Cronaca

Garlasco, in arrivo 4 nuove consulenze

La scadenza delle indagini fissata per il prossimo 28 settembre. Poi il probabile processo ad Andrea Sempio

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Sul caso di Garlasco, mentre si continua a discutere intorno al mistero dell’Estathé ballerino, la Procura di Pavia ha annunciato che entro il mese di agosto dovranno essere depositate le ulteriori 4 consulenze volte a ribattere punto per punto quelle prodotte dal pool difensivo di Andrea Sempio.

In particolare, si tratta di un ulteriore approfondimento riguardante le impronte e le tracce fisiche presenti sul luogo del delitto. Approfondimento che verrà anche integrato da ulteriori valutazioni da parte dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo circa la compatibilità tra la struttura del piede dell’indagato con le impronte insanguinate rinvenute, considerando gli eventuali cambiamenti fisici avvenuti dopo quasi 20 anni. Inoltre, sempre sul tema delle impronte, i consulenti Giampaolo Iuliano e Nicola Caprioli stanno ultimando le analisi sulla conformazione delle calzature. Essi dovranno verificare la corrispondenza tra l’impronta a pallini e la suola di una scarpa marca Frau numero 42.

Per quanto riguarda gli accertamenti genetici, Carlo Previderè sta conducendo un nuovo approfondimento sul materiale biologico rinvenuto sotto le unghie di Chiara Poggi. Secondo la Procura, il profilo del cromosoma Y identificherebbe in modo inequivocabile la linea paterna della famiglia Sempio. Sebbene, ma questo era un fatto già scontato, si dica che non sia possibile stabilire con certezza scientifica quando e come quella traccia si sia trasferita, l’indizio del Dna rimane uno degli elementi più significativi portati dall’accusa.

Infine, non meno importante sarà la consulenza psichiatrica del professor Catanesi. Consulenza che, a causa del rifiuto – assolutamente comprensibile – di sottoporsi ai colloqui da parte dell’indagato, dovrà basarsi sulla documentazione sequestrata dagli inquirenti, sulle intercettazioni, probabilmente anche sui molti interventi televisivi di Sempio e sulle valutazioni già depositate del Racis dei Carabinieri.

Tutto questo a poche settimane dalla scadenza delle indagini fissata per il prossimo 28 settembre. Ebbene, malgrado stiamo vivendo una delle estati più torride di sempre, il dibattito che si continua a dispiegare sulle tv e sui social sta diventando sempre più incandescente, soprattutto da parte dei cosiddetti negazionisti, ovvero coloro i quali, per le più disparate motivazioni personali, si ostinano ad arrampicarsi sugli specchi per convincere chi li ascolta che non solo la sentenza che ha condannato Alberto Stasi appare ancora oggi inattaccabile, ma anche la vecchia indagine sarebbe stata condotta al massimo delle possibilità tecnico-scientifiche dell’epoca.

In tal senso – lo ha ripetuto per l’ennesima volta nel corso dell’ultima puntata di Filorosso, in onda su Rai3 – il generale Garofano continua a sostenere che all’epoca non erano disponibili le sofisticate metodologia di oggi, come se questo giustificasse la mancata repertazione e analisi della spazzatura, così come persino il manuale delle giovani marmotte prescriveva già ai tempi delle prime pubblicazioni di Topolino. Mentre, quasi all’unisono in diretta televisiva con l’ex comandante del Ris, un analogo concetto, con un punta di veleno, l’ha espresso Marzio Capra, storico consulente della famiglia Poggi e suo antico sottoposto, in collegamento con Zona Bianca, condotto da Giuseppe Brindisi su Rete 4. Quest’ultimo, sul tema molto controverso della famosa impronta 33, che potrebbe costituire un grosso problema per la difesa di Sempio, è arrivato a dire che gli uomini del Ris che la esaminarono nella prima indagine, dato che li ha conosciuti personalmente, sono certamente più validi degli attuali consulenti della Procura di Pavia. Ciò per il semplice fatto di non aver mai avuto il piacere di verificarne sul terreno le capacità.

In ultimo, è doveroso citare l’irriducibile colpevolismo dell’inviata Rai Ilenia Petracalvina, ospite fissa del programma condotto da Antonino Monteleone, la quale, oltre a dare continuamente sulla voce agli altri interlocutori, da tempo attribuisce regolarmente alla difesa Stasi di quel periodo la principale responsabilità degli errori commessi nella prima indagine, dato che i suoi avvocati non avrebbero agito con la necessaria fermezza per impedire i medesimi errori. Ovviamente l’ottima giornalista forse dimentica il piccolo dettaglio che le indagini sono a carico della pubblica accusa, la quale avrebbe l’obbligo di ricercare anche le prove a discolpa dell’indagato, come ci hanno raccontato i promotori del No al referendum sulla giustizia. .

Insomma, se tanto mi dà tanto, all’inizio del prossimo autunno ne vedremo veramente delle belle su questa infinita vicenda giudiziaria.

Claudio Romiti, 7 agosto 2026

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