
Tra domenica e venerdì, un terremoto politico senza precedenti sotto la Quinta Repubblica ha scosso la Francia. Il presidente francese Emmanuel Macron, a sorpresa, ha nominato nuovamente Sébastien Lecornu come primo ministro.
L’annuncio della riconferma è avvenuto intorno alle 22 di venerdì, esattamente alla scadenza del termine di 48 ore che il Presidente francese si era fissato mercoledì sera per designare un nuovo capo del governo, dopo le ultime trattative con i suoi alleati.
Al termine di una settimana di psicodrammi politici e tensioni a non finire, Macron rimescola le carte e sorprende tutti incaricando il suo fedelissimo di costituire (nuovamente) il nuovo esecutivo.
Dopo Michel Barnier (settembre-dicembre 2024), François Bayrou (dicembre 2024-settembre 2025) e lo stesso Lecornu a settembre 2025, la guida del governo torna nelle mani di chi aveva già formato l’esecutivo solo pochi giorni fa, prima di rassegnare le dimissioni perché, a suo dire, “non sussistevano più le condizioni per svolgere il suo ruolo a Matignon”.
Pochi istanti dopo l’annuncio dell’Eliseo, lo stesso Lecornu ha spiegato su X di aver “accettato – per dovere – la missione affidatami dal Presidente della Repubblica di fare tutto il possibile per garantire un bilancio per la fine dell’anno e affrontare i problemi quotidiani dei nostri concittadini”. Una scelta sorprendente la sua visto che giovedì sera davanti a milioni di francesi al tg delle 20h aveva affermato che “la sua missione è terminata”.
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Una settimana di trattative e tensioni politiche
L’incarico arriva al termine di una settimana di negoziati complicati con le principali forze politiche, nel tentativo di costruire un governo capace di garantire una stabilità politica e finanziaria. Tra legge di bilancio e la riforma delle pensioni, il cammino per Lecornu è stata da subito complicato.
Nella giornata di ieri poi, Macron aveva convocato i leader dei partiti politici del gruppo centrale, della destra repubblicana e della sinistra (socialisti, ecologisti e comunisti) per tentare una mediazione politica. Dall’incontro erano stati esclusi volutamente sia il Rassemblement National (RN) di Bardella e Le Pen sia La France Insoumise di Mélenchon.
Durante l’incontro, le forze di sinistra avevano richiesto la nomina di una figura proveniente dal proprio campo politico, minacciando di presentare una mozione di censura contro il futuro governo qualora la richiesta non fosse stata accolta. Macron, tuttavia, ha scelto di procedere per la sua strada: nessuna apertura a sinistra con un premier socialista, nessun governo tecnico “all’italiana” con la nomina di una figura super partes sul modello di Mario Draghi.
L’obiettivo principale del Presidente resta quello di evitare lo scioglimento del Parlamento, condizione imprescindibile per poter presentare lunedì la bozza di bilancio pubblico. La rapida riconferma del premier e la formazione dell’esecutivo erano dunque passaggi indispensabili per tentare un accordo tra le diverse forze politiche. Tuttavia, la scelta ha suscitato malumori trasversali importanti.
Le reazioni politiche e il futuro di Macron
Al nuovo capo del governo spetta ora il compito più arduo: mantenere l’equilibrio tra una sinistra insoddisfatta, una destra infuriata e un centro sempre più disorientato, nel tentativo di evitare la censura parlamentare e la conseguente caduta di Macron, che questa volta rischia seriamente.
Un equilibrio fragile aspetta Lecornu, messo a dura prova dal crescente nervosismo dell’opposizione. Il presidente del Rassemblement National, Jordan Bardella, ha dichiarato che il suo partito “censurerà immediatamente questa squadra senza futuro”, definendola “una brutta barzelletta, una vergogna democratica e un’umiliazione per i francesi”. Una posizione condivisa anche dall’alleato del RN, Éric Ciotti.
In un messaggio su X, la presidente del gruppo RN all’Assemblea nazionale, Marine Le Pen, ha rincarato la dose: “La manovra è ormai evidente: l’abbandono dell’articolo 49.3 aveva il solo scopo di consentire l’approvazione del bilancio per decreto. Le manovre continuano, la censura è inevitabile e lo scioglimento si avvicina”.
Anche il Partito Comunista Francese ha espresso la propria contrarietà: “L’ostinazione del presidente è inaccettabile. Senza tregua, sarà censura: si torni alle urne!”.
Macron appare sempre più isolato. Anche i suoi fedelissimi lo stanno abbandonando. Come l’ex premier Gabriel Attal che qualche giorno fa ha dichiarato in un’intervista: “Non lo capisco più”, segnale di una frattura ormai profonda anche tra i sostenitori del presidente.
Con questa nomina ridicola, Macron tenta di prendere tempo e di rassicurare Bruxelles e i mercati, in attesa di presentare il famigerato bilancio 2026. Ma la strada è tutta in salita: senza una maggioranza solida, il governo dovrà contare su accordi temporanei con parte dell’opposizione. Lecornu dovrà ora ricomporre il quadro politico e provare a rimettere in moto un esecutivo che si era dissolto dopo neanche 14 ore di vita. Un compito che molti osservatori considerano l’ultima occasione di Macron per salvare la Francia ma soprattutto per salvare la sua poltrona.
Cristina de Palma, 11 ottobre 2025
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