
Toc toc, Ilaria Salis e compagni! C’è un altro morto a seguito di una fuga dalle forze dell’ordine. Come mai non ne parlate? Perché non stiamo assistendo alla solita crocifissione dei carabinieri? Ah sì, questa volta il morto – a differenza di Ramy – è un maschio, bianco, occidentale.
Nella notte tra il 12 e il 13 agosto, a Forte dei Marmi, un ristoratore quarantottenne originario della Versilia ma residente a Cinisello Balsamo, Eugenio Frasca, ha perso la vita dopo un inseguimento con i Carabinieri. L’uomo, in sella a una moto di grossa cilindrata, si trovava nei pressi del pontile di Forte dei Marmi quando una pattuglia del Nucleo Radiomobile gli ha intimato l’alt per un controllo di routine. Frasca ha scelto di ignorarlo, il perché è ancora da chiarire anche se si parla di una possibile revisione scaduta. Sta di fatto che è partito un inseguimento lungo circa sette chilometri sulla litoranea, terminato con un esito purtroppo fatale: velocità eccessiva, perdita di controllo del mezzo, impatto contro un palo. I militari hanno iniziato le manovre di rianimazione in attesa del 118, ma l’uomo è morto poco dopo l’arrivo all’ospedale di Massa.
Il triste corso degli eventi di questa mattina vi ricorda qualcosa? È la fotocopia del tragico incidente che ha visto protagonista Ramy Elgaml. La dinamica è davvero pressoché identica a quella dello schianto che ha coinvolto il 19enne egiziano morto a novembre 2024 dopo una fuga in scooter: alt ignorato, inseguimento, sfortunato epilogo. E chiaramente, anche in quel caso, tentativo di rianimazione da parte dei carabinieri.
Per quell’episodio però si gridò al “razzismo istituzionale” e alla “profilazione etnica”, come se la scelta di inseguire da parte delle forze dell’ordine fosse indotta dal colore della pelle e non dal rispetto delle regole, del proprio ruolo e della divisa.
E così, guardando alla tragedia odierna, viene meno la narrazione dei tantissimi e delle tantissime che si sono scagliati e che ancora si scagliano contro le forze dell’ordine. Impossibile non citare lei: Ilaria Salis, la celebre parlamentare europea che prima ancora della chiusura delle indagini parlò apertamente di “omicidio” e giustificò le “giuste proteste” del Corvetto (ricordiamolo: devastarono il quartiere), come se i militari avessero inseguito quella moto sapendo che sotto il casco c’erano due stranieri. Come se fosse stato un “omicidio di stato”, come urlavano alcuni dei manifestanti nei cortei sorti nel quartiere dopo i fatti. Una narrativa comoda, soprattutto quando si può cucire addosso alla cronaca nera la trama del pregiudizio e del razzismo. Peccato che la realtà smentisca clamorosamente questa visione: se al posto di un ragazzo nordafricano c’è un ristoratore toscano, la sequenza operativa delle forze dell’ordine è letteralmente identica. Il pregiudizio, semmai, sta negli occhi di chi interpreta, non nelle procedure di chi interviene. Il pregiudizio, sicuramente, è nella mente di chi davanti a una tragedia come quella di Ramy si lecca i baffi perché può strumentalizzarla politicamente.
Difatti, stavolta steso per terra non c’era uno straniero, non c’era un migrante, non c’era il bersaglio etnico su cui costruire un dibattito indignato. C’era un italiano, un imprenditore, peraltro sembrerebbe ben inserito nel tessuto sociale, ma morto nello stesso identico modo. Nessuna discriminazione, solo dinamiche fisiche e rispetto delle regole di ingaggio. Inseguire un veicolo lanciato a velocità pericolose non è “perseguire una minoranza etnica”: è verificare che il conducente non sia un pericoloso criminale e contestualmente prevenire che quel mezzo diventi una pallottola a due o a quattro ruote. Che il guidatore si chiami Eugenio o Ramy, la traiettoria finale non la decide il carabiniere.
Il resto è sceneggiata militante e vittimismo social. La realtà, più cinica e più semplice, è che chi scappa dall’alt in un paese civile e con delle forze dell’ordine degne di questo nome deve assumersi la responsabilità della propria scelta. E infatti chi qualche mese fa accusava i carabinieri di essere razzisti, oggi scaltramente fa silenzio. Ma dovrebbe solo vergognarsi.
Alessandro Bonelli, 14 agosto 2025
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