Nutro una istintiva simpatia per il generale Garofano, uno dei volti più noti del talk che si occupano delle vicende di cronaca nera, con il quale condivido una mia antica affezione calcistica per la Roma.
Tuttavia ciò che ha dichiarato sul caso di Garlasco giovedì scorso su Rai2, ospite di Ore 14 sera, non fa che rafforzare l’impressione, oramai nutrita da buona parte dei cittadini che seguo no il caso, che Alberto Stasi sia stato condannato, oltre che sulla base di indizi piuttosto labili, sulla spinta mediatica esercitata su molte chiacchiere condite da una buona dose di leggende metropolitane.
Veniamo al punto. Interpellato sulla questione del momento, ovvero la scoperta – ancora tutta da verificare –, fatta dai consulenti informatici della famiglia Poggi, secondo cui la povera Chiara avrebbe aperto per “ben” 15 secondi la famosa cartella militare nella quale erano contenute altre sottocartelle recanti un buon numero di immagini pornografiche.
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Ebbene, l’ex comandante del Ris di Parma, che all’epoca coordinò le indagini scientifiche sul luogo del crimine, ha dichiarato che, sebbene nella sentenza di condanna non sia stato stabilito il movente ai danni di Stasi, questa scoperta potrebbe convalidare ciò che i vari accusatori del bocconiano hanno sempre sostenuto: “Se è vero -esordisce Garofano – che Chiara può, potrebbe aver aperto quella cartella, io mi rifaccio sempre ad un elemento io mi rifaccio sempre ad un elemento obiettivo. L’autorità giudiziaria, Corte d’Appello e Corte di Cassazione dice: un conto è un rapporto intimo e uno scambio di immagini anche pornografiche ( cosa che per la cronaca è stata dimostrata essere avvenuta più volte tra i due fidanzati) tra loro. Un conto è, invece, scoprire che il tuo fidanzato, nel caso in cui stato Alberto Stasi (si noti la finezza del generale di non voler prendere per oro colato il giudicato, rispetto a tanti colpevolisti ancora in servizio attivo permanente) , viene scoperto per tenere dei segreti così particolari che si condensano su delle immagini terribili, con delle immagini terribili – rimarca con enfasi Garofano -” A questo punto lo interrompe il conduttore, un più che perplesso Milo Infante, che domanda al prestigioso carabiniere in congedo se tali immagini “siano così terribili”.
Tuttavia, malgrado l’evidente scetticismo espresso da alcuni partecipanti al dibattito, in particolare l’avvocato Antonio De Rensis e la brava Rita Cavallaro, Garofano rilancia dicendo che “sono immagini incredibili ma, poi specifica un dettaglio che lascia tutti a bocca aperta: “io lo dico per relata refero (ossia che gli è stato riportato da altri )”. “Ma quindi lei non le ha viste”, lo interrompe Infante. “No, no”, ammette il generale, provando a recuperare la topica dicendo che comunque già dai titoli di tali cartelle si evincerebbe che contenessero immagini terribili.
Titolo che elenchiamo onde far comprendere ai lettori quanto “terribili” potrebbero essere le foto contenute in esse: “Amateur, Beach, Big, Collant, Facial, Forced, Mature, Orgy, Pregnant, Varie, Virgin”.
Ora, in conclusione, occorre anche evidenziare che il buon Garofano, che è senz’altro una persona onesta e per bene, sembra che stia cercando di trovare un diversa posizione rispetto alla più che traballante condanna inflitta ad Alberto Stasi, quando per anni ne ha difeso la fondatezza, soprattutto alla luce di quel che sta emergendo nella seconda indagine.
Tuttavia, forse sarebbe preferibile restare alla finestra mettendo nel conto l’eventualità, mio avviso sempre onorevole, di ammettere di aver sbagliato. Continuare a raccontare l’ennesima leggenda metropolitana a carico del “Biondino dagli occhi di ghiaccio” come un possibile indizio di colpevolezza, peraltro riferito da altri, costituisce una brutta caduta di stile per uomo che in passato ha svolto un ruolo così delicato.
Claudio Romiti, 24 gennaio 2026
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