Cronaca

Garlasco, chi vuole incastrare Alberto Stasi?

A Quarta Repubblica, Milo Infante incalza il colonnello Cassese sulle scarpe e sul computer di Alberto Stasi. E torna l’interrogativo sui file temporanei scomparsi e sulle immagini contestate

Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI

Nel corso dell’ultima puntata di Quarta Repubblica, tra le altre cose, si è discusso a lungo sulla questione infinita delle presunte immagini raccapriccianti presenti del computer di Alberto Stasi. Il tutto all’interno di un dibattito nel quale, oramai lo hanno capito anche i sassi, aleggia sempre più evidente l’ombra di una indagine, la prima, che sarebbe stata fin da subito tendente ad incastrare il fidanzato della povera vittima, “forzando” qualche elemento e “trascurandone” tutti quelli a discolpa.

In particolare, affrontando la questione delle scarpe dell’assassino, al centro anche nell’attuale indagine, c’è stato un interessante confronto tra Milo Infante e il colonnello Gennaro Cassese, entrambi in collegamento. Mentre quest’ultimo, che all’epoca coordinò le prime indagini, ha cercato di fornire una spiegazione plausibile circa i motivi che avessero spinto Stasi a consegnare “spontaneamente” le proprie scarpe ai carabinieri che fecero un sopralluogo nella sua abitazione il giorno successivo al delitto, il conduttore di Ore 11 lo ha messo in serio imbarazzo.

In sostanza Cassese, che non poteva requisire le calzature di Stasi non avendo in mano un decreto del pubblico ministero, voleva far passare il concetto che il ragazzo, che non era stato ancora indagato, ma che comunque aveva già subito un interrogatorio di circa 14 ore, avrebbe spontaneamente consegnato le scarpe e il suo computer senza che gli siano stati espressamente richiesti.

La qual cosa ha destato più che una perplessità a Infante; tanto da paragonare il comportamento di Stasi a quello di un pazzo. Dopodiché si è affrontato un altro aspetto piuttosto critico dell’indagine svolta dal Ris comandato all’epoca dal generale Garofano: la magica scomparsa dei file temporanei, che avrebbero poi dato un alibi a Stasi grazie ai periti del giudice Vitelli, Roberto Porta e Daniele Occhetti.

Anche qui, al pari del mistero del Dna della vittima che sarebbe stato rinvenuto sui pedali della bici di Stasi, ciò che avrebbe scagionato il “Biondino dagli occhi di ghiaccio” non emerse, mentre gli uomini del Ris di Parma sostennero di aver trovato immagini pedo-pornografiche nel suo Pc. Tant’è che Stasi per questo fu condannato due volte, per poi venir definitivamente assolto dalla Cassazione prima della condanna ricevuta nell’Appello-bis.
A tale proposito, Roberto Porta, interpellato da Nicola Porro è stato molto chiaro. In sintesi, il perito informatico ha spiegato che l’operazione di rinvenimento dei file temporanei era una operazione relativamente semplice ed alla portata dei Ris, mentre la scoperta di alcune miniature ( miniature che solo risalendo a monte con una complessa avrebbero condotto alle immagini pedo-pornografiche. Immagini che non sono mai state presenti sul Pc di Stasi, occorre ribadire) necessitava di una analisi particolarmente accurata.

Sta di fatto che, malgrado la definitiva assoluzione di Alberto Stasi per questo reato infamante – che, oltre alla detenzione di immagini proibite, presupponeva anche la loro divulgazione – la dottoressa Laura Barbaini, che riuscì a farlo condannare, nella sua requisitoria utilizzò queste parole pesantissime, riproposte durante il programma: “Presidente, lo ribadisco fortemente, perché le deviazioni sessuali sono documentate in atti e si mischiano alle modalità esecutive e devono essere lette in modo inscindibile. Voi avete per fortuna la sentenza della Cassazione sulla pedo-pornografia, che conclude escludendo 47 spezzoni filmati presenti anche sull’hard disk di immagini raccapriccianti, perché è questo quello che sono quelle immagini….rimane il fatto oggettivo che deve essere letto insieme alle raccapriccianti immagini della catalogazione impietosa della cartella militare”.

Il che tradotto nella lingua dei comuni mortali significa che Stasi non aveva materiale pedo-pornografico sul Pc, ma comunque esso andrebbe letto insieme alle immagini raccapriccianti – che tali non sono affatto – presenti sul suo computer. Ebbene, a questo punto per l’ennesima volta ci poniamo la seguente domanda: chi e perché ha voluto incastrare “Roger Rabbit”?

Claudio Romiti, 20 ottobre 2026

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