Garlasco, cosa non torna sul caso degli audio della Bruzzone

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BRUZZONE Garlasco

Sul caso degli audio sponsorizzati pubblicamente da Roberta Bruzzone, Selvaggia Lucarelli ha pubblicato un lungo articolo su Il Fatto Quotidiano, di imbarazzante inconsistenza, al netto delle sue ben note maliziose insinuazioni che non hanno risparmiato l’avvocato Antonio De Rensis.

Conoscendo i miei polli, mi è bastato leggere le prime righe del pezzo per averne piena conferma: “La giornalista Chiara Ingrosso spiega così la scelta di presentare un esposto sulla gestione dei media e di alcuni presunti testimoni nel caso Garlasco. Esposto di cui s’è parlato a lungo sui contenuti del quale s’è molto favoleggiato negli infiniti programmi di cronaca nera che da più di un anno s’occupano compulsivamente del caso. Una sorta di legal soap il cui protagonista fisso e onnipresente è l’avvocato di Alberto Stasi, Antonio De Rensis”.

In questo caso l’operazione della Lucarelli è chiara: legare la storia degli audio ad una sorta di delirio mediatico che starebbe alimentando il caso di Garlasco, nel quale, segnalando l’onnipresenza televisiva di De Rensis, si vorrebbe renderlo protagonista e quasi artefice di tale delirio mediatico.

Inoltre, la nostra impareggiabile opinionista de’ noantri, dovrebbe spiegare ai suoi lettori che fino al momento in cui questi audio non hanno dato luogo ad un esposto, rivelandone l’autrice, a favoleggiare sull’argomento non è stato certamente l’avvocato di Stasi, e né la maggioranza degli osservatori che da tempo si occupano del caso. Ci ha invece pensato la sua amica Bruzzone a raccontare, cambiando spesso i termini della questione (vorrei segnalare alla Lucarelli che la criminologa aveva dato per certo che l’esposto lo avessero presentato i legali della famiglia Cappa, per poi essere clamorosamente smentita da questi ultimi), per oltre due mesi questa favola.

Ora, senza dilungarmi troppo nel resoconto di un articolo che la direttrice di Giallo, Albina Perri, in un post su Facebook ha definito “il nulla cosmico”, la Lucarelli conclude il suo articolo con un colpo basso che conferma la sua ben nota caratura:  “Sentito da me e dopo aver negato alcune evidenze – scrive l’implacabile giudice di “Ballando con le stelle” – l’avvocato De Rensis ritratta parzialmente: ‘io e Chiara abbiamo avuto un rapporto amichevole, mi sono sentito tradito perché mi ha registrato e ho reagito d’impulso in trasmissione (l’avvocato si riferisce a quanto detto a caldo su un talk di Rai2), non ho alcun intento vendicativo. Gli faccio notare – e qui arriva a mio avviso un attacco neppure velato a De Rensis – che le ha fatto quasi 100 telefonate in pochi mesi, alcune delle quali dopo mezzanotte e che i contenuti della cena erano intimi”.

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Tuttavia, dopo aver riportato la replica del legale di Stasi, che ha ribadito quanto già detto in tv, ovvero che lui spesso i giornalisti li sente a tarda ora, essendo molto impegnato, la Lucarelli non ha specificato che secondo De Rensis la Ingrosso lo ha letteralmente tempestato di messaggi e di audio per mesi e mesi, dando così l’idea al lettore che fosse lui a cercarla, magari per corroborare quei contenuti che lei, la stessa Lucarelli, ha definito intimi nel suo articolo.

Per ciò che mi concerne, resto della medesima opinione di Albina Perri sul nulla cosmico, aggiungendo uno spassionato consiglio all’ottimo avvocato De Rensis: eviti di farsi intervistare da chi potrebbe essere molto legato a quella testa di serpente a cui lei ha pubblicamente promesso di voler arrivare.

Claudio Romiti, 1° maggio 2026

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