello Stato, quella che ha battezzato una commissione contro l’odio che sdogana l’odio a senso unico una commissione censoria, fascista. Senonché, gratta il comunista duro e puro e viene sempre fuori l’antisemita.
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Sono gli opportunisti che fiutano il vento e cercano di rilanciarsi: tra questi molti cantanti di remote o perdute fortune, col disco in uscita come la Carmen Consoli, o dal successo evaporato come Elisa o Pelù. Eccoli a lacrimare, le facce distorte come quelle dei mocciosi in capriccio, eccoli paludati in kefieh e bandiere, a voler salpare, a parole, “con la mia barca per Gaza”, tanto per farci sapere che loro hanno una barca. Poi i ciarlatani, i pagliacci del circo, i qualunquisti, i provocatori squallidi a rotolarsi, a stracciarsi le vesti per le torture, finte, a Greta.
Non sono gli stessi che volevano “vedere i novax morire come mosche”, gli stessi che ridevano degli idranti sui manifestanti inermi, che si esaltavano per le torture, vere, ai refrattari del vaccino, per le persecuzioni fascistoidi, quelli che orchestravano le gogne, quelli che rivendicavano libertà di scelta, di cura? Sì, sono loro, sono gli stessi, sempre quelli. Sono quelli che si vantavano pubblicamente di sottrarre spazi pubblici ai famigerati novax, anche quelli che si erano vaccinati e ne avevano ricavato malattie mortali sulle quali gli umanitari per Gaza sghignazzavano: “Ah, abbiamo il greenpass ma ci siamo seduti fuori per sottrarre il tavolino ai novax”.
Meschinità più infantile, più miserabile era difficile da immaginare; adesso si celebrano, si martirizzano perché, imbarcatisi ad esclusivo scopo autopromozionale, con tutti i cinismi del caso, con tutte le recite e gli sciacallaggi a corredo, lamentano di essere stati irrisi, costretti a lavarsi con l’acqua fresca e non aromatizzata come a casa. Protestano perché gli sono stati verificati i documenti, sono stati costretti in stato di fermo qualche ora prima di venire gentilmente rimpatriati, dove hanno potuto concedersi ai media, “hanno osato privarmi della crema solare, è una violazione dei diritti dell’uomo”.
E chiedono, pretendono un ennesimo sciopero generale in loro onore, che paralizzi un’altra volta il Paese, che lasci macerie e vomitevoli appelli ad Hamas. Uno di questi feroci da tastiera, mollicci sul campo, è arrivato a dire: “Sono stato torturato: mi hanno tolto l’anello, poi me l’hanno ridato”. Un altro frignava perché “la polizia politica di Israele ci ha accolto coi cani che abbaiavano”.
Capite, la violazione dei diritti umani non sta negli innocenti tenuti nei tunnel da due anni, la persecuzione non è la loro, loro sono ebrei, la persecuzione sta nella confisca dell’amuchina, come hanno osato? Noi siamo parlamentari italiani. Se c’è una cosa utile a questa farsa tragica del fri palestain, delle flotilla, degli scioperi sindacali pretestuosi, è il disvelamento della viltà: guerriglieri, antagonisti, partigiani (pro domo), ma quando il gioco si fa duro se la fanno sotto e lo slancio per la Palestina si inverte nella ritirata indecente al grido “coraggio che scappiamo”.
In nome del popolo palestinese, ma sempre nella rivendicazione del privilegio, dell’intoccabilità. E hanno pure il coraggio di fingersi contrariati siccome il governo che ogni giorno vogliono appendere per i piedi se li è andati a riprendere, a spesa collettiva. Gran brutto momento, difficile, difficilissimo combattere con la menzogna sistematica, con la vanità eccessiva, col conformismo trasformista, con l’ipocrisia aggressiva dei conigli mannari.
Max Del Papa, 7 ottobre 2025
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