
Nel corso dell’ultima puntata di Quarta Repubblica, nel segmento in cui si sono trattate le novità sul caso di Garlasco, l’ottima Lodovica Bulian ha sganciato una bomba sul già controverso caso giudiziario: secondo alcune sue attendibili informazioni, gli inquirenti avrebbero smentito l’esistenza di un supertestimone riguardo lo scontrino di Andrea Sempio. O almeno non nel modo sensazionalistico con cui buona parte dell’informazione nazionale ne ha dato notizia.
In particolare, sempre secondo la giornalista, non sarebbe vero che un signore abbia bussato alla porta della procura sostenendo che il medesimo scontrino non fosse né dell’indagato e né di sua madre, bensì il suo.
Mentre sarebbe abbastanza plausibile pensare che gli stessi inquirenti ritengano che qualcosa non vada in questo pezzo di carta miracolosamente spuntato dal nulla ad oltre un anno dal delitto e che siano giunti a tale conclusione attraverso tutta una serie di investigazioni.
Ma il problema, secondo il mio modesto parere di garantista disperato, resta il medesimo che ho sommessamente segnalato in un precedente articolo. Ovvero che in senso generale non esistono i supertestimoni, cioè quella sorta di Superman dotati di super-vista, super-udito e super-memoria fotografica.
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In realtà, come possiamo dimostrarlo empiricamente nella nostra singola esperienza, la memoria degli esseri umani funziona essenzialmente in modo ricostruttivo e, proprio per questo, qualsiasi cosa accada successivamente ad un fatto, al pari di qualunque interferenza esterna sia sopraggiunta in seguito, tende ad alterare profondamente i ricordi qualsiasi persona.
Senza poi considerare tutte quelle testimonianze retroattive e po’ farlocche se non addirittura truffaldine che, in assenza di altri riscontri oggettivi, in un’aula di Tribunale dovrebbero contare come il due di coppe quando regna bastoni.
Tant’è che nei Paesi del common low, dove vige il divieto di doppio giudizio in caso di assoluzione, sulla base di una sola “super testimonianza” non si viene neppure rinviati a giudizio.
Invece da noi, tanto per fare alcuni casi clamorosi del recente passato, è accaduto che il marito di Roberta Ragusa, scomparsa misteriosamente nel 2012, si è beccato 20 anni sulla base del ricordo molto confuso, rivelato agli inquirenti dopo alcuni mesi da un giostraio di etnia sinti con vari precedenti penali.
Mentre Sabrina Misseri e sua madre Cosima Misseri sono finite all’ergastolo per un sogno, poi subito ritrattato, da parte di un fioraio che abitava nella stessa zona in cui fu uccisa la povera Sarah Scazzi.
Tornando ai nostri giorni, un altra “granitica” super testimonianza, quella dell’ex amante di Louis Dassilva, rinviato a processo per l’omicidio di Pierina Paganelli, rappresenta la pistola fumante, secondo quanto sostenuto in alcuni programmi di approfondimento, che inchioderebbe il metalmeccanico senegalese. Anche in questo caso, in assenza di uno straccio di prova, quanto sostenuto dalla testimone, che cambiò la sua versione dopo circa un anno mezzo dal delitto, rappresenta l’unico elemento a sostegno di un impianto accusatorio che in molti stanno cominciando a ritenere surreale.
D’altro canto, tornando al caso di Garlasco, personalmente ritengo che l’attuale Procura di Pavia, contrariamente ad una certa e acquisita tendenza nazionale, non cercherà affatto di ragionare sulla base di un teorema preconfezionato, cercando poi di incastrare alla bell’e meglio i pezzi, testimonianze comprese, del puzzle investigativo, così come sembra che sia accaduto nel caso di Alberto Stasi. Lo dimostra il fatto che gli uomini di Fabio Napoleone non stiano lasciando veramente nulla al caso.
In questo senso, non condivido l’opinione più volte espressa da Massimo Lugli, secondo cui contro Andrea Sempio non ci sarebbe nulla di serio, quando in realtà sappiamo ben poco di ciò che la stessa Procura ha in mano. Certo, gli elementi che finora sono trapelati non sarebbero assolutamente sufficienti a decretare una condanna per omicidio.
Tuttavia, mi permetto di dire al buon Lugli, il quale per anni ha sostenuto la fondatezza della sentenza che ha condannato Stasi, che la sentenza che ha mandato in carcere quest’ultimo rappresenta un artificio logico indegno di un sistema garantista.
Claudio Romiti, 29 ottobre 2025
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