Ancora un fatto clamoroso e, francamente, inaspettato nell’inchiesta di Brescia in cui sono indagati l’ex procuratore di Pavia, Mario Venditti, e il pm Paolo Mazza.
Il Tribunale del Riesame con una secca ordinanza, malgrado la più precisa reiterazione avanzata dagli inquirenti, annulla per la seconda volta annulla i decreti di perquisizione e di sequestro dei dispositivi informatici degli indagati, effettuati dalla Guardia di Finanza il 26 settembre scorso.
Bisogna comunque sottolineare che il dissequestro riguarda l’indagine Clean3, mentre resta ancora in piedi il sequestro dei dispositivi per l’indagine della corruzione in atti giudiziari legata all’archiviazione di Andrea Sempio, il Tribunale deve ancora proncunciarsi.
Si tratta di un duro colpo per l’indagine che, insieme a quella collaterale per il delitto di Garlasco, sta tenendo col fiato sospeso l’intero Paese. In questo senso, credo che molte persone comuni si stiano ponendo due precise domande:
a) Se sotto indagine vi fossero alcuni comuni cittadini, sapendo come vanno le cose in questo disgraziato Paese, sarebbe stata adottata una simile decisione, che sicuramente sarà fondata su granitici presupposti giuridici?
b) Se gli autorevoli personaggi indagati non hanno nulla da nascondere, come il presupposto della non colpevolezza costituzionale ci obbliga a sostenere, per quale motivo i loro legali hanno tentato in ogni modo, riuscendovi, ad impedire che si indagasse a 360 gradi sui loro assistiti?
Nella fattispecie, se prima l’eccezione alla consegna degli stessi dispositivi era legata alla tutela della privacy, con la ulteriore richiesta avanzata dai pm bresciani, in cui venivano indicate solo le parole chiave da cercare, la stessa privacy sarebbe stata comunque protetta.
Sbaglieremo, ma questa oscura vicenda mi riporta in mente una famosissima frase contenuta alla fine de “La Fattoria degli Animali”, del grande George Orwell, in cui si dice che tutti gli “animali” sono uguali, ma alcuni sono più “uguali degli altri”.
Claudio Romiti, 7 novembre 2025
Il Tribunale del Riesame di Brescia ha annullato il decreto di perquisizione e sequestro del 9 ottobre, che riguardava l’ex procuratore di Pavia Mario Venditti e il pm Pietro Paolo Mazza, ora in servizio a Milano. I giudici hanno ordinato la restituzione di tutti i beni sequestrati, inclusi dispositivi elettronici come computer, telefoni e hard disk. Tuttavia, questa decisione non copre i dispositivi di Venditti legati a un’indagine parallela sul caso Garlasco, dove l’ex procuratore è accusato di corruzione in atti giudiziari.
Le accuse nell’inchiesta “Clean 3”
Mario Venditti e Pietro Paolo Mazza sono indagati nell’ambito dell’inchiesta “Clean 3”, un filone legato al presunto “Sistema Pavia”. Secondo gli inquirenti, i due magistrati avrebbero beneficiato di “varie utilità”, come pranzi gratuiti, veicoli a prezzi scontati e servizi legati a società di intercettazioni e noleggio auto. In cambio, avrebbero favorito affidamenti esclusivi alle aziende Esitel e CR Service, con modalità ritenute incongrue rispetto alle esigenze investigative.
Venditti e il caso Garlasco
Un ulteriore sequestro contro Venditti riguarda il caso Garlasco, connesso all’omicidio di Chiara Poggi avvenuto il 13 agosto 2007. L’indagine si concentra su presunti pagamenti ricevuti dall’ex procuratore per archiviare il procedimento del 2017 contro Andrea Sempio, amico del fratello della vittima. La Procura ipotizza che Venditti abbia scagionato Sempio in cambio di denaro.
Venditti accusa la Procura di Brescia
Mario Venditti ha espresso forte disappunto per le accuse mosse contro di lui. In una nota, l’ex procuratore ha dichiarato: “La Procura di Brescia non ha esitato a falsificare le carte per procedere con una perquisizione infamante e un sequestro punitivo”. Ha inoltre affermato che le accuse a suo carico sono illegittime e arbitrarie.
L’iter giudiziario continua
Nonostante l’annullamento del sequestro, la Procura di Brescia ha presentato nuovi provvedimenti che devono ancora essere valutati. L’avvocato di Venditti, Domenico Aiello, ha già annunciato l’intenzione di contestare gli ultimi sviluppi. Nel frattempo, anche Mazza attende l’evoluzione delle indagini.
“Inchiesta strumentale”, secondo la difesa
Secondo Domenico Aiello, avvocato di Venditti, l’intero procedimento è stato “strumentale” e volto a rivedere gli sviluppi del caso Garlasco, già conclusi con una condanna definitiva ad Alberto Stasi. Aiello ha inoltre sottolineato che eventuali errori giudiziari andrebbero corretti con un processo di revisione formale.
Ripercussioni sull’immagine della magistratura
Il caso sta scuotendo il sistema giudiziario, con pungenti critiche da parte degli avvocati difensori e reazioni accese da parte degli indagati. Con diverse accuse ancora pendenti e più chiedendo chiarezza, l’inchiesta sul “Sistema Pavia” promette ulteriori sviluppi.
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