
Il caso del delitto di Garlasco, avvenuto il 13 agosto 2007, continua a far parlare di sé. Nelle recenti indagini sulla morte di Chiara Poggi emerge una nuova possibile prova: un’impronta insanguinata di una scarpa è stata individuata in cima alle scale della villetta di via Pascoli, dove fu trovato il corpo senza vita della giovane ventiseienne.
Compatibilità con la famosa “traccia 33”
Secondo la Procura, l’impronta rinvenuta sarebbe compatibile con la nota “traccia 33“. Tale traccia, rilevata sul muro accanto alle scale, era già stata attribuita dall’accusa ad Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara. Gli inquirenti ipotizzano che, durante l’aggressione, chi ha ucciso Chiara si sia fermato sulle scale, lasciando una mano insanguinata contro il muro e un’impronta di scarpa sul gradino. Questo dettaglio aggiunge un altro elemento chiave alla ricostruzione dell’accaduto.
L’ipotesi è che Chiara sia stata aggredita in più fasi. La consulenza disposta dai pm e affidata a Cristina Cattaneo, inoltre, sposterebbe l’orario del delitto in avanti rispetto a quanto stabilito dalla Cassazione che ha condannato Alberto Stasi.
L’importanza della nuova impronta
La scoperta della nuova orma di scarpa potrebbe fornire un tassello significativo nel puzzle di questo caso complesso. La posizione dell’impronta e delle tracce indica un movimento specifico. Si tratterebbe del punto in cui l’aggressore si è fermato, probabilmente per osservare o per spostare il corpo di Chiara. Questo apre nuovi interrogativi sulle dinamiche del delitto e sull’identità dell’assassino.
Tra i primi a parlare di questa impronta, diversa dalla Frau di Alberto Stasi, come rivela Il Giorno, fu Enrico Manieri, esperto di balistica e di Blood Pattern Analysis, consulente tecnico in vari processi. “Dall’analisi delle macchie di sangue sul pavimento, davanti alla porta a libro che immette sulla scala della taverna di casa Poggi, è possibile rilevare delle tracce che non sono di una scarpa con la suola non a pallini ma a risalti rettangolari. Lo si evince dalle immagini fotografiche – disse in una intervista al Giorno – Sul primo gradino della scala si trova un’altra impronta riferibile al medesimo tipo di suola, sporca del sangue della vittima. Un’altra impronta è presente sulla parte di destra della scala, sotto la proiezione di sangue classificata con il numero 44 nella Consulenza tecnica del Ris di Parma del 2007. Non è mai stata analizzata né repertata. Entrambe le impronte sono quasi perpendicolari con l’impronta palmare repertata come 33. Qui si tratta della strisciata dello spigolo della suola che presenta delle righe orizzontali nella parte bassa. Chi scende potrebbe essersi trovato in difficoltà con l’equilibrio o addirittura averlo perso, così da essere costretto ad appoggiarsi alla parete con la suola”.
Lo scorso 24 ottobre, Sempio è stato sottoposto a misurazioni antropometriche (consulenza ancora non consegnata in procura) e che servirà con ogni probabilità a definire anche se le sue misure sono “compatibili” con le due tracce trovate sui gradini e sul muro della villetta.
Le indagini continuano
Andrea Sempio è il nuovo indagato e la scorsa settimana si è concluso l’incidente probatorio sulle tracce di Dna trovate sulle unghie della vittima. Tracce che, secondo i nuovi consulenti, sarebbero attribuibili alla linea paterna dei Sempio e sarebbe da escludere una attribuzione ad Alberto Stasi. Diversa, invece, la tesi della difesa dell’indagato secondo cui il Dna rilevato non sarebbe né attribuibile né utilizzabile concretamente per collocare Sempio sulla scena del crimine, restando possibile – al momento – l’ipotesi di un contatto indiretto.
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